In isolamento, James Nunnally eseguì lo step-back per il tiro dalla media della vittoria di Avellino sul campo di Pistoia. Era gara 3 dei quarti di finale dei playoff del 2016. Con quel tiro, Nunnally chiuse partita e serie. Avellino andò in semifinale dove si fermò la sua corsa al termine di un anno importante in cui raggiunse anche la finale di Coppa Italia perdendola a Milano contro l’Olimpia. Nunnally fu nominato MVP del campionato italiano. E la sua carriera esplose. In un attimo.
Il nuovo acquisto dell’Olimpia, viene dalla California: è nato a San Josè ma cresciuto a Stockton, poco più di 300.000 abitanti, dove ha frequentato la Weston Ranch High School, un’istituzione relativamente nuova (fondata nel 2003) e sicuramente sugli standard americani piccola con i suoi 1200 studenti. James Nunnally nella breve storia di questa scuola è l’alunno più famoso. Qualche settimana fa, quando ancora giocava a Minnesota, fece un detour verso Stockton insieme ai suoi compagni di squadra di allora per presenziare alla cerimonia di ritiro della sua maglia, la numero 21, di Weston Ranch.
Era ancora al terzo anno a Weston Ranch quando decise di accettare una borsa di studio sportiva da UC-Santa Barbara, nella Big West Conference, restando quindi sulla costa del Pacifico, ancora in California in un luogo spettacolare, con buone tradizioni sportive ma soprattutto nel surf e nel canottaggio. UCSB ha avuto tra i suoi alunni gli attori Gwyneth Paltrow e Michael Douglas, il lanciatore Barry Zito, il nuotatore Jason Lezak. Il giocatore di basket più famoso è stato Brian Shaw, che spese un anno a Roma, ma la sua carriera l’ha fatta soprattutto a Orlando e ai Lakers e adesso allena nella NBA. Ma durante la permanenza di Nunnally, UCSB ha vinto due volte il titolo della Big West e lui è stato incluso ripetutamente nei quintetti ideali di fine stagione. Nel suo primo anno ai Gauchos, chiuse la stagione in casa contro Long Beach State con un canestro da tre sulla sirena (sotto); nel 2011 segnò un altro canestro vincente contro Cal-Pony (questa volta un floater): quindi la sua prodezza di Pistoia non è stata un fatto isolato. Anche nella G-League, quando militava nei Texas Legends in una partita contro Tulsa.
Nelle estati successive, Nunnally da buon americano ha provato a entrare nella NBA attraverso la porta di servizio delle summer league, giocando per differenti squadre, Miami, Memphis, per poi trovare opportunità durante la stagione ad Atlanta e Philadelphia. Ma è sempre finito tutto in fretta, come due esperienze infruttuose al Kavala in Grecia e all’Estudiantes in Spagna. La svolta è avvenuta al Maccabi Ashdod nella lega israeliana. Lì è stato reclutato da Avellino. E da Avellino ha spiccato il volo verso il Fenerbahce. “Ho sacrificato molto al Fenerbahce ma è stato così per tutti noi, eravamo tutti giocatori da 20 punti a partita ma ci siamo messi in disparte per il bene della squadra”, ha detto. Al Fenerbahce ha vinto tantissimo, due titoli turchi, due coppe, un’EuroLeague. Ha giocato in realtà due finali, l’ultima persa con il Real Madrid. “La cosa più importante è che ad un certo punto ho capito che dovevo specializzarmi in qualcosa, diventare uno dei migliori in una cosa e ho trovato il tiro da fuori”, racconta. E’ stato il tiro da tre a portarlo sotto le luci della ribalta NBA.
L’estate scorsa era considerato vicino a Houston, poi firmò un biennale non del tutto garantito con Minnesota che era una delle squadre peggiori nel tiro da tre. Nella NBA era identificato come un “3-and-D” cioè il difensore che sa segnare da tre punti. In Europa era più di questo, era anche un atleta del primo livello. “La NBA è diventata una realtà nel momento in cui ho smesso di inseguirla – ha detto al Media Day dei Timberwolves in settembre – Finito il contratto con il Fenerbahce pensavo di firmarne un altro con un club di EuroLeague. Avevo un paio di offerte importanti”.
Rilasciato da Minnesota nel momento in cui il suo biennale sarebbe diventato garantito, è stato chiamato da Houston nelle ore in cui stava già preparandosi allo sbarco a Milano. Ha giocato due gare con i Rockets (sopra il suo classico tiro da tre dall’angolo) poi è successo quanto riportato dai media: i Rockets avevano bisogno di liberarsi di un contratto per firmare Kenneth Faried, un centro. Lui aveva solo un decadale ed è stato sacrificato. Avrebbe potuto rimanere in America e aspettare la seconda chiamata dei Rockets che sarebbe arrivata. Ma ha scoperto il “business side” della NBA e ha scelto Milano.