Venerdì quando l’Eurolega tornerà a Milano, nel Laboral Kutxa vedremo un giocatore che è stato qui due anni e ha in qualche modo diviso: Ioannis Bourousis ha giocato nell’Olimpia partite strepitose e altre anonime, ha accumulato grandi numeri offensivi e qualche critica difensiva. Bravo Bourousis, grande tocco, grande tiro, capacità di giocare in post basso, buon rimbalzista ma difensore condizionante. Come tutti i centri non svelti di piedi, soffriva a difendere alto sul pick and roll, stesso problema denunciato in seguito da Samardo Samuels che pure era un giocatore differente sul piano tecnico e fisico. Bourousis ha avuto una carriera di alto livello, cominciata nel villaggio di Kifissià e poi esplosa soprattutto all’Olympiacos dove ha vinto meno di quanto avrebbe potuto e forse meritato. Una costante nella sua carriera: il grande e miliardario Olympiacos che arrivava ad un passo dalla grande affermazione ma non la conquistava mai, stoppato in campionato dal Panathinaikos di Zeljko Obradovic e in Eurolega da avversari vari, l’ultimo per lui fu Siena. E sarebbe stato un antipasto di quello che sarebbe poi accaduto a Milano. All’Olimpia arrivò nell’estate del 2011: l’Olympiacos senza di lui vinse l’Eurolega nel 2012 e di nuovo nel 2013. Una beffa atroce. A Milano la corsa dell’Olimpia di Bourousis è stata fermata nei playoff sempre da Siena, nella finale del 2012 e nei quarti di finale del 2013, la maledetta gara 7 che chiuse l’esperienza di coach milanese di Sergio Scariolo. Bourousis andò da Milano a Madrid, ottenendo l’attesa sequela di successi ma l’anno migliore della squadra, il secondo, con la vittoria nell’Eurolega che aspettava da tempo, ha coinciso con una riduzione del suo ruolo di primo piano. Bourousis a Madrid partiva in quintetto al primo anno, ma nel secondo ha ceduto il passo a Gustavo Ayon, finendo per perdere anche il posto in rotazione. E tuttavia ha vinto tutto. A suo modo una beffa ulteriore. Con il Laboral Kutxa ha firmato di recente e ha subito raccolto elogi. Ha classe, sbaglia pochi tiri, prende la sua razione di rimbalzi, è un ragazzo estroverso a dispetto del look solo apparentemente scontroso. Viveva da solo a Milano, in poco più di due anni si è sposato e ha avuto tre figlie. E’ un amico per tante persone che sono state all’Olimpia con lui, a cominciare dal magazziniere Ale Barenghi cui aveva proposto di seguirlo anche in Nazionale apprezzandone serietà e amicizia.
Vale un po’ anche per Kristjan Kangur, che a Vitoria è appena arrivato con un contratto di due mesi per sostituire l’infortunato Tornike Shengelia. Kangur, che a Milano ha vinto uno scudetto in una stagione con tanti infortuni nella quale ha dato un contributo a tratti. Lo chiamavano “Ciccio” in spogliatoio perché si era presentato un po’ sovrappeso ma poi si era tuffato nel lavoro e aveva recuperato. Era un tipo di poche parole, legatissimo alla biondissima moglie e al figlio che si presentava alle partite indossando sempre la sua canotta numero 14. Un esempio di serietà e professionalità, che non alzava mai la voce, non creva mai un problema e aiutava sempre tutti, ci fosse da testare i “Google Glass” o piazzare un blocco. E’ stato anche il giocatore più seguito dai media del proprio paese. In Estonia era il cestista più popolare: inviati di quotidiani e televisioni lo inseguivano periodicamente. Ironicamente invasero Kaunas in occasione del suo arrivo salvo scoprire che un infortunio gli aveva impedito di essere presente. Un tocco beffardo ad un anno bellissimo, anche per lui.