Robert Cole ogni mattina saliva sul treno della stazione di Orange, nel cuore del New Jersey, scendeva sotto le Twin Towers a Manhattan, prendeva la metropolitana e si spostava dall’altra parte della città, a Brooklyn, per frequentare le lezioni ma soprattutto giocare con i Blackbirds della Long Island University. Cole era un playmaker di 1.75, bravo ma troppo piccolo. Gli suggerivano di guardare ai college di seconda o terza divisione per trovare la sua corretta dimensione. Invece Cole aspettò che qualcuno avesse fiducia in lui. Lo trovò in un allenatore italo americano, Paul Lizzo, che predicava il “running game”, i ritmi folli, i tiri rapidi. Per lui, Robert Cole non era un playmaker piccolo. Era un playmaker veloce. Lo reclutò impiegando mezzo secondo per convincerlo. Non aveva alternative. Disse sì e per quattro anni si condannò ad un’ora e mezzo all’andata e un’ora e mezzo al ritorno di mezzi pubblici. In cambio, ebbe quattro stagioni da grande star a Long Island, una presenza nel Torneo NCAA, l’attacco più produttivo di tutta la NCAA, 18.2 punti per gara nel 1983. La storia di Robert Cole è ben presente in quella vissuta una generazione dopo dal figlio RJ. Robert Cole ha allenato RJ nelle leghe estive della AAU, perfettamente conscio che RJ – più alto di lui ma comunque piccolo e non necessariamente esplosivo – avrebbe dovuto superare gli stessi pregiudizi, le stesse perplessità.

Il New York Times del 1982 raccontò le gesta della Long Island University guidata da Robert Cole: nella foto che correda la storia è il primo a destra

La famiglia Cole viene dal New Jersey, dalla lingua di terra che si sviluppa attorno al fiume Hudson, che separa il “Garden State” da Manhattan. Sulle rive del fiume si adagia Jersey City. Orange è distante circa venti chilometri da Jersey City, ma RJ Cole è cresciuto a Union City, che era ancora più vicina, circa quindici chilometri. Jersey City ha 30.000 abitanti, gode di una vista spettacolare sulla skyline di Manhattan e fa parte dell’area metropolitana di New York. In questa località, Bob Hurley ha costruito una superpotenza del basket scolastico, la St. Anthony High School. In 45 anni alla guida dei Friars, Bob Hurley ha prodotto 28 titoli dello stato del New Jersey di cui nove consecutivi, otto stagioni senza sconfitte e quattro stagioni chiuse al primo posto del ranking nazionale. Tre volte Hurley è stato allenatore dell’anno. Nel 2010 è stato ammesso alla Hall of Fame e un anno dopo ha superato le 1000 partite vinte in carriera grazie alla presenza di circa 150 giocatori che hanno militato in Division One a livello collegiale inclusi giocatori NBA come il figlio Bobby Hurley, come JR Smith, Terry Dehere, Kyle Anderson. La scuola è stata chiusa nel 2017 per mancanza di fondi. RJ Cole è stato probabilmente l’ultima star della squadra e il playmaker dell’ultima squadra di St. Anthony che abbia chiuso la stagione senza sconfitte, 32-0, nel 2016.

RJ Cole ai tempi della St. Anthony High School di Jersey City

Robert Cole allenava il figlio RJ a livello AAU quando un giorno si presentò da Bob Hurley e gli disse che era arrivato il momento di fare il padre e non il coach. Significava che doveva essere Hurley, non lui, ad allenare davvero RJ, a tramutarlo in un giocatore di alto livello, quello che nessuno pensava potesse essere. RJ – dopo un anno in una scuola di Newark – ha giocato tre anni a St. Anthony. Nella sua ultima stagione, era l’unico senior “e si prese tutte le responsabilità del ruolo, segnare, coinvolgere i compagni, difendere”, dichiarò Bob Hurley al New Haven Register. Ma come aveva previsto il padre, nonostante i numeri, le vittorie e la provenienza, RJ ricevette pochissima attenzione dai college di prima divisione. “La situazione mi ha sconcertato – disse sempre Hurley -, era considerato un realizzatore di 1.85 piuttosto che una point-guard”. Lo volevano a St. Bonaventure e a Rhode Island, dove l’allenatore era Dan Hurley, il figlio di Bob Hurley, ex playmaker di Seton Hall, mancino come Cole, giovane coach sulla rampa di lancio. Ma Cole – che aveva voti altissimi a scuola – decise che, se non fosse arrivata una proposta da un grande college, avrebbe percorso una strada differente. Così accettò l’offerta della Howard University, a Washington, una scuola molto quotata a livello accademico. E dove diventò di fatto lo studente più popolare del campus.

Qui durante i due anni trascorsi ad Howard

L’impatto di Cole a Howard è stato travolgente. Da freshman, segnò 23.7 punti per gara cui aggiunse 6.1 assist di media, primo di conference anche nelle palle rubate. Nel secondo anno ad Howard, ebbe 21.4 punti e 6.4 assist di media, conquistando per acclamazione il premio di giocatore dell’anno della Mid-Eastern Conference. Ma era una lega che gli stava stretta. Per questo dopo due anni decise di cambiare. Dan Hurley, suo predecessore in regia a St. Anthony, figlio di Bob Hurley, da Rhode Island era passato ad allenare Connecticut, una delle grandi scuole del college basketball. Per accettare, Cole avrebbe dovuto rimanere un anno senza giocare, ma decise che ne valeva la pena. Utilizzò quella stagione per irrobustirsi fisicamente, per migliorare il tiro, per seguire un programma nutrizionale corretto. Nel 2020, quando vestì per la prima volta la maglia degli Huskies non era un giocatore che doveva dimostrare qualcosa era già una stella.

UConn ha vinto due titoli NCAA dopo la partenza di Cole. Coach Dan Hurley ha portato la sua squadra a tre finali in quattro anni incluso l’ultimo e ad un certo punto ha rifiutato un’offerta faraonica per guidare i Los Angeles Lakers e LeBron James. Cole non ha sperimentato tutto questo. I suoi due anni a Storrs si sono sempre chiusi con una precoce eliminazione dal Torneo NCAA. Ma il processo di maturazione è stato incessante. Nel 2020-21 ha guidato la squadra in assist, palle rubate e nel tiro da tre; nel 2021-22, ha segnato 15.8 punti per gara aggiungendovi 4.1 assist di media.

Cole finalmente in un grande college: UConn

Ma l’adattamento all’altissimo livello di UConn non è stato facile. Partito come titolare, per un paio di partite si è trovato a partire dalla panchina. “Il problema non era la produttività ma la leadership – spiegò Dan Hurley – e per me è stato difficile mettere a sedere l’ultimo playmaker allenato da mio padre, l’ultimo giocatore di college allenato da lui. La telefonata che mi ha fatto quella sera è stata complicata”. Ma la reazione di Cole è stata quella sperata. “I progressi li ha fatti quando ha smesso di cercare problemi nel traffico per cominciare a tirare i pull-up dalla media, un palleggio in meno aiuta. I tiri li ha sempre messi. In difesa è migliorato anno dopo anno”, spiegò Bob Hurley. “RJ può fare la differenza in tanti modi differenti – ha detto Dan Hurley. È facile giocare con lui perché è sempre estremamente efficiente con la palla in mano, non ha mai bisogno di troppi palleggi per arrivare dove vuole arrivare, per dare via la palla e tenere tutti in movimento. Ha grande intelligenza cestistica e consapevolezza. Ma fa la differenza anche come persona, è uno che unisce, non divide, e di solito ai giocatori piace stare con uno come lui”.

E ancora dopo due anni a Connecticut, RJ Cole si è trovato a ricominciare daccapo. Il padre era un realizzatore di 1.75, buono per giocare a Long Island ma non professionalmente. Lui era un point-guard che aveva diretto uno dei migliori programmi d’America, allenato da due dei più grandi allenatori in circolazione, ma – niente da fare – la NBA non l’ha degnato di uno sguardo. Ecco perché nel 2022 si è trovato prima al Lavrio in Grecia, poi al Braunschweig in Germania ad accumulare cifre sufficienti a farlo salire di livello a Vilnius. In due anni a Vilnius (dove giocava con Arturas Gudaitis), ha costruito una fetta di storia.

RJ Cole ha giocato due finali lituane con Vilnius

Creata nel 1994, la lega lituana è sempre stata dominata dallo Zalgiris Kaunas, che ha vinto 26 titoli. Ma nel 2024, Vilnius fece saltare per aria tutti i pronostici sconfiggendo lo Zalgiris in finale 3-1 dopo avergli strappato il fattore campo nella prima partita. E lo stesso stava per fare nella finale del 2025 in cui Vilnius guidava 2-1 con Gara 4 in casa. Dopo aver comandato anche con 17 punti di vantaggio, lo Zalgiris rimontò fino a vincere la partita con il canestro decisivo di Sylvain Francisco. Scampato il pericolo in Gara 4, lo Zalgiris vinse il titolo nella quinta e decisiva battaglia. Ma Cole ha giocato due finali lituane in due anni di cui una vinta. La terza finale di lega consecutiva l’ha giocata a Venezia perdendola contro l’Olimpia. Cole, che in Italia ha chiuso con 16.2 punti e 5.4 assist di media, ha segnato 25 punti in Gara 5 dei quarti di finale contro Tortona e 30 in Gara 4 della semifinale contro la Virtus, la partita che ha consentito alla Reyer di chiudere la serie (nelle sette gare di playoff vinte da Venezia, Cole ha segnato 140 punti complessivi, 20.0 di media). Questo è il giocatore che arriva all’Olimpia.

RJ Cole nella finale giocata con Venezia contro l’Olimpia e Quinn Ellis

RJ Cole

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