Novanta anni di storie e di passione. L’Olimpia Milano lo scorso 9 gennaio 2026 ha festeggiato i 90 anni di attività. Il 26 gennaio 1991, 35 anni fa, nasceva a Reggio Emilia, Nicolò Melli. Melli è stato Capitano dell’Olimpia e membro di quattro squadre che hanno vinto il titolo, oltre a detenere numerosi record di presenze e rimbalzi del club in EuroLeague. Ecco la sua storia.

Era un bambino quando Reggio Emilia lo portò in panchina in Serie A per la prima volta. Quando al Palalido fu MVP di un camp per prospetti giudicati da Michael Jordan in persona. Quando andò in America insieme ai migliori talenti europei e ovviamente quando, all’esordio da giocatore, saltò per la palla a due colpendola con un pugno. Quando giocava a minibasket a Reggio Emilia ebbe per un periodo Alessandro Gentile come compagno di squadra. Veniva descritto come una “bestia”, uno che non potevi contenerlo. Così non è una sorpresa la carriera di Nicolò Melli. Ma tra le promesse di un quattordicenne e i successi di un uomo maturo ci sono in mezzo anni di lavoro, fatica, sacrifici, soddisfazioni, lacrime, sangue, sudore, gioia. Nicolò Melli ha giocato più partite di EuroLeague di chiunque altro con la maglia dell’Olimpia. Ha vinto quattro scudetti e una Coppa Italia a Milano, è stato Capitano della squadra, prima insieme a Sergio Rodriguez e poi da solo.

Il giovane Melli nel 2013

La prima volta che arrivò a Milano era il 2010. Aveva 19 anni e giocava a Reggio Emilia. Lo volevano tutte le squadre italiane di punta. “Dovevo studiare e al tempo stesso incontrare le squadre interessate a me. Mi attirava Milano perché, da tifoso interista, venire a San Siro, era sinonimo di giorno speciale. E poi l’Olimpia Milano aveva tutta la sua storia alle spalle. E ancora, da reggiano, conoscevo la storia di Piero Montecchi che partito da Reggio Emilia era arrivato a vincere la Coppa dei Campioni con l’Olimpia. La vedevo come una squadra speciale. Quando ho avuto la certezza che sarei arrivato, però, ho capito subito che dovevo considerarlo un punto di partenza non di arrivo”.

Da Reggio Emilia vedevo Milano come una squadra speciale. Giocava nella città dell’Inter. Aveva storia. E un legame con la mia città grazie a Piero Montecchi che qui ha vinto la Coppa dei Campioni”Da Reggio Emilia vedevo Milano come una squadra speciale. Giocava nella città dell’Inter. Aveva storia. E un legame con la mia città grazie a Piero Montecchi che qui ha vinto la Coppa dei Campioni”

Nicolò Melli sulla scelta di venire all’Olimpia

Melli è figlio di un ex giocatore delle minori emiliane, Leopoldo Melli, e di una campionessa di pallavolo, Julie Vollertsen da Lincoln, Nebraska. Vinse l’argento olimpico alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 con la nazionale americana e poi si trasferì in Italia per una carriera da professionista. Fu così che conobbe il Signor Melli, costruì famiglia e si fermò in Italia per sempre. Nicolò è il più grande di due figli.

Come detto, da giocatore era un predestinato, un ragazzo che ha giocato in tutte le nazionali giovanili, l’ultima l’Under 20 che vinse la medaglia d’argento agli Europei di categoria. Ma in quel momento, era già un giocatore parzialmente affermato. Nel 2010/11, finì la stagione a Pesaro; nell’estate del 2011 tornò a Milano sotto la guida di Sergio Scariolo poi ha vinto lo scudetto del 2014 con Luca Banchi in panchina. In Gara 7 contro Siena giocò la miglior partita della sua carriera fino a quel momento. 

Nicolò Melli quando tornò a Milano nel 2021

“Ho avuto due insegnamenti che mi hanno aiutato tanto nella mia carriera. Il primo, mi ha aiutato tantissimo in un periodo difficile della mia carriera, è cerca di fare le cose che ti permettono di stare in campo. Se segni 20 punti tutte le partite è ovvio che giochi, ma non è mai stato il mio caso. Quindi ho imparato, guardando, studiando gli avversari, quello che potevo fare per stare in campo. I rimbalzi li ho sempre presi anche a livello giovanile; difendere è qualcosa che ho imparato, lavorando tanto, poi i passaggi. Mi piace guardare la pallacanestro quindi ho studiato le situazioni. Ho avuto allenatori come Trinchieri e Obradovic che mi hanno aiutato a capire come leggere le partite. L’altra – e ne sono convinto – è che, se vinci di squadra, tutti ne giovano. Soprattutto ad alto livello, se sei un vincente o qualcuno che aiuta la squadra a vincere, alla fine ti torna indietro. Se una squadra ha ambizioni di alto livello, chi permette di vincere viene gratificato. Non è solo una questione economica, ma di soddisfazione. Si dice che i trofei si caricano di polvere e quelle che contano solo le emozioni. Sono d’accordo, ma non ho problemi a spolverare i trofei. Se questo serve… Spendiamo tanta fatica, impegno, emozioni, che vuoi vincere. Non è l’unica cosa che conta ma è una delle più importanti”.

La decisiva stoppata di Melli su Iffe Lundberg nella finale del 2024

Nel 2015 lasciò Milano per la prima volta, sulla scia della rocambolesca eliminazione subita da Sassari in sette partite. Un’eliminazione di cui fu protagonista involontario. Andò a raddoppiare sul più tre Jerome Dyson. “Presi una gomitata in faccia. Antisportivo. A quel punto, la partita è finita e noi siamo in finale.  Sicuramente quello è stato uno dei fischi peggiori vissuti nella mia carriera”, ha ricordato tempo dopo. La beffa oltre al danno: colpito al volto, dovette essere sostituito. Così non era in campo quando Dyson sbagliò volontariamente il secondo tiro libero che poi venne in qualche modo controllato da Rakim Sanders per il pareggio del fatale tempo supplementare. A fine stagione, andò a Bamberg. “Non mi sono sentito coraggioso, ho visto una società e un allenatore che mi volevano, una squadra che aveva giocatori di talento. Volevo provare qualcosa di diverso, mettermi alla prova. E l’ho fatto”. Poi c’è stato il Fenerbahce e ci sono stati due anni di NBA giocando meno di quanto avrebbe sperato. Infine, nel 2021 il ritorno a Milano per vincere altri tre scudetti. In tutti e tre è stato decisivo. Nel 2023 vinse Gara 2, portando la serie sul 2-0, con due tiri liberi. Nel 2024 salvò la vittoria di Gara 3 stoppando il tiro della potenziale vittoria di Iffe Lundberg dall’angolo. Non è mai stato l’MVP della finale, ma ci è andato vicino tutte e tre le volte.

“Mi hanno insegnato che se segni sempre venti resti in campo ma non è mai stato il mio caso per cui ho cercato modi di alternativi di essere utile. I rimbalzi li ho sempre presi. La difesa l’ho imparata”

Nicolò Melli sulle sue caratteristiche di giocatore

Nel 2024 è andato via una seconda volta, tornando al Fenerbahce, per coronare un altro sogno, quello di vincere l’EuroLeague: due volte aveva raggiunto le Final Four con il Fenerbahce e nel 2022 a Milano nei playoff era finito fuori gioco per un infortunio nella prima partita della serie dei rimpianti, persa contro la squadra che poi avrebbe vinto il titolo, l’Efes. Nel Mount Rushmore dei grandi giocatori italiani dell’Olimpia in questi 90 anni di storia, la faccia di Melli è ben visibile.

Nicolò Melli ha vinto quattro scudetti con l’Olimpia

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