Nella settimana che si concluderà con l’inizio della semifinale scudetto numero 33 della sua storia, riviviamo i grandi momenti dell’Olimpia in semifinale. Qui ci occupiamo della stagione 2004/05, con la sorprendente vittoria di Treviso in Gara 5

4 giugno 2005: Benetton Treviso-Armani Jeans Milano 57-61

Benetton Treviso: Siskauskas 18, Marconato, Bulleri 3, Garnett 11, Goree 4, Soragna 4, Bargnani 6, Bluthenthal 2, Wucherer, Beard.
Armani Jenas Milano: McCullough 14, Singleton 3, Blair 6, Calabria 13, Gigena 12, Schultze 2, Coldebella 1, Djordjevic 10. 

Il contesto – Era la stagione 2004/05 ovvero la prima dopo la ricomposizione della società con Armani Jeans presente esternamente al club ma nelle vesti di sponsor. La Benetton Treviso era uno squadrone ai tempi, allenato da Ettore Messina, con stelle come Ramunas Siskauskas, Marcus Goree, Matteo Soragna, Massimo Bulleri e persino il giovane Andrea Bargnani che un anno dopo sarebbe stato il primo giocatore scelto nei draft NBA. La Benetton aveva chiuso la stagione regolare al primo posto. L’Olimpia era finita quarta, preceduta, oltre che dalla Benetton, dalla Fortitudo e da Siena. Nel primo round aveva spazzato via 3-0 Cantù. Ma il pronostico della semifinale era segnato. L’Olimpia era guidata da Lino Lardo, allenatore emergente, e aveva in quintetto Jerry McCullough come playmaker, Dante Calabria, Mario Gigena, il saltatore James Singleton e in mezzo all’area c’era Joseph Blair. Non era una squadra profonda: dalla panchina partivano Claudio Coldebella e Paolo Alberti, due veterani, ma soprattutto a febbraio venne firmato, nell’ultimo atto della sua leggendaria carriera, addirittura Sasha Djordjevic.

Dante Calabria, il bomber dell’Olimpia del 2005

Il personaggio – Aleksander Djordjevic, figlio di un allenatore che tra l’altro aveva affrontato l’Olimpia quando guidava la Stella Rossa nella finale di Coppa delle Coppe del 1972, nel 1992 aveva portato il Partizan alla conquista del titolo europeo superando, nelle Final Four di Istanbul, l’Olimpia in semifinale e poi la Joventut Badalona in finale con un suo canestro da tre punti allo scadere. Nell’estate del 1992 venne a Milano e diventò il trascinatore della squadra che vinse la Coppa Korac nel 1993. Poi la carriera lo portò alla Fortitudo, brevemente a Portland, a Barcellona e Madrid. Ma nel 2003 decise di finire in Italia giocando a Pesaro. Nel febbraio del 2005 quando sembrava ad un passo dal ritiro venne richiamato a Milano in quella che considerava la “sua” squadra. Sasha era un eroe, anche a 37 anni di età.

Il grande Joseph Blair: di spalle Marcus Goree

La partita – L’Olimpia avrebbe dovuto essere soddisfatta di aver portato la Benetton – che aveva già vinto la Coppa Italia ed era stata eliminata nei playoff di EuroLeague – alla quinta partita. Ma al Palaverde giocò una prestazione di feroce intensità. Fu una gara a punteggio basso, con tanti errori, più difesa che percentuali. Treviso andò avanti di otto con un parziale di 11-0 generato da Bargnani. L’Olimpia rispose nel secondo quarto con due triple di McCullough, il playmaker titolare, e i missili di Calabria. Da meno nove scappò a più tre. Due triple di Djordjevic determinarono l’allungo dell’Olimpia sul 46-37. Ma Treviso rispose ancora e acciuffò la nuova parità a quota 55. Poi segnò Calabria, rispose Bargnani, segnò ancora Calabria. Sul più due, Calabria tentò di chiudere la partita ma sbagliò il tiro riconsegnando a Treviso la possibilità di pareggiare o vincere. Fu Bargnani a sbagliare l’ultimo tiro. Djordjevic congelò la palla, prese fallo e dalla lunetta non poteva certo essere lui a sbagliare: 61-57 e Gara 5 vinta in trasferta.

Il significato – L’Olimpia perse la finale scudetto 3-1 contro la Fortitudo. In Gara 4 incassò il canestro impossibile di Ruben Douglas, annullato dagli arbitri ma convalidato dopo l’analisi all’instant-replay, la prima volta che venne usato. Così, non ci fu Gara 5. Ma il ritorno in finale venne celebrato come una rinascita anche se rivincere lo scudetto avrebbe richiesto altri nove anni. Nella cena conclusiva della stagione, tra tanti volti soddisfatti, l’unico triste era quello di Sasha Djordjevic. Non solo si sarebbe ritirato ma si chiese, e chiese, cosa ci fosse da festeggiare. In fondo, lo scudetto l’avevano vinto altri.

2-continua

James Singleton sovrasta Denis Marconato

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