“All you NEET is work” è stato l’evento promosso da Gi Group Holding e Fondazione Gi Group, in collaborazione con Skuola.net, La Fabbrica e Fondazione Sodalitas, al centro della nuova edizione di Destination Work, dedicato a tutti gli studenti del triennio superiore che si apprestano ad affrontare la scelta post-diploma con il timore di non riuscire a trovare la loro strada. L’insicurezza provocata da questo smarrimento è spesso il primo passo che conduce i giovani a cadere nella condizione di “NEET” (Not in Education, Employment or Training), che va ad indicare coloro che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano.
Olimpia Milano ha preso parte all’evento con il neo ambassador Luigi Datome.
Attraverso un percorso di interviste, sondaggi live, testimonianze di ospiti dal mondo dello sport e specialisti in ambito formativo, sono stati sfatati i più diffusi stereotipi legati al mondo del lavoro e condivise prospettive e alternative utili a supportare la scelta post-diploma.
Per farlo si è partiti dalle negazioni. Dagli stereotipi. Con l’obiettivo di smontarli a uno a uno interagendo anche con il pubblico e ascoltando le testimonianze dello stesso.
Dopo aver ascoltato il parere degli studenti, è stato rimarcato il concetto anche grazie al contributo di tutti gli ospiti intervenuti.
Il filone narrativo percorso, favorendo sempre il dialogo e il confronto, si è focalizzato sull’importanza del fare, del mettersi alla prova e intraprendere azioni volte a migliorare il futuro, contrastare l’indecisione per non entrare nella condizione di NEET e fare scelte consapevoli per il proprio domani.
Il racconto è stato rafforzato appunto dal contributo ispirazionale di chi è riuscito a tradurre uno svantaggio, uno stereotipo o un semplice “NO” in una professione.
Proprio in quest’occasione Gigi Datome, leggenda del basket italiano e dell’Olimpia Milano, nonché neo dirigente del club ha portato la sua testimonianza.
Queste le parole di Gigi:
«Ora che hai smesso di giocare, cosa farai? »
«In realtà dovrei sedermi in mezzo a voi e non stare sul palco dato che anch’io sto cercando la mia direzione. Adesso ho il ruolo di ambassador per l’ Olimpia Milano, quindi cerco di promuovere al meglio l’immagine del club anche in eventi come questo dove mi posso confrontare con i più giovani. Però il mio obiettivo quest’anno è anche cercare di capire qual è la strada che voglio seguire, quale sarà la mia prossima passione dopo la pallacanestro giocata. »
«C’è stato un momento, nella tua carriera, in cui hai pensato di non farcela? Qual è stato il momento più critico/difficile della tua carriera? »
«Non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di non farcela. Al massimo ho pensato con estrema lucidità che non ce l’avevo ancora fatta in quel momento e mi sono poi impegnato per farcela in futuro prossimo. Però il momento critico e di svolta personale é stato quando ho deciso di rimanere a Roma nel 2012 nonostante avessi ricevuto offerte più vantaggiose. In cuor mio sapevo che c’erano le condizioni per poter fare una bella stagione, dipendeva molto da me e da come sarei stato in grado di guidare i miei compagni. È stata una decisione che mi ha responsabilizzato molto, ha aumentato la mia auto esigenza e mi ha spinto a far sì che tutta la squadra avesse lo stesso obiettivo comune, parallelamente ai legittimi obiettivi personali. È stata una bellissima stagione culminata con la finale scudetto e io son stato premiato come miglior giocatore della serie A. Da lì la mia carriera è decollata a piani ancor più alti, è stata la stagione che mi ha permesso di giocare ad altissimo livello per i 10 anni successivi tra Nba, Fenerbahçe e Olimpia. A voi giovani che cercate una strada dico di seguire i vostri istinti, la vostra pancia, e di dedicarvi con passione e dedizione, cercando man mano di aumentare le responsabilità in modo da poter crescere e migliorare continuamente. Farete errori come ne ho fatti io e come li fanno tutti, ma saranno errori nati dalle vostre scelte e vi insegneranno più di qualsiasi lezione impartita dall’esterno».
