L’unico ex che domenica sera sarà in campo al Pianella di Cantù è Andrea Cinciarini eppure la storia- dal caso clamoroso di Antonello Riva e in precedenza di Renzo Bariviera con la formula dell’andata e ritorno – è densa di episodi di giocatori che hanno fatto la storia di ambedue i club (inclusi tra gli altri Jerry McCullough, Joe Ragland Stefano Mancinelli, Piero Montecchi, Marco Baldi o Gianluca Basile). Ecco i top five.
RENZO BARIVIERA – Reclutato dall’Olimpia a Padova dove aveva debuttato con il Petrarca era stato una delle colonne della squadra della proma metà degli anni ’70. Poi però era stato ceduto a Forli all’apice della carriera salvo ritrovarsi qualche anno dopo sulla sponda del nemico. A onor del vero, Bariviera ha vinto tantissimo a Cantù inclusa la Coppa dei Campioni che non ha mai vinto a Milano. Verso la fine della carriera è ritornato all’Olimpia. Sembrava una sorta di operazione nostalgia invece ha coinciso con un nuovo ciclo vincente anche se Barabba lasciò di nuovo Milano proprio alla vigilia del Grande Slam dell’87.
ANTONELLO RIVA – Bandiera del basket canturino, il prodotto locale più importante dopo Antonello Riva e nemico giurato dell’Olimpia nell’estate del 1989 dopo lo scudetto di Livorno passò a Milano in cambio di tanti soldi, Roberto Premier (subito girato a Roma) e il prestito biennale di Davide Pessina. A Cantù Riva aveva vinto tanto comprese due Coppe dei Campioni mentre a Milano a parte la Korac del 1993 ha soprattutto sfiorato tanti successi. Tra questi la finale scudetto persa nel 1991 e la semifinale delle Final Four di Istanbul un anno dopo. Riva era stato preso per proiettare la squadra in una nuova era ma non fu abbastanza.
DAVIDE PESSINA – Esploso a Torino, Pessina arrivò a Milano nel quadro di un ringiovanimento globale del quale facevano parte anche Piero Montecchi e Max Aldi prima di lui. Fu importante nello scudetto del 1989 poi venne sacrificato per due anni per arrivare a Riva. Rientrò nel 1991 e successivamente fece parte anche dei sopravvissuti all’epurazione voluta ai tempi dello sbarco di Stefanel. Ma sono tutti d’accordo che il biennio canturino è stato il suo migliore.
FAUSTO BARGNA – Ai tempi dei due stranieri per squadra e delle panchine corte, Bargna era un terzo lungo ideale per una squadra di vertice. Lo fu prima a Cantù dietro due lunghi americani e successivamente a Milano alle spalle di Meneghin e del partner straniero (anche McAdoo per un breve periodo). Fece bene in ambedue le piazze perché poteva ricoprire due ruoli ed era atletico oltre che consapevole dei propri limiti. Grazie a queste qualità, lui canturino vero, ha vinto tutte le Coppe dei Campioni vinte da Cantù e Milano negli anni ’80. Ceduto quando aveva perso peso dentro la squadra nell 1988, rientrò per un’ultima stagione milanese ovvero la prima di D’Antoni come allenatore.
DANTE CALABRIA – Espressione di una generazione ovviamente meno vincente delle precedenti, Dante ha colpito al cuore la tifoseria di Milano per lo spirito e il tiro giocando anche nella squadra dello scudetto perso all’instant-replay. Il suo caso è importante perché passò direttamente da Cantù a Milano dove è rimasto tre anni esprimendosi ai livelli che l’hanno portato anche in azzurro.