Dopo il rientro da Avellino l’Olimpia ha goduto di mezza giornata di riposo. Alessandro Gentile ha passato la notte a casa, a Caserta. Gani Lawal che non era ad Avellini ha fatto lavoro individuale. Andrea Amato ancora febbricitante è rimasto a casa. La trasferta di Istanbul è stata concepita diversamente dal solito. Anziché allenarsi al Lido per poi partire nel pomeriggio Coach Repesa ha optato per anticipare il volo per svolgere tutta la preparazione a Istanbul.

Ore 9.00 Piazzale Lotto: partenza in 12 con sei lunghi. Amato è rimasto a casa per guarire e si aggreghera al gruppo al rientro. Ci sono quindi tutti i centri. McLean, Lawal, Barac e Magro. Barac giocherà la partita numero 100 in carriera contro la sua ex squadra, l’Efes. La partenza da Malpensa avviene alle 11.20. Sull’aereo il pranzo: caprese, pollo e zucchine oppure maccheroni. Non c’è grande scelta ma poteva anche andare peggio.

Ore 16.15 Hotel Polat Istanbul: siamo nella sezione europea di Istanbul in un hotel visitato tante volte e che purtroppo non genera grandi ricordi. Ognuno ha il suo ricordo indelebile del canestro da 25 metri di Zoran Planinic di due anni fa. “Avanti di due. Langford aveva il secondo libero. Pensai che sarebbe stato corretto sbagliare. Non sapevo se era previsto. La palla schizzò via ed esultai. Pensavo avessimo vinto. Rimasi di sasso”, racconta Giustino Danesi. Langford non sbagliò apposta. Avesse segnato sarebbe stato il più tre e comunque l’Efes non aveva time-out da spendere. Planinic prese il rimbalzo, uscì dal traffico con un palleggio verso la panchina. Ignaro del tempo rimasto lanciò una sassata casuale. A centrocampo vedendo che mancavano ancora un paio di secondi, Kostas Vasiliadis alzò le braccia in segno di disgusto. Successe ovviamente prima di vedere la palla urtare con violenza sul tabellone e trovare la retina. Si atterra attorno alle 15.30 ora locale. Robbie Hummel termina di vedere Jurassic World ma non si dichiara per nulla soddisfatto anche se un amico gli aveva consigliato di vederlo. “Non ho capito che film avesse visto”, sorride. La coda al controllo passaporti è lunga ma è stata lunghissima in altre occasioni. Alle 16.15 check-in al Polat Hotel. Poi veloce snack con lezione di Coach Repesa sulla Turchia dove ha allenato e vinto molti anni fa, a Bursa per tre stagioni. “Da queata zona di Istanbul con la nave veloce si attraversa il canale in 30 minuti e poi sono 60 chilometri di strada. È una città ottomana che un po’ intimidisce all’inizio ma in realtà è stata molto americanizzata. La squadra è retrocessa ma ha investito tanto per risalire subito prendendo giocatori di categoria superiore come Chuck Davis e Sammy Mejia che erano stelle al Banvit”. La notizia sgradevole è che contrariamente a quanto si pensava l’Abdi Ipekci non è disponibile e l’allenamento verrà effettuato in un’altra palestra, che poi èquella dove l’Efes si allena abitualmente.

Ore 19.30 Hotel Polat: ora della riunione in una classica saletta riservata dell’hotel. I giocatori arrivano già cambiati per l’allenamento. Alla fine della riunione è programmata la partenza in pullman. In 30 minuti si arriva al centro di allenamento dell’Efes ricavato all’interno della fabbrica di Istanbul della ditta leader di Turchia nella produzione di birra. Ci sono fusti di birra dappertutto. All’arrivo incontri tra amici. Soprattutto Derrick Brown e Jamel McLean che giocavano assieme a Xavier. “In realtà io ero il suo cambio” ricorda Jamel. La seduta comincia con stretching e riacaldamento ma è dedicata soprattutto alle situazioni tattiche su metà campo. Finisce alle 22 ora locale, si rientra in hotel per consumare la cena. Riso, pasta integrale, pollo o omelette, il solito carrello di verdure crude e cotte. Cambia anche il programma del giorno successivo perché l’Abdi Ipekci è disponibile ma troppo presto o troppo tardi. Si decide al volo di fare riunione in hotel e poi seduta di stretching e attivazione nella palestra dello stesso hotel.

Nella foto l’incontro tra Jamel McLean e Derrick Brown, ex compagni al college (Xavier).

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