Con Mike D’Antoni adesso sono sei. Sei personaggi legati all’Olimpia Milano fanno parte da ieri della Hall of Fame di Springfield, quella originale che mischia il basket internazionale, quello scolastico e professionale. Mike ha raggiunto Bill Bradley, Cesare Rubini, Sandro Gamba, Bob McAdoo e Dino Meneghin. D’Antoni ha giocato nell’Olimpia dal 1977 al 1990, ha vinto due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Korac, cinque scudetti, due Coppe Italia. Ha segnato i tiri liberi che nel 1987 hanno dato all’Olimpia il Grande Slam, ovvero la vittoria in tutte le competizioni disputate. E’ stato di fatto il più grande playmaker della storia del basket italiano e probabilmente europeo. Ancora oggi, essere un playmaker “alla D’Antoni” identifica un modo di interpretare il gioco. E’ curioso che il riconoscimento gli sia arrivato nello stesso anno in cui l’Olimpia ha tagliato il traguardo dei 90 anni di attività, 90 anni di cui lui è stato una parte fondamentale, ricchissima di successi.
Per leggere la storia dello Smallball di Mike D’Antoni clicca qui

Quando decise di ritirarsi nel 1990, Gianmario Gabetti gli propose di passare dal campo direttamente alla panchina dell’Olimpia. Nella sua prima stagione portò la squadra a due finali male perse entrambe. La stagione successiva guidò l’Olimpia alle Final Four e nel 1993 prima che si infortunasse Antonio Davis vinse anche la Coppa Korac. Nel frattempo, nacque lo stile di gioco con quattro esterni e un centro atletico, basato sulle spaziature, il tiro da tre, l’alto numero di possessi che l’avrebbe reso non solo un allenatore di successo ma anche un innovatore negli Stati Uniti. Cominciò usando Jay Vincent da ala forte, poi Riccardo Pittis da ala forte accanto a tre guardie: Sasha Djordjevic, Flavio Portaluppi o Fabrizio Ambrassa e Antonello Riva. In America, è stato a Denver, a Phoenix, a New York, ai Lakers e a Houston. Non è mai riuscito ad arrivare in Finale nella NBA, due volte è stato ad un passo, una ai Suns e un’altr ai Rockets. Ma due volte è stato allenatore dell’anno.
Per conoscere la storia di Mike D’Antoni vai qui

Ma nessuno potrà mai ripetere quello che ha fatto in biancorosso. Oltre le vittorie, nella storia del club in Serie A lui è primo per presenze (455), per minuti giocati (15.787 praticamente il doppio di Dino Meneghin che è secondo), punti (5.573), canestri da due (1.543), canestri da tre (520, anche se dal 1977 al 1984 il tiro da tre non esisteva quindi ne ha beneficiato solo nella seconda parte della carriera), palle recuperate (1.466, il secondo – Pittis – ne ha 586), quelle che gli fruttarono il soprannome di Arsenio Lupin, assist (1.138, il secondo – Andrea Cinciarini – ne ha 482), valutazione (5507). “Non sarebbe stato possibile per me raggiungere questo traguardo senza le stagioni di Milano, senza il sostegno dei miei compagni di squadra. Sono abbastanza intelligente da sapere che gli onori personali nel basket vanno condivisi con chi ti ha aiutato a conseguirli”
La maglia numero 8 di Mike D’Antoni è una delle quattro ritirate dall’Olimpia (la 8 è stata ritirata anche in onore di Sandro Gamba) come la 11 di Dino Meneghin, la 18 di Arthur Kenney e la 36 di Dan Peterson.