Nella settimana che si concluderà con l’inizio della semifinale scudetto numero 33 della sua storia, riviviamo i grandi momenti dell’Olimpia in semifinale cominciando dalla stagione 1978/79, quella della prima finale per il titolo nella storia dei playoff che ha coinvolto Milano

1° maggio 1979: Emerson Varese-Billy Milano 84-87

Emerson Varese: Morse 36, Meneghin 18, Yelverton 15, Gualaco 10, Carraria 2, Gergati 2, Colombo 1, Ossola.

Billy Milano: Sylvester 37, Kupec 26, Mike D’Antoni 10, Ferracini 8, Gallinari 8, F.Boselli.

Il contesto – La stagione 1978/79 fu la prima di Dan Peterson sulla panchina di Milano. La squadra era poco quotata perché sei giocatori erano ragazzi di 20-21 anni, tra cui i più preparati erano Dino e Franco Boselli, gemelli, due guardie, e Vittorio Gallinari da ala forte, con il compito di sostenere i quattro veterani, Mike D’Antoni, Mike Sylvester, CJ Kupec e Vittorio Ferracini. Nel basket di allora in sostanza il Billy non aveva neppure un centro di ruolo, dopo la partenza di Renzo Vecchiato. Peterson costruì una squadra che giocava ad alto ritmo, che aggrediva, pressava, correva e ruotava soprattutto i giovani in maniera vertiginosa. Diventò così la “Banda Bassotti”. Poco quotata alla vigilia, finì la stagione regolare al quinto posto giocando il quarto di finale contro la Perugina Jeans, ovvero la Stella Azzurra Roma guidata da un giovane allenatore milanese, Valerio Bianchini. La eliminò in due partite, imponendosi a Roma in Gara 1 con una clamorosa rimonta finale determinata dalle palle rubate di Mike D’Antoni che in quel giorno si conquistò il soprannome di “Arsenio”. Ma il Billy in semifinale era nettamente sfavorito contro Varese, finalista di Coppa dei Campioni, squadra condannata a vincere il titolo per porter giocare di nuovo la massima competizione europea tentando di prolungare la striscia di dieci finali consecutive, e prima in stagione regolare. L’Olimpia vinse a sorpresa a Varese in Gara 1, ma perse a Milano in Gara 2. Come dice Dan Peterson “nessuno vinceva a Varese una partita, figuriamoci due”. Varese era la squadra di Dino Meneghin, Bob Morse, Charlie Yelverton, Aldo Ossola. Gara 3 sulla carta era scontata. Il Billy aveva avuto la sua occasione ma l’aveva persa.

Il personaggio – Dan Peterson decise di cambiare totalmente piano gara. Non ruotò gli uomini come aveva sempre fatto. Scelse il quintetto, quattro veterani e Gallinari, e questi giocarono tutta la partita. Ci fu solo un’apparizione allo scadere del primo tempo di Franco Boselli per un possesso, non rischiare falli. Peterson ottenne tanto da tutti e a fine gara ebbe cinque giocatori in campo, tutti con quattro falli, ma nessuno fu costretto ad uscire anzitempo. Delle tante mosse che hanno fatto la storia del nostro basket, l’uso della zona 1-3-1, l’utilizzo del 2.08 Russ Schoene da ala piccola, la marcatura di Gallinari sul velocissimo Larry Wright, questo rappresenta un piccolo capolavoro non abbastanza ricordato.

La partita – L’Olimpia comandò la gara per tutta la sua durata trascinata dai missili di Mike Sylvester (37 punti e di CJ Kupec, 26 con sette rimbalzi). Varese pareggiò a quota 22 ma solo per un momento, poi il Billy prese ancora otto punti di margine. All’intervallo, l’Olimpia era avanti di due e aveva tenuto Bob Morse, il terrificante realizzatore varesino, a due punti. All’inizio della ripresa, Sylvester e Kupec, un jumper dopo l’altro, scavarono ancora otto punti di divario. Ma Morse si sbloccò guidando la rimonta. A otto minuti dalla fine, la parità era stata ripristinata. Charlie Yelverton, il funambolico esterno varesino, commise due falli consecutivi. Era il break che l’Olimpia attendeva per allungare ancora. Tre volte, nel finale, Varese tornò a meno tre e tutte e tre le volte, Mike D’Antoni lavorando con il cronometro trovò il modo di ferire la difesa, due volte prendendo fallo lui (4 su 4 dalla lunetta) e una costruendo un’opportunità che Sylvester convertì ancora. Alla fine, fu 87-84 Olimpia con l’accesso alla prima finale nella storia dei playoff.

Il significato – Anche se perse nettamente la finale contro la Virtus, quella squadra sfondò nel cuore della gente e diventò a suo modo leggendaria, la famosa Banda Bassotti. Soprattutto, dopo quella finale, non ci furono dubbi che l’Olimpia era tornata.

1-continua

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