Servono due ore di treno, un po’ più in macchina, per spostarsi da Washington, Illinois, a Chicago. In realtà la città di poco più di 16.000 residenti nel cuore dello stato fa parte della cintura di Peoria. E’ qui che è nato e cresciuto Alec Peters. Nonostante, il suo percorso professionale l’abbia condotto in metropoli come Mosca, Istanbul e Atene, nel cuore rimane uno “Small Town Guy”, lo stesso che l’estate accudiva alle stalle del nonno, tra maiali e vacche. Nel 2013, Washington venne devastata da un tornado che cancellò diverse abitazioni e ne danneggiò centinaia di altre, lasciando detriti e disordini. In quel momento, Alec Peters era un freshman a Valparaiso, nell’Indiana. Convinse i suoi compagni di squadra a spostarsi a Washington e aiutare a rimettere le cose in ordine per quanto fosse possibile. Alec Peters è una persona leale e attaccata alle proprie radici.

Il suo primo sport però era il football. Peters era il quarterback della Washington Community High School e la stella della squadra di basket. “Potevo avere un buon avvenire nel football ma poi sono cresciuto tanto in poco tempo, il basket era più divertente e la scelta è stata semplice, ricorda. Aveva anche la possibilità di trasferirsi in una scuola lontana da casa ma più visibile oppure di giocare l’estate non nella squadra AAU di Peoria, dove aveva cominciato ad allenare il padre Jeff, ma in una più rilevante dove avrebbe potuto entrare con maggior forza nei radar delle grandi università. Ma i suoi amici giocavano alla Washington e il padre allenava a Peoria. “Ho sempre pensato che se sei bravo e lo meriti ti trovano dappertutto”, dichiarò al Chicago Tribune.

Alec Peters quando giocava a Valparaiso

“Sono sempre stato un tifoso del college basketball. La mia squadra preferita era Illinois, che era vicino casa, dove giocavano Deron Williams e Dee Brown quando ero piccolo. Ero affascinato da North Carolina. Seguivo Sean May”, raccontò quando era a Valpo. Ma non era appunto nei radar delle grandi scuole. Così accettò la proposta di Bryce Drew, ex bomber di Valparaiso, leader ogni epoca nei punti segnati per la scuola (in quel momento…) e coach della squadra. Drew sarebbe stato il suo allenatore per tre stagioni. Nella seconda e nella terza, Valpo finì la stagione al primo posto nella Horizon Conference e una volta conquistò il pass per il Torneo NCAA. Sfruttando un percorso così brillante, Bryce Drew lasciò Valpo per andare a Vanderbilt. Il suo assistente Matt Lotich, che aveva seguito personalmente il reclutamento di Peters, venne promosso. Era il 2016. Peters avrebbe potuto sfruttare la situazione per cambiare scuola e finire la carriera scolastica in un grande college. In quel momento, era già uno dei migliori realizzatori e tiratori del paese. Ma era convinto di non aver bisogno di una stagione in vetrina. Restò.

La sua stagione da senior, 2016/17, fu straordinaria, 23.0 punti e 10.1 rimbalzi di media, giocatore dell’anno a livello di conference, una delle grandi stelle del college basketball. John Calipari, che allora guidava Kentucky, dopo averlo incontrato lo definì “un giocatore NBA fatto e finito”. Dan Hurley, due titoli NCAA con Connecticut, nel frattempo, dichiarò che “Alec Peters è uno dei migliori giocatori in circolazione, nessuno escluso”. Nel corso della stagione, diventò il primo realizzatore nella storia di Valpo, poi anche il miglior rimbalzista. Valparaiso finì la stagione con il miglior record di conference. Peters segnò 23 punti nella sua ultima partita in casa contro Milwaukee, la Senior Night. E il giorno dopo ricevette la peggiore delle notizie: frattura da stress al piede destro. Stagione finita. Niente Torneo NCAA e niente workout in vista dei draft NBA. “Mi sono infortunato nel momento peggiore. Sono anche convinto che avremmo potuto fare strada nel Torneo NCAA”, ricorda.

Alec Peters nella sua stagione a Phoenix

Prima dell’infortunio era considerato un giocatore da fine primo giro del draft. Invece si ritrovò scelto al numero 54. Alla fine del secondo giro. Lo vollero i Phoenix Suns. Ma erano una squadra in un momento infelice, in cui vincere non era prioritario. “Non è stata una bella esperienza perché avevamo la peggiore squadra della Lega e perdere le partite non era un problema”, ricorda Peters che trascorse una buona parte della sua stagione da rookie nei Valley Suns della G-League. Tuttavia, fece in tempo a segnare 36 punti nell’ultima insignificante partita della stagione contro Dallas.

Nell’estate del 2017 era un free-agent ma aveva la possibilità di restare nella NBA. I Suns lo portarono alla summer league di Las Vegas. “Sto cercando di trovare il mio posto”, dichiarò Peters. Era anche migliorato come giocatore: inizialmente era un tiratore da tre punti che sapeva giocare in post basso ma su consiglio di un giocatore NBA con caratteristiche simili, Doug McDermott, gradualmente aggiunse il tiro dalla media al proprio repertorio, “anche se per me la questione era sempre legata all’atletismo, alla velocità”. Ma intanto a Las Vegas ricevette la visita e la proposta di Dimitris Itoudis per il CSKA Mosca. “Potevo tentare di trovare un posto migliore per me nella NBA ma c’era questa proposta del club numero 1 d’Europa all’epoca. Alla fine, è stata una scelta facile. Sono stato fortunato”, ricorda.

Nel 2019, Peters era nel CSKA che vinse l’EuroLeague

Peters ha vinto l’EuroLeague al primo tentativo con il CSKA Mosca. Era il 2019: Sergio Rodriguez era il playmaker della squadra che superò il Real Madrid in semifinale e l’Efes in finale, a Vitoria. A fine stagione, si trasferì proprio all’Efes. La squadra turca, guidata da Ergin Ataman, era prima in classifica quando la stagione venne interrotta causa Covid. In pratica, Peters in Europa ha giocato nelle due squadre migliori del continente nei primi due anni. “Sono stato baciato dalla fortuna perché sono arrivato in una grande squadra e poi sono andato all’Efes che era un’altra grande squadra. Ma erano squadre in cui non ero veramente considerato una delle pietre angolari anche in prospettiva. Ero un piccolo pezzo di un ingranaggio molto più grande. In un certo senso, ero sacrificabile”, ha ricordato in un’intervista. Per questo la vera svolta della carriera è avvenuta a Vitoria, in Spagna. “Devo molto a Vitoria – ha detto – Mi ha dato la possibilità di essere più che un tiratore da fuori, mi ha permesso di giocare in uscita dai blocchi, in post basso. Dusko Ivanovic mi disse subito di perdere due chili. Sembrava una sciocchezza ma non lo era. Da quel momento, ho sempre mantenuto il peso cui mi voleva Ivanovic”.

Quando era all’Efes, la sua squadra aveva il miglior record nella stagione interrotta dal Covid
Qui con la maglia di Baskonia

A Vitoria però ebbe anche un infortunio che nel suo secondo anno lo limitò a 12 presenze in EuroLeague. Nel 2022, Peters tornò a giocare in una contender, all’Olympiacos. Quattro anni e quattro apparizioni alle Final Four fino al trionfo di Atene del maggio scorso con due prestazioni da effettivo MVP delle Final Four. All’Olympiacos, di fatto è stato la riserva di Sasha Vezenkov per tre anni su quattro. Ha fatto eccezione la stagione 2023/24 quando – con Vezenkov nella NBA – ha giocato 40 gare su 40 in quintetto (sono state otto totali nelle due stagioni seguenti) con 13.1 punti e 4.9 rimbalzi per partita. E’ stato in pratica il miglior 4 della competizione, prima di riprendere il proprio ruolo alle spalle di Vezenkov. Nelle Final Four del 2024 ha segnato 43 punti in due partite; in quelle del 2025 ha segnato 32 punti nell’abolita finale per il terzo posto; nel 2026 ha prodotto 33 punti in due gare con 8 su 9 da due e 4 su 4 da tre. Nella finale vinta con il Real Madrid ha catturato sette rimbalzi in 16 minuti. Il prossimo obiettivo è avere un ruolo di primo piano, predominante, in una squadra che ha le sue ambizioni.

Nell’ultima finale di EuroLeague, contro il Real Madrid

Alec Peters

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