Il Cedevita, avversario di questa trasferta di Eurolega senza domani, al momento è il club numero 1 di Croazia. Ha costruito una squadra forte con una proprietà solida alle spalle – Cedevita è un colosso delle bevande soft – senza possedere il nome o la storia del Cibona o – sempre in Croazia – di Spalato ovvero i club che hanno fatto epoca in campo internazionale. Oggi il Cedevita è una squadra competitiva ai vertici della Lega Adriatica, con giovani fortissimi come Marko Arapovic, 19 anni, figlio di Franjo, centrone di 2.15, una carriera spesa al Cibona, una specie di brutto anatroccolo della straordinaria squadra che vinse l’argento olimpico a Barcellona 1992 dietro il Dream Team americano. Quella squadra contava su Toni Kukoc, Dino Radja, Drazen Petrovic. Ma Arapovic era un centro non bello da vedere ma utile. Il figlio ha più talento offensivo. Ma non è l’unica stella in erba della squadra. Dzanan Musa è stato MVP degli Europei Under 16 con la Bosnia e ha già messo piede in campo qualche volta.
Il Cedevita ha un po’ preso il posto del Cibona anche a Zagabria. In società ci sono diversi ex come anche Mate Skelin, centrone uscito dal Cibona poi all’estero anche con la Fortitudo e ora team manager del club. Lo stesso Veljko Mrsic, il capo allenatore, è di scuola Cibona. E in Eurolega il Cedevita gioca nell’arena da circa 6.000 spettatori che normalmente ospita le gare interne del Cibona. Si chiama Drazen Petrovic Hall dal 1993 quando il fuoriclasse croato morì in un incidente stradale in Germania. L’arena fu costruita nel 1987 per le Universiadi di Zagabria, sotto la torre delle comunicazioni che adesso ospita soprattutto uffici. Petrovic tuttavia non era di Zagabria ma di Sebenico e le sue prime vittorie internazionali le ottenne con il Sibenka. Ma a quei tempi la Croazia faceva parte della Jugoslavia e del suo sistema sportivo per il quale un club di aspirazioni internazionali poteva semplicemente strappare i migliori talenti ai club minori nel supremo interesse collettivo. Il Cibona prese da Sebenico i due fratelli Petrovic, Asa e Drazen. Con Drazen nel ruolo di trascinatore vinse la Coppa dei Campioni nel 1985 e nel 1986 quella che Dan Peterson rimpiange ancora perché l’Olimpia fu eliminata nel gironcino finale a causa della classifica avulsa ma aveva battuto nettamente il Cibona nel tendone di Lampugnano. Petrovic passò dal Cibona al Real Madrid dove vinse una Coppa delle Coppe ad Atene battendo in finale Caserta. Segnò 62 punti rendendo una banale nota statistica la prestazioni abnormi di Oscar Schmidt che ne fece 44 e di Nando Gentile che timbrò i 34 punti più incredibili di cui nessuno ha ingiustamente memoria. Poi andò a conquistare la NBA prima a Portland e infine ai Nets dove esploso, conquistando una chiamata all’All-Star Game e un’inclusione nel terzo quintetto NBA ideale. Aveva solo 29 anni quando perse la vita. Fosse stato un pilota sarebbe stato Ayrton Senna. Un attore? James Dean. Un cantante? Freddy Mercury. Uno di quei personaggi grandissimi ma persi troppo presto e diventati leggende cosi brillanti da farci chiedere se siano davvero mai esistiti. Drazen Petrovic, il Mozart dei canestri come lo soprannominò il giornalista italiano Enrico Campana, un nomignolo che fu cosi apprezzato da diventare il nome del ristorante di famiglia. Drazen Petrovic che aveva una malformazione che lo faceva camminare ancheggiando perché una gamba era leggermente più corta dell’altra ma non si è mai fatto condizionare da nulla.
Torniamo alla cruda attualità di una trasferta in cui l’obiettivo minimo è vincere di 10 punti. Unico modo per restare vivi e rinviare la corsa alla qualificazione all’ultimo round. Rispetto alle ultime gare di Eurolega torna Milan Macvan che a Reggio Emilia ha fatto fatica ovviamente ma potrebbe essere più a suo agio una volta tolta di dosso un po’ di ruggine. Purtroppo però non c’è Alessandro Gentile. Il Capitano era rientrato a Reggio Emilia dove era riuscito a segnare 18 punti pesanti ma nell’ultimo allenamento milanese ha accusato di nuovo fastidio all’adduttore della gamba sinistra. Stesso punto, stesso infortunio accusato la settimana passata. Stessa gravità ma ovviamente per precauzione non starà fermo solo 10 giorni. Ne serviranno una ventina questa volta. Un colpo bruttissimo per lui, capocannoniere di Eurolega, e per la squadra.
Il volo dell’Olimpia fa scalo a Monaco di Baviera. Arrivo a Zagabria alle 17.45 locali circa, ovvero più di un’ora e mezzo di ritardo. Poi trasferimento in hotel e snack in attesa dell’allenamento delle 20 di sera. Undici giocatori a disposizione di Coach Repesa, che viene accolto come un eroe dalla tv locale. Una camera è sistemata nella lobby dell’hotel. Ci sono altri due croati in squadra, Kruno Simon e Stanko Barac che è anche un ex. Anche per loro l’accoglienza di amici ed ex compagni è significativa. L’allenamento delle 20 dura circa un’ora e mezzo. Andrea Cinciarini come succede spesso si concede una razione di tiri supplementare. Andrea Amato si sottopone all’ultima tortura di Giustino Danesi, sprint e gradoni. Robbie Hummel dopo la doccia fotografa le maglie del Cibona ritirate, quella di Mihovil Nakic, di Andro Knego e la 10 di Drazen Petrovic che ovviamente riscuote il suo interesse. Petrovic, come il grande coach Mirko Novosel e Cresimir Cosic, è uno dei tre membri della Hall of Fame mondiale con legami al Cibona. Ma chiama la realtà che non è il Cibona ma il Cedevita. Si va in campo venerdì 11 con l’obbligo di vincere con 10 punti di scarto.