Avvicinandosi i playoffs diventa sempre più importante la preparazione delle partite dal punto di vista tattico. Anche se i fattori determinanti un risultato sono tantissimi e molti di essi imprevedibili, è importante non trascurare neppure i minimi dettagli. Ma da questo punto di vista non c’è differenza tra playoffs e regular season, perché ogni partita è comunque preparata nei dettagli. La differenza è che la posta in palio alta aumenta il livello di attenzione dei giocatori per i più piccoli particolari e inoltre il poco tempo a disposizione tra una gara e l’altra obbliga a fare aggiustamenti teorici ma senza tanta possibilità di provare e riprovare in allenamento. In compenso per tutta la serie l’avversario ovviamente non cambia e il livello di familiarità – soprattutto dopo le prime due-tre partite – diventa elevatissimo.
La quantità di informazioni in possesso degli allenatori è enorme: ogni gioco avversario, ogni tendenza, ogni statistica è a disposizione. Lo “scouting report” compilato comprende tutti i giochi avversari, la comprensione del sistema di gioco avversario le opzioni, le tendenze dei singoli giocatori. Il passo successivo è selezionare per ridurre i concetti da diffondere dentro il gruppo in modo che siano sufficienti ma non troppi. Il rischio in questi casi si chiama “overcoaching” ovvero esagerare. I video mostrati ai giocatori riflettono questa accortezza. Il compito di analizzare gli avversari spetta ai due assistenti, Massimo Cancellieri e Mario Fioretti ma in partenza anche gli allenatori delle giovanili (i più esperti Paolo Galbiati e Stefano Bizzozero) sono coinvolti nel lavoro di “taglio” delle partite. Significa catalogare le tendenze avversarie per poi individuare le caratteristiche salienti.
Ma per arrivare al risultato “finale” ovvero alla selezione del video da mostrare lo staff tecnico guarda, meglio studia, le cinque gare più recenti di ogni avversario (più quanto accaduto negli scontri precedenti se ci sono stati). Ogni singola azione è catalogata e archiviata. La chiave non è solo individuare le cose da mostrare ai giocatori ma anche decidere come controbattere ovvero quali accorgimenti adottare sia di squadra che individuali per neutralizzare le armi avversarie. E’ una riunione preliminare di staff a concepire il piano partita.
Nel “report” consegnato a ogni giocatore, di ogni avversario della rotazione vengono evidenziate in maniera molto sintetica tre-quattro caratteristiche da ricordare e poi tre-quattro consigli su cosa fare. Quando il Coach Jasmin Repesa pubblicamente si lamentò dopo una partita con Trento, menzionò casualmente che “che Flaccadori va solo a sinistra e Poeta va solo a destra”. Conoscere le tendenze degli avversari è il primo passo per rispondere, ma non è detto che ci si riesca ovviamente.
Poi c’è anche l’aspetto offensivo: si prepara una partita non solo per limitare le armi offensive avversarie ma anche per approfittare dei loro limiti difensivi. Quindi ci sono giocatori da attaccare dal palleggio, altri contro i quali andare a giocare spalle a canestro per procurarsi un vantaggio o indurli al raddoppio di marcatura dal quale normalmente nascono ulteriori opportunità.
In previsione di una partita normalmente la squadra è sottoposta a due o tre riunioni davanti al video, una sulle caratteristiche dei singoli e un’altra su quelle di squadra. Qualche volta quest’ultima è divisa in due sessioni, una per l’attacco e una per la difesa. Non bisogna pensare che le caratteristiche di un playmaker interessino solo i playmaker. “Se c’è una situazione di cambio difensivo ad esempio anche uno come Esteban Batista deve sapere cosa aspettarsi dal playmaker avversario, non solo i suoi avversari diretti”, spiega Fioretti.
Anche nelle riunioni, sono Cancellieri e Fioretti a illustrare le caratteristiche avversarie e il piano partita. Gli interventi di Coach Repesa sono di puntualizzazione o per enfatizzare una scelta. Non è un fatto insolito: il capo allenatore di norma preferisce intervenire poco per dare peso alle sue parole. Generalmente è sul campo che Repesa interviene più spesso anche in termini di correzioni degli errori. Poi è lui a condurre l’ultimo meeting, in spogliatoio, 40 minuti circa prima della palla a due davanti alla lavagna che contiene il piano partita e ricorda in sintesi le caratteristiche salienti dei giocatori avversari.
Qualche volta il video viene mostrato durante l’allenamento e le scelte tattiche provate immediatamente sul campo. Salvo tornare in riunione e passare all’analisi di una situazione ulteriore. Il lavoro al video tuttavia serve anche per auto valutare la squadra. Dopo ogni partita, gli assistenti ricevono il dvd della gara e dopo pochi minuti parte la catalogazione di ogni singolo possesso. I coach, su due piedi, sono in grado di dire l’efficacia di un gioco, di un assetto, di una rimessa o gli errori più frequenti commessi in difesa. Dal momento che tutto è catalogato e indicizzato, dal database dell’Olimpia è possibile in una questione di secondi estrapolare qualsiasi dato o vedere in un attimo tutti i pick and roll giocati, ad esempio, da Kalnietis. Questo lavoro Mario Fioretti lo svolge da anni e ormai costituisce un patrimonio a disposizione della società. Non è un caso che la Nazionale abbia voluto che facesse lo stesso tipo di lavoro per gli azzurri. “La costruzione della squadra, i rapporti e il lavoro sul campo sono ciò che influisce di più sull’esito di una stagione, ma a certi livelli questa mole di dati è indispensabile per indirizzare il lavoro”, dice Fioretti.