Novanta anni di storie e di passione. L’Olimpia Milano il 9 gennaio 2026 ha festeggiato i 90 anni di esistenza. Il 16 marzo 1966, 60 anni fa, Gabriele Vianello – che abbiamo perso nei giorni scorsi – segnò 40 punti al Real Madrid qualificando l’Olimpia per le Final Four di Coppa dei Campioni. Lui e Paolo Vittori firmarono un’epoca del club negli anni ’60. Ecco la loro storia intrecciata.

Quel 16 marzo nello spogliatoio del Palalido, dopo essere uscito dal campo sorretto dai tifosi, 5.800, la capienza massima dell’epoca, che gli decretarono il trionfo, Gabriele Vianello era ancora indispettito. Un fallo non fischiato nel finale di gara gli aveva precluso la possibilità di tirare altri due tiri liberi e chiudere la sua serata storica oltre i 40 punti che contava. Vianello era un combattente, un perfezionista e voleva anche quei tiri liberi. Poi secondo le cronache – la Gazzetta dello Sport titolò “Vianello all’americana” – chiese di quanto il Simmenthal aveva vinto. Servivano sei punti di scarto per accedere alle Final Four di Bologna. Il risultato finale fu 91-76. Robert Busnel, il francese che allenava il Real Madrid, disse che, quando era in quelle serate, era immarcabile. Aveva seppellito nello scontro diretto la star spagnola, Emiliano Rodriguez, “ma in realtà – disse Busnel – si è espresso ad un livello anche più alto”. In quel momento, non aveva ancora compiuto 28 anni ma era già uno dei grandi nomi di un’altra epoca del basket italiano, oltre che protagonista di uno dei primi grandi colpi del mercato.

Nane Vianello, il numero 6 dell’Olimpia

Accanto a lui, quella sera, non c’era il coetaneo Paolo Vittori. L’estate precedente, con una mossa clamorosa Vittori aveva deciso di lasciare Milano per i rivali di Varese che avevano vinto il campionato nel 1964 impedendo all’Olimpia di riprovare a vincere la Coppa dei Campioni sfuggita nella semifinale del 1964 contro lo stesso Real Madrid. A quei tempi, secondo i regolamenti, quando un giocatore si accordava con un nuovo club, le due società erano tenute a trovare un accordo in assenza del quale il giocatore poteva trasferirsi solo rimanendo fermo un anno. Ma quando l’Ignis ottenne il sì di Vittori, il Simmenthal non si oppose e incassò i 70 milioni della cessione. Vittori se ne andò tra le polemiche, ma nella sua autobiografia ha raccontato una versione diversa. “Sarei rimasto a Milano, non volevo andare, ma Bogoncelli aveva necessità di incassare e mi lasciò andare anche contro il parere di Coach Rubini”.

“Sarei rimasto a Milano, non volevo andare, ma Bogoncelli aveva necessità di incassare e mi lasciò partire. Anche contro il parere di Coach Rubini”

Nell’estate del 1965, la Federazione acconsentì al tesseramento di un giocatore straniero per squadra – due nelle coppe – per cui il Simmenthal poté sostituire Vittori con un americano, Skip Thoren, e aggiungere il prodigioso Bill Bradley in Coppa dei Campioni. Con questo assetto vinse tutto quell’anno lì. Il sacrificio di Vittori fu quindi una rinuncia calcolata che nell’immediato danneggiò soprattutto lui, che non fece parte con i suoi storici compagni della storia conquista dell’Europa del 1° aprile 1966 (la Coppa dei Campioni l’avrebbe vinta due volte, più avanti, con Varese).

Paolo Vittori con il numero 9 del Simmenthal

Il “ratto” di Vittori nel 1965 venne ritenuto in un certo senso la risposta di Varese al “ratto” di Vianello. Nel 1961, il Simmenthal aveva convinto Vianello a lasciare l’Ignis per il Simmenthal per formare un quartetto di nazionali stratosferico: Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Paolo Vittori e appunto Vianello”. Ma Giovanni Borghi, leggendario proprietario di Varese, non era d’accordo. Non fece come avrebbe fatto Bogoncelli quattro anni dopo. Si oppose al trasferimento e bloccò Vianello tenendolo un anno senza giocare, salvo il prestito a fine stagione alla Robur Varese in vista dello spareggio per la promozione in Serie A, che ottenne. Perso Vianello, Borghi rispose con Vittori quattro anni più tardi. Ma non solo per questo – e per la comune milizia in Nazionale – le carriere di Vianello e Vittori sono intrecciate.

Vittori segnò 43 punti in una partita europea, record pareggiato in seguito da Bob McAdoo ma solo sfiorato da Vianello nella grande notte del Palalido, in cui segnò 40 punti al Real Madrid

Veneziano, cresciuto nella Reyer, mancino dal tiro proibito, Vianello lasciò la sua città nel 1957 a 19 anni per trasferirsi a Bologna in un progetto relativamente nuovo portato avanti alla Motomorini. Vittori approdò a Bologna un anno Vianello, proveniente da Gorizia. Insieme, giovani e fortissimi, avrebbero potuto cambiare la storia del basket italiano. Nel 1958/59, portarono la squadra felsinea ad un inatteso quarto posto. Vincendo un derby con la Virtus implicitamente indirizzarono lo scudetto verso l’Olimpia. Ma nel 1959, il club venne sciolto. Bogoncelli e Rubini si affannarono ad ottenere subito Vittori, mentre Varese fu rapida ad assicurarsi Vianello. Nei due anni successivi vinsero uno scudetto a testa, nel 1960 Vittori contribuì al titolo del Simmenthal e nel 1961 Vianello fu protagonista del successo dell’Ignis. Poi ci fu la rottura. E nel 1962, il Simmenthal vinse il titolo superando nello spareggio di Bologna ancora l’Ignis con 27 punti di Vittori, mentre Vianello era fuori gioco.

Paolo Vittori nel 2016

Dalla stagione successiva giocarono insieme per tre stagioni a Milano vincendo due scudetti, nel 1963 e nel 1965. Varese vinse quello del 1964, una stagione balorda in cui il Simmenthal vinse tutte le gare del girone di ritorno ma senza acciuffare i rivali mentre inseguiva invano la conquista della Coppa dei Campioni. Vittori segnò 43 punti in una partita europea, record pareggiato in seguito da Bob McAdoo ma solo sfiorato da Vianello nella grande notte del Palalido. Quando segnò 40 punti al Real Madrid timbrando l’accesso alla semifinale di Bologna con il CSKA Mosca e successivamente alla finale con lo Slavia Praga.

Vianello giocò a Milano ancora un anno, vincendo lo scudetto anche nel 1967, il quinto della sua carriera, il quarto a Milano in cinque stagioni. Vittori ne avrebbe vinti sei, quattro a Milano. Nei loro ruoli, più esterno Vianello, più interno Vittori, sono stati tra i migliori giocatori europei degli anni ’60.

Gabriele Vianello nel 2016

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