Nella settimana che si concluderà con l’inizio della semifinale scudetto numero 33 della sua storia, riviviamo i grandi momenti dell’Olimpia in semifinale. Qui ci occupiamo della stagione 2013/14 quando l’Olimpia chiuse i conti con la Dinamo Sassari approdando alla finale che le avrebbe dato il primo scudetto dopo 18 anni.

9 giugno 2014: Dinamo Sassari-Olimpia Milano 76-95

Dinamo Sassari: M. Green 6, C. Green 17, Devecchi, Chessa, Gordon 16, T. Diener, Sacchetti 5, D. Diene 19, Vanuzzo 3, Eze, Tessitori, O. Thomas 10

Olimpia Milano: Gentile 11, Cerella, Melli 9, Deane 2, Kangur 3, Langford 24, Samuels 12, Restelli, Tourè, Lawal 17, Moss 5, Jerrell 12.

Il contesto – A caccia dello scudetto dopo 18 anni di digiuno, allenata da Luca Banchi, l’Olimpia aveva vinto 19 partite consecutive in regular season concludendola nettamente al comanda. La striscia era giunta a quota 21 dopo le prime due partite dei playoff con Pistoia. A quel punto, la pressione fece capolino. Pistoia venne eliminata ma in cinque partite. Contro Sassari, l’Olimpia vinse subito Gara 1 ma poi perse a sorpresa Gara 2. La semifinale era al meglio delle sette. L’Olimpia rispose andando a Sassari dove, trascinata da Alessandro Gentile, vinse due volte spiccando un balzo verso la serie. Solo che rovinò tutto perdendo Gara 5 a Milano e condannandosi a vincere per la terza volta in Sardegna salvo giocarsi la stagione nella settima partita. Sassari aveva battuto l’Olimpia a Milano nei quarti di finale di Coppa Italia provocando una crisi interna che la squadra superò al proprio interno, ma la Dinamo in quel momento si stava proponendo come una rivale credibile. In quella stagione aveva in campo i fratelli Diener, il povero Drew Gordon, Caleb Green, Omar Thomas, l’ex Marques Green.

Keith Langford, 24 punti a Sassari in Gara 6

Il personaggio – Alessandro Gentile non giocò una grande Gara 6. L’Olimpia quella sera di giugno, a Sassari, venne trascinata da Keith Langford e Gani Lawal soprattutto, ma in quella serie Ale, allora capitano dell’Olimpia, il più giovane della storia, segnò tre volte oltre venti punti. Stava approcciando il miglior periodo della sua vita cestistica. Dopo la vittoria di Sassari, sarebbe diventato MVP della finale scudetto. Come ha detto Langford, “in quei playoff è stato il nostro leader. Si vedeva nei suoi occhi la voglia di vincere e quanto contasse per lui vincere quel titolo. Ha dato fiducia a tutti”. Gentile non aveva potuto giocare i playoff di Eurolega per un infortunio ma tornò in tempo per dominare la post-season. E già in quella semifinale, fu lui il migliore dell’Olimpia.

Alessandro Gentile al tiro durante Gara 6

La partita – Sul 3-2 ma con Gara 6 in trasferta l’Olimpia aveva bisogno di una prova di forza per debellare le proprie stesse paure. Lo fece giocando un primo quarto feroce in cui i due centri, Samardo Samuels e il saltatore Gani Lawal, dominarono. Dei primi 32 punti della squadra 16 li segnarono loro due. Lawal schiacciò tre volte in solitudine. L’altro grande protagonista fu Keith Langford che quella partita la chiuse con 24 punti esibendosi anche in una folgorante schiacciata lungolinea a inizio gara. L’Olimpia dominò per 40 minuti vincendo 95-76. La partita non diventò storica per il suo svolgimento, ma perché consentì all’Olimpia di tornare in finale vincendo per la terza volta consecutiva in trasferta.

Il significato – Battuta Sassari, l’Olimpia si qualificò per una finale passata anch’essa alla storia, contro Siena, vincendola in sette gare. Quella serie battezzò anche la nascita di un periodo di grandi battaglie con Sassari.

(5-fine)

Gani Lawal in uno dei suoi voli aerei

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