Novanta anni di storie e di passione. L’Olimpia Milano il 9 gennaio 2026 ha festeggiato i 90 anni di attività. Il 18 febbraio 1922, 104 anni fa, nasceva a Marostica, Sergio Stefanini, uno dei più grandi giocatori della storia del basket italiano. Lui e Romeo Romanutti, che lo raggiunse a Milano nel 1950, erano le stelle della squadra che aprì il primo ciclo dell’era Bogoncelli-Rubini. Ecco la loro storia.
Sapeva tirare di tabellone quando i tabelloni erano di legno, ognuno diverso dall’altro, era un centro di 1.87 quando nessuno arrivava all’1.90 ed era un atleta avanti ai suoi tempi, che si dilettava a correre i 400 metri e a saltare in alto. Sergio Stefanini, detto il Caneon o Mister Piroetta, perché prima di lui in Italia nessuno aveva mai usato la virata in palleggio per superare un avversario, è stato la prima grande star del basket italiano. Nato a Marostica, in Veneto, cominciò a giocare a basket all’Audax Venezia e poi nella Reyer che di fatto era la squadra più forte d’Italia in quel periodo. Vinse due scudetti, un terzo lo vinse ma non venne assegnato nel mezzo della Guerra, cui lui stesso partecipò come pilota dell’aviazione.

Quando l’attività riprese alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Stefanini guidò la Nazionale alla finale dei campionati europei del 1946 in Svizzera. Fu lui il migliore in campo nella semifinale vinta con la Francia, anche se poi non riuscì a completare l’opera in una finale persa 34-32 contro la Cecoslovacchia. Agli Europei segnò 11.3 punti per gara, un’enormità per l’epoca: d’altronde ne avrebbe segnati 682 in 62 presenze in maglia azzurra inclusa l’Olimpiade del 1948 a Londra in cui la Francia, battuta due anni prima, arrivò seconda, e quella del 1952 a Helsinki in cui era il giocatore più anziano della squadra, a 30 anni, nel mezzo della sua epopea milanese.
“Lo chiamavano il Caneon ma anche Mister Piroetta. Prima di Sergio Stefanini nessuno aveva mai usato la virata in palleggio per battere l’avversario. Fu la prima grande star del basket italiano”
Dopo gli Europei del 1946 lasciò l’Italia riunendosi con la famiglia a Rio de Janeiro dove la madre si era trasferita per motivi lavorativi. Gli Stefanini erano quattro fratelli, tutti giocatori di basket. Tutti e quattro lasciarono Venezia e la loro vita. Sergio e Bepi trovarono posto nella Fluminense. Gli altri due in altre squadre brasiliane. Saltò per questo motivo gli Europei del 1947, ma nel 1948 dopo le Olimpiadi di Londra tornò a giocare a Venezia. Ovviamente, riprese il suo ruolo di miglior giocatore italiano dell’epoca in un periodo personale incerto in cui meditava – si dice – di tornare a Rio, questa volta per sempre.

Ma nel 1949, il grande progetto di Adolfo Bogoncelli a Milano marciava a pieno ritmo. La sua Olimpia si era fusa con la squadra del Dopolavoro Borletti ereditandone titoli, storia e sponsorizzazione. Rubini era allenatore e giocatore. La squadra era buona, aveva due giocatori della Nazionale, Giovanni Miliani e appunto Rubini. Ma non era una squadra da scudetto, non era forte come la Virtus Bologna e come Varese. Serviva un rinforzo. Bogoncelli mise a segno il suo primo grande colpo di mercato convincendo Stefanini a trasferirsi a Milano. “Era uno dei pochi giocatori di quell’epoca che sarebbero stati subito competitivi anche nel basket moderno. Stefanini era un atleta e sarebbe stato una bellissima ala piccola”, disse di lui Sandro Gamba dopo la sua scomparsa avvenuta sul Garda, dove viveva, nel 2009.
“Dopo un periodo in Brasile, nella Fluminense, tornò in Italia a Venezia, ma meditava di far rientro a Rio. Questa volta per sempre. Fu allora che Bogoncelli mise a segno il suo primo grande colpo di mercato”
Con l’innesto di Stefanini, il Borletti vinse il primo scudetto dell’era Bogoncelli-Rubini. Fu un successo maturato in volata con una sconfitta in meno di quelle subite da Bologna – che aveva vinto i precedenti quattro titoli – e Varese. Tutti tifavano per uno spareggio ma Bologna e Varese si tolsero punti a vicenda e il Borletti prevalse. Stefanini finì la stagione secondo nella classifica marcatori preceduto da Romeo Romanutti che giocava nella Lega Nazionale Trieste.

Romanutti era nato a Spalato quando Spalato era territorio italiano, crebbe a Trieste ma si innamorò del basket a 13 anni quando l’estate andava in collegio a Fano, nelle Marche. Il suo sogno era vestire la maglia azzurra della Nazionale italiana: lo realizzò nel gennaio del 1948. Con Stefanini, partecipò alle Olimpiadi di Londra cui Rubini rinunciò per giocare nella squadra di pallanuoto che vinse la medaglia d’oro. Romanutti nella stagione 1949/50, quella in cui Stefanini guidò l’Olimpia al titolo, militava in una delle tre squadre triestine di Serie A, un dato incredibile anche per quei tempi. A fine anno, Bogoncelli volle anche lui accanto a Stefanini. E lo ottenne!

Romanutti era un altro giocatore moderno, considerato stilisticamente perfetto, un giocatore di uno contro uno che trovava modi creativi per segnare tanto che venne inventata la definizione di “canestro alla Romanutti”. L’arrivo di Romanutti consentì all’Olimpia di aprire un ciclo memorabile. Infatti, conquistò cinque scudetti consecutivi, un record per il club mai più superato: Stefanini li vinse tutti fino al 1954, Romanutti conquistò gli ultimi quattro. Stefanini fu il primo realizzatore del campionato dal 1951 al 1954; nelle ultime tre di queste stagioni, Romanutti fu il secondo marcatore. Nel 1954/55, ultima stagione di Stefanini all’Olimpia, furono secondo e terzo dietro Tonino Zorzi, che giocava a Varese. I media ribattezzarono la coppia dei sogni “Stefanutti” mischiando i due nomi.
“Segnava in tanti modi diversi, creativi, per questo inventarono i “Canestri alla Romanutti”. Era di Spalato, crebbe a Trieste. Il suo arrivo consentì all’Olimpia di aprire un ciclo memorabile”
Nel 1955, Stefanini andò a giocare un ultimo anno a Gallarate prima di ritirarsi, così Romanutti nel 1956 conquistò il suo unico titolo di capocannoniere del campionato con la maglia dell’Olimpia, il secondo in assoluto però in una stagione finita senza lo scudetto. Ma Romanutti restò all’Olimpia fino al 1958 diventando una specie di traghettatore tra l’epoca di Stefanini e quella simboleggiata dalla coppia Pieri-Riminucci vincendo altri due titoli italiani, sei in tutto.
