Novanta anni di storie e di passione. L’Olimpia Milano il 9 gennaio 2026 ha festeggiato i 90 anni di attività. Il 9 maggio 1945 nasceva a Montecatini, Massimo Masini, il terzo realizzatore nella storia del club. Ecco la sua storia.

Nel centro di Montecatini Terme sono impresse, lungo la pavimentazione, delle targhe. Ricordano la presenza nel capoluogo toscano, famoso principalmente per le proprie acque, di personaggi famosi in ogni settore, arte, scienza, politica, cultura, cinema, sport. Tra questi, figura anche lo sportivo locale che ha ottenuto i più grandi successi. Tra questi, figura Massimo Masini.

Nato nel 1945, Masini venne avvistato dall’Olimpia ad un raduno per giovani promesse che si svolse a Roma per pianificare il futuro del basket italiano. Masini era giovanissimo, alto, coordinato. Un prospetto che non poteva fallire. Il Simmenthal lo reclutò seduta stante portandolo a Milano per giocare nelle giovanili: il trasferimento avvenne in modo singolare. “Il Simmenthal giocava a Livorno; io da Montecatini mi spostai a Livorno e dopo la partita salii sul pullman della squadra che mi portò a Milano. Cominciò così”, racconta. Ma stiamo parlando degli anni ’60: ogni viaggio era un’avventura, la comunicazione era complicata. Morso dalla nostalgia, Masini sognava di tornare a casa e riprendere a giocare sul campetto della scuola Pascoli, con gli amici di un tempo, come era abituato a fare ogni pomeriggio. Era sul punto di mollare tutto, ma qualcosa dentro di lui ruggiva e gli diceva di non mollare. Era un campione nato e i campioni non mollano: “Se fossi tornato indietro, l’avrei fatto da perdente, da sconfitto. Non potevo permetterlo”, ricorda. Non tornò indietro.

Massimo Masini è nella Walk of Fame della sua città, Montecatini Terme

Nel 1961/62 debuttò in Serie A (otto punti contro la Libertas Livorno); nel 1962/63 era una specie di undicesimo uomo, giocava quando mancava uno dei titolari; la sua prima stagione vera in prima squadra fu il 1963/64. A 18 anni di età, segnò 28 punti contro Gorizia. Masini era questo. “Mi vedevano come un marziano perché i centri giocavano solo sotto canestro, mentre io svariavo e tiravo da fuori”, ricorda. Era un giocatore arrivato dal futuro. Riceveva palla in lunetta e tirava da fuori. Era 2.08. Nel 1964/65, quando vinse il primo scudetto da protagonista, era il centro titolare del Simmenthal, il centro di un quintetto tutto italiano formato da Pieri, Riminucci, Vianello, Vittori e appunto Masini, quattro veterani e un ventenne. Nel 1965/66, quando venne consentito il ritorno degli stranieri, faceva coppia con Skip Thoren. L’Olimpia vinse anche la Coppa dei Campioni.

“Mi vedevano come un marziano perché i centri giocavano solo sotto canestro, mentre io svariavo e tiravo da fuori”

Massimo Masini

Masini è stato una sorta di anello di congiunzione tra lo squadrone degli anni ’60 e quello successivo. Quando la generazione di Pieri, Riminucci e Vianello si spense per ragioni anagrafiche, lui diventò il grande Capitano dell’Olimpia e la colonna portante della squadra che avrebbe poi vinto lo scudetto nel 1972, giocato tre spareggi contro Varese e conquistato due Coppe delle Coppe. Nel frattempo, era diventato una pedina chiave della Nazionale di tre Olimpiadi, 1964 a soli 19 anni, 1968 e 1972. L’esplosione di Dino Meneghin a Varese creò una specie di dualismo, ma in realtà era due giocatori molto differenti. Meneghin era fisico, aggressivo, duro; Masini era un giocatore tecnico, elegante, tiratore. Per questo nel 1970, Coach Rubini volle Arthur Kenney al suo fianco: aveva bisogno di un’ala forte che potesse andare contro Meneghin e sottrarre Masini ad un confronto di stili che l’avrebbe penalizzato. “Masini era il nostro Capitano, il suo tiro migliore era il gancio: lo chiamavo Capitan Unico”, ricorda Kenney.

Dopo Gamba ma prima di D’Antoni, Masini era l’8 dell’Olimpia

La sua ultima stagione a Milano fu il 1973/74, il primo anno dopo l’uscita del Simmenthal. La squadra era già in fase di ricostruzione. Kenney venne sostituito da Brosterhous, non proprio la stessa cosa, e gradualmente vennero ceduti tutti i big, inclusi Giulio Iellini e Renzo Bariviera. Sulla soglia dei 30 anni, anche Masini dovette andarsene. “Era una regola non scritta del club: a 30 anni veniva ceduti e si procedeva al ricambio generazionale”, ricorda. Ma che fosse una regola o meno, quell’Olimpia era a fine corsa, tanto che Rubini smise di allenare e successivamente lasciò del tutto il club e arrivarono anni difficili inclusa la retrocessione in A2, subito sanata l’anno seguente. Masini però finì la carriera a Rieti, Pordenone e infine nella propria città a Montecatini, prima di allenare brevemente ma bene nella stessa Montecatini e a Desio. Ma il vero Masini resterà sempre l’uomo dei 4.002 punti segnati in carriera con la maglia dell’Olimpia.

Il grande Masini oggi

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