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Coach Ettore Messina: “Più profondi, più atletici e realizzatori, ma sarà una stagione difficilissima”

29/08/2022
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Coach Ettore Messina ha incontrato i media nella tradizionale sessione di inizio stagione. Qui le sue dichiarazioni principali. Nel video, la versione integrale della conferenza stampa.

GLI OBIETTIVI – “Non sono io a sceglierli, è così se alleni a Milano. Vogliamo vincere lo scudetto, conquistare la terza stella, vorremmo tornare alle Final Four, ma sappiamo anche che per arrivarci devi prima qualificarti per i playoff e non è facile, perché su 18 squadre si qualificano in otto. Nella NBA, per esempio, ci sono 30 squadre e 16 posti più due formazioni coinvolte attraverso il play-in ambedue le conference. È difficilissimo”.

SEI NAZIONALI – “E’ una soddisfazione, è un risultato per tutti noi, non solo per i ragazzi che sono stati convocati. Uno dei motivi per cui abbiamo vinto lo scudetto è che il nostro gruppo italiano ha inciso sia nei playoff che nella stagione regolare e quest’anno è un gruppo rinforzato dall’arrivo di Stefano Tonut. C’è ovviamente al tempo stesso in un mondo in cui tutti stanno attenti all’usura dei giocatori e ogni giorno sembra farsi male qualcuno, un po’ di preoccupazione”.

I CALENDARI – “Ho parlato un anno e mezzo fa. Se i responsabili non si siedono attorno ad un tavolo mettendo da parte le forti personalità coinvolte, guardando all’obiettivo comune piuttosto che alle vittorie personali, continueremo con un calendario diciamo così problematico. Il problema degli infortuni è un fatto pacchiano, non è più una casualità. Oggi tutti i giocatori competono sempre da stanchi. Sono stanchi per definizione. Forse solo quando riprendono in Nazionale sono un po’ meno stanchi perché vengono da un periodo di riposo. Poi tra Nazionale, finestre, EuroLeague eccetera sono sempre stanchi ed è ovvio che poi qualcuno si rompa. Sono sempre sovvraccarichi, sempre al limite.”

LA SQUADRA – “Abbiamo aggiunto un po’ di profondità. Quando devi gestire degli infortuni i disponibili giocano e anche gli altri sanno di poter recuperare con calma e al ritorno troveranno la squadra in una buona posizione. Quando tutti stanno bene, qualcuno non giocherà e devi avere l’onestà di spiegarglielo cercando di fare chiarezza. Non sono tutti contenti dando un po’ di minuti a tutti o dicendo te oggi giochi e domani noi. Poi il nostro è uno sport in cui tutti hanno bisogno di continuità. Noi siamo stati fortunati perché l’anno passato, durante i playoff, c’era gente che non giocava, ma ha accettato il proprio ruolo e ha aiutato con classe. Se avremo questa autodisciplina supereremo le difficoltà e arriveremo magari in fondo. Siamo anche un po’ più atletici rispetto al passato, con Mitrou-Long, Davies e Thomas, e siamo un po’ più realizzatori. Mitrou-Long può darci molto e Davies è un realizzatore. Sì, potrebbe essere la miglior squadra che abbiamo costruito in queste quattro stagioni”.

BALDASSO – “Lui ha avuto un’occasione grazie all’obbligo di schierare sei italiani poi è stato bravo a sfruttarlo. Non posso che parlare bene di Baldasso. In questo caso la regola ha avuto il suo valore. Non so se siano tutti come lui. Io qui mi posso permettere di prendere un Baldasso per vedere se ce la fa, come spero faccia Alviti. Magari in altre società devi prendere giocatori che ti aiutino subito e fatichi a prenderti un rischio. Poi la regola ha portato un aumento dei costi: se ci fosse un mercato libero gli stipendi sarebbero diversi. E’ un dibattito aperto, poi capisco che l’Associazione Giocatori voglia sempre più italiani e non ha nulla da dire sull’aumento dei salari derivanti da questa regola. Dipende dai casi. Il caso di Baldasso è il caso di un ragazzo che ha sbattuto contro un muro, perché ha fatto fatica, e ha saputo cogliere l’occasione al punto che ora è in Nazionale, direi con merito perché quando ha giocato l’ha fatto bene. Ma sono tutti come lui?”

MITROU-LONG – “Le potenzialità le ha. Ha atletismo, tiro, ha grande voglia, si vede da come si impegna in allenamento. Spero faccia un percorso simile a quello di Shavon e Devon. Loro due sono arrivati a giocare in squadre forti, lui potrebbe trovarne una ancora più forte. Da un lato questo significa maggiore concorrenza, dall’altro una situazione che gli dà più sicurezza. Dipenderà da come evolverà la squadra”.

POETA – “E’ una persona che ha la competenza derivante da una grande carriera, un atteggiamento positivo che condivide con chi l’ha preceduto con Pozzecco, una capacità di avere buone relazioni con gli ex compagni e le persone fuori del campo. Mi auguro che possa restare qui un pochino”.

LA CONSIDERAZIONE IN EUROPA – “Abbiamo ottenuto un rispetto generale importante che ci aiuta perché tanti giocatori di livello hanno piacere di giocare da noi. Che poi si parli da noi come delle grandi non è importante perché poi conta giocare bene le partite”.

LA SERIE A – “Sta diventando un campionato più fisico. Quando sono arrivati era una lega piccola, le guardie giocavano ala, le ali giocavano ali forti, le ali forti giocavano centro. Oggi c’è un adeguamento fisico, da un paio di anni, che aiuta non solo noi ma chi sta giocando le coppe. Il trend è quello di non essere più sottodimensionati rispetto alle avversarie europee”.

IL RAPPORTO CON LA VIRTUS BOLOGNA – “Non c’è acredine, è un concetto che non condivido. C’è stata sicuramente grande rivalità, ma sfido chiunque a trovare una nostra dichiarazione, un nostro comportamento che possa andare in quella direzione. Da prima della finale poi a tutto il resto, i commenti sono stati univoci, solo da una parte. Il fatto che quando si gioca si possa dire tutto e poi ci si stringe la mano non lo comprendo”.

KEVIN PANGOS – “Essere un leader è quello che ha fatto con lo Zalgiris e lo Zenit. Chacho è uno che ha sempre trasmesso gioia, che dava la sensazione di poterci far vincere ogni partita. Rodriguez giocava sempre al limite del rischio. Kevin spero possa stabilire lo stesso feeling con il pubblico, ma mi rendo conto che non sarò facile perché l’eredità è pesante”.

IL GIOCO – “Proveremo a fare contropiede, siamo più atletici, vorremmo mantenere i nostri libelli difensivi e prendere i rimbalzi, poi riusciremo anche a correre un po’ di più”.

LA NUOVA EUROLEAGUE – “E’ un livello altissimo, non ho nemmeno un ranking personale. Non vedo chi possa stare fuori dai playoff. Ne parlavo con i miei assistenti e nessuno di noi aveva la stessa idea. Penso al Panathinaikos, che si è rinforzato tantissimo, penso alla Stella Rossa e ai giocatori aggiunti, penso al Partizan con Obradovic e giocatori come Punter, Avramovic, LeDay, oltre a ventimila spettatori. Se poi guardi alle ultime stagioni, le squadre che nei playoff hanno ribaltato il fattore campo sono state poche. Questo ti mette il dubbio che in realtà se vuoi fare i playoff devi arrivare nelle prime quattro, non otto. Forse, si abbasserà la quota playoff perché si distribuiranno le vittorie”.

OBRADOVIC – “Ha vinto più di tutti, lo consideriamo tutti il più bravo e sicuramente il suo ritorno è un fatto positivo per tutta la competizione europea”.

COACH ETTORE MESSINA
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