Costruiti nell’Ottocento come caselli doganali per i dazi, i due edifici che affiancano l’Arco della Pace, sono stati testimoni della festa dello scudetto numero 32 dell’Olimpia Milano e ovviamente anche dello storico triplete.
I tifosi biancorossi, incuranti delle temperature altissime, del caldo, del weekend, sono accorsi in massa per festeggiare insieme alla squadra, a tutta la società, una stagione meravigliosa. Hanno intonato i cori del Forum, hanno cantato “Maledetta Primavera”, inno ufficioso dello staff tecnico, insieme a Coach Peppe Poeta e hanno finito sulla note di “We Are The Champions”. Non importa se molti dei protagonisti di questa cavalcata non ci saranno, perché si gioca per vivere momenti come questi. L’hanno fatto i giocatori e l’hanno fatto i tifosi. Applausi per Shavon Shields, l’uomo dei record, poche parole e tanti fatti. Per il tre volte MVP, Armoni Brooks. Per Josh Nebo e Zach LeDay, che ancora non si è tolto la retina di Venezia dal collo. “Avevo detto, tornando, che avremmo fatto la storia come la prima volta. L’abbiamo fatta”, ha detto alludendo al Triplete del 2026 dopo il ritorno alle Final Four del 2021.
Il resto l’ha fatto lo scenario, il mare rosso a colmare la piazza, sotto la regia occulta del Capitano, Pippo Ricci, i ringraziamenti di Peppe Poeta, i cori sentiti per Leandro Bolmaro, che andrà in Nazionale adesso come altri dei ragazzi del triplete, come Stefano Tonut (“E’ stato un anno difficile, grazie di avermi sostenuto”) ad esempio. Con un impegno: ci ritroveremo a settembre e il clima di Gara 1 e 2 della finale diventerà la norma.




