Novanta anni di storie e di passione. L’Olimpia Milano il 9 gennaio 2026 ha festeggiato i 90 anni di esistenza. Il 16 aprile 1960 nasceva a Trenton, Russ Schoene. Dal 1984 al 1986, Schoene è stato decisivo nella conquista di due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Korac da grande protagonista. Ecco la sua storia.
Nell’estate del 1984 per la prima volta l’Olimpia ebbe la possibilità di tesserare Mike D’Antoni da italiano affiancandolo quindi a due stranieri. Ritiratosi John Gianelli nel 1983, firmato nella NBA Antoine Carr che era stato lo straniero della stagione precedente, la scelta di Dan Peterson fu per Wally Walker e Russ Schoene. Due giocatori diversi: Walker era una guardia-ala, un playmaker aggiunto, un veterano che aveva giocato nove anni nella NBA vincendo il titolo da comprimario a Portland nel 1977 e da membro della rotazione a Seattle nel 1979; Russ Schoene aveva solo 24 anni, era un’ala forte con un buon tiro, che aveva trascorso due anni nella NBA a Philadelphia e Indiana ma si era operato alla schiena e cercava soprattutto di ritrovare forma, ritmo e fiducia. “Non sapevo nulla della lega italiana – racconta Schoene – e certamente non sapevo nulla di Milano. Ma ricordo che Coach Dan Peterson mi disse di non preoccuparmi di nulla, perché avevamo dei grandi giocatori. Parlava di Dino Meneghin, di Mike D’Antoni, ma anche degli altri grandi giocatori che avevamo, Roberto Premier, Franco Boselli… Cercava di alleggerirmi la mente, non dovevo fare tutto, ma solo giocare, sentirmi a mio agio. Questo mi ha agevolato tanto, ma tanto. I ragazzi sono stati eccezionali, mi hanno fatto subito sentire uno di loro, così inserirmi è stato facile”.

Schoene segnò 24 punti all’esordio contro Rimini. Walker ne segnò 23. Ma l’Olimpia perse. E perse anche la domenica seguente contro Trieste. Delle prime sei gare ne perse tre. L’Olimpia non partiva mai forte, perché Peterson era solito cominciare la preparazione in ritardo rispetto alle altre squadre per non spremerei veterani soprattutto D’Antoni e Meneghin (in seguito anche McAdoo). Ma un avvio così balbettante non era previsto. E intanto si cominciò a parlare della possibilità di avere Joe Barry Carroll, in rotta con i Golden State Warriors. Un giocatore eccezionale, nel pieno della carriera. Tre vittorie consecutive, una netta contro la Libertas Livorno, ma le altre due sofferte con Reggio Emilia e Udine, moltiplicarono le voci di un taglio imminente per Schoene, che non aveva la reputazione di Walker e in più era un 4, per cui sarebbe stato più facile rinunciare a lui a inserire Carroll accanto a Meneghin. Tanto più che Meneghin stava producendo la stagione offensivamente più impressionante della carriera.
Prima dell’arrivo di Carroll, aveva giocato dieci gare su undici, tutte in doppia cifra, con 50 punti nelle ultime due. “Non sapevo nulla dell’ipotesi taglio – ricorda Carroll – Non leggevo i giornali perché non capivo l’italiano. Coach Peterson non mi disse nulla; Mike D’Antoni, che era il nostro leader, non mi disse nulla, Wally Walker era nella mia stessa situazione perché anche lui non leggeva i giornali. All’inizio, ho fatto fatica, è vero, perché venivo da un’operazione alla schiena e dovevo allenarmi per ritornare in forma e non conoscevo abbastanza la lega italiana. Ma non sapevo nulla di quello che stava succedendo, che c’era chi mi voleva sostituire. Io pensavo solo a giocare e ritornare nella condizione in cui ero prima dell’infortunio”.
“Non sapevo nulla dell’ipotesi taglio. Non leggevo i giornali perché non capivo l’italiano. Coach Peterson non mi disse nulla; Mike D’Antoni, che era il nostro leader, non mi disse nulla”
Russ Schoene
La svolta avvenne nella gara vinta 121-116 contro la Virtus Bologna campione d’Italia. D’Antoni segnò 26 punti, Meneghin 29 ma anche Schoene giocò una partita mostruosa toccando i 29 punti lui stesso con il suo gioco dentro-fuori, il tiro dalla media eseguito raccogliendo gli scarichi di D’Antoni. Fu allora che cominciò a divampare la convinzione che potesse essere Walker a lasciare il posto a Carroll, non Schoene. La striscia di quattro vittorie venne interrotta a Torino, una gara in cui Schoene giocò male e Walker peggio. Alla fine di quella partita venne consumato il primo taglio volontario, a stagione in corso, nella storia dell’Olimpia. Walker non la prese bene. Schoene non tirò un sospiro di sollievo solo perché non aveva capito cosa stesse succedendo. “Coach Peterson mi spiegò che pensava fossi io il giocatore giusto per quella squadra, che gli altri giocatori, come potevo giocare insieme a loro, erano la ragione per cui avevano deciso di tenermi. E chiaramente è stata la scelta giusta per tutti alla fine. Io sono tornato ad essere il giocatore che ero prima e a essere quello che loro pensavano fossi e a non deluderli”.

Alla radice della decisione di Peterson ci fu anche la convinzione che Schoene non fosse solo un’ala forte ma potesse giocare anche da ala piccola, quindi alzare e abbassare il quintetto in ragione delle necessità del momento. Con lui l’Olimpia poteva essere più grossa e versatile. Per fare posto a Carroll, fu necessario che Meneghin rinunciasse ad un po’ di palloni in attacco e che Schoene si aprisse sul perimetro, soprattutto in difesa. “Giocare da ala piccola è stato un piccolo adattamento che ho dovuto fare – ricorda -, ma avevo già giocato in quella posizione nella NBA, a Philadelphia. Difensivamente giocavo da ala piccola perché riuscivo a stare con il giocatore che marcavo ed ero mobile, offensivamente quando giocavo accanto a Doctor J nel mio primo anno facevo il 4, ma quando lui andava in panchina mi capitava di giocare anche da 3. Avevo esperienza di gioco da ala piccola, anche se non tantissima”.
“Peterson mi spiegò perché avevano deciso di tenere me e non Wally Walker. Alla fine, credo sia stata la scelta giusta per tutti”
Russ Schoene
L’Olimpia perse in casa con Caserta nel giorno del debutto di Carroll, poi però vinse 12 partite consecutive, 16 delle ultime 18 conquistando il primo posto in regular season. Nei playoff, vinse sei gare su sei. Con Carroll, in campionato, fu 22-2. In Coppa Korac non perse mai. Schoene in realtà sarebbe esploso soprattutto nella stagione seguente. Ma la sua reputazione spiccò un volo verso l’alto quando segnò 33 punti nella finale di Coppa Korac vinta contro Varese a Bruxelles. “Mi ricordo che Joe Barry Carroll uscì per falli in quella partita, che era molto importante, e non volevo deludere la squadra. Fu una di quelle sere in cui tutto va nel verso giusto e tutto mi andava dentro. Ho giocato bene nel momento giusto, ma non c’è stata nessuna pozione magica, è solo andato tutto bene”.

In realtà, Carroll era a disagio per le condizioni del campo di gioco, all’interno di una palestrina inadeguata, senza parquet, con mille righe a disturbare. Non entrò mai in partita. Schoene invece sì. Da quel momento, smise di essere il ragazzo discusso e diventò una stella. L’Olimpia vinse Korac e scudetto. Carroll andò via per ritornare naturalmente dove apparteneva, nella NBA, e Schoene rimase, affiancato al giovane Cedric Henderson. Venne nominato miglior americano del campionato. “Non so se sono stato davvero il migliore: nella lega italiana c’erano tanti grandi giocatori americani. Io ero uno dei leader della squadra più forte e questo mi ha aiutato. Di sicuro ho giocato bene, non so dire se fui davvero il migliore ma un grande riconoscimento. Sono contento che qualcuno abbia pensato questo, ma per me era importante conquistare il secondo titolo consecutivo, soprattutto perché all’inizio molti pensavano che non avremmo mai vinto senza Joe Barry Carroll. Dicevano che senza Carroll saremmo crollati, la prendemmo sul personale, per dimostrare che eravamo lo stesso la miglior squadra italiana. E ci siamo riusciti”, ricorda Schoene che nella stagione 1985/86 andò in doppia cifra in 40 partite su 40 tra regular season e playoff con un primato di 44 punti segnati in Gara 2 a Udine nel primo turno dei playoff.
“Non so dire se davvero fui io il miglior giocatore del campionato. Ma per me era importante vincere anche senza Carroll. Io e miei compagni la prendemmo sul personale. Dicevano che senza di lui saremmo crollati”
Russ Schoene
L’Olimpia vinse lo scudetto e la Coppa Italia. Arrivò solo “corta” in Coppa dei Campioni. Ma a quel punto, Schoene era al top della condizione e decise di tornare nella NBA: “Ero tornato in forma, in salute, ero ancora giovane e volevo testarmi ancora una volta nella NBA, vedere se potevo giocare a quel livello. Non aveva ovviamente nulla a che vedere con Milano, con la società, fu solo la voglia di provare a me stesso che potevo giocare di nuovo nella NBA dopo l’operazione. Avevo questa possibilità e la utilizzai. Poi sono tornato in Italia in seguito, ma in quel momento era importante dimostrare a me stesso che potevo giocare nella NBA e ce la feci”.
