Lo scorso 9 gennaio l’Olimpia Milano ha festeggiato i 90 anni di attività. Il 17 marzo del 1957, 69 anni fa, l’Olimpia vinse a Milano contro la Virtus Bologna 67-63 dopo un tempo supplementare. Era la terz’ultima giornata di campionato. Con quel successo l’Olimpia di fatto si assicurò lo scudetto della prima stella.

L’Olimpia vinse il suo scudetto numero 10, quello che le consentì di fregiarsi del diritto di incollare sulle proprie maglie la fatidica stella – anche se allora non si usava -, nella stagione 1956/57. Nella storia del club fu una stagione estremamente significativa, per tanti motivi. Nel corso dell’estate precedente, la famiglia Borletti aveva deciso di uscire definitivamente dal basket non solo come proprietario – era già accaduto, quando aveva passato la mano a Adolfo Bogoncelli – ma anche da sponsor. Quindi la stagione 1956/57 fu la prima con il marchio Simmenthal, del Cavalier Sada, sul petto, un binomio che sarebbe arrivato fino al 1974. Fu anche l’ultima stagione di Cesare Rubini nei panni di giocatore e allenatore anche se in realtà aveva di fatto già rinunciato ad andare in campo con l’arrivo, la stagione precedente da Trieste, di Gianfranco Pieri e, proprio alla vigilia di quella stagione, da Pesaro, di Sandro Riminucci.

La stagione 1956/57 fu l’ultima di Cesare Rubini da allenatore e giocatore. Ma di fatto aveva rinunciato ad andare in campo dopo l’arrivo di Pieri da Trieste e di Riminucci da Pesaro

L’Olimpia aveva vinto all’inizio del decennio cinque scudetti consecutivi, ma poi aveva dovuto rinnovare la squadra, soprattutto aveva perso il grande Sergio Stefanini. Nei due anni precedenti, la Virtus Bologna aveva vinto due scudetti con un nucleo fortissimo composto dal centro Antonio Calebotta, da Achille Canna e Mario Alesini, tutti giocatori della Nazionale. Milano invece stava vivendo un graduale ricambio generazionale. A parte la partenza del grande Sergio Stefanini, e il disimpegno come giocatore di Cesare Rubini, l’altra stella, Romeo Romanutti, il bomber triestino anche se nato a Spalato, pur ancora molto efficace, aveva 30 anni. A quei tempi non erano pochi. Per giocare ai massimi livelli servivano quindi forze fresche, indispensabili per supportare i veterani come Enrico Pagani e Sandro Gamba prima di tutti.

Nel 1956, Rubini scelse anche il primo americano nella storia dell’Olimpia, Ron Clark, il secondo straniero di sempre (l’anno precedente c’era stato il greco Mimis Stephanidis). Nato il 20 marzo 1933 a New York, Clark trascorse la prima parte della sua vita tra New York, Toronto e Springfield. Nel 1951 giocò a Kentucky, ma poi tornò a casa e completò la sua carriera universitaria allo Springfield College. Tra le particolarità di quella stagione ci fu anche l’assenza giustificata nella prima parte di stagione di Cesare Rubini, impegnato alle Olimpiadi di Melbourne nel mese di dicembre con la Nazionale di pallanuoto. In quel periodo, l’Olimpia fu guidata da Mario Borella, allenatore storico, che aveva prodotto i giocatori del settore giovanile dell’epoca tra cui Sandro Gamba. Per questo arrivarono Gianfranco Pieri e Sandro Riminucci, i migliori giovani in circolazione.

Nel 1956, Rubini scelse il primo americano della storia dell’Olimpia, Ron Clark. Ma lui stesso saltò la prima parte di stagione: era impegnato con la nazionale di pallanuoto alle Olimpiadi di Melbourne

Ma la Virtus era la favorita di quella stagione in cui per la prima volta andò a giocare in Piazza Azzarita, nell’odierno PalaDozza. E l’Olimpia cominciò male perdendo a Bologna contro il Motomorini. Quell’anno c’erano 12 squadre in Serie A, di cui tre bolognesi: Virtus Minganti, Motomorini e Preti Gira. L’Olimpia incredibilmente vinse dappertutto, ma non vinse mai a Bologna. Tre viaggi e tre sconfitte. Le uniche di una stagione chiusa con un record di 11-0 in casa. La seconda sconfitta stagionale maturò contro la Virtus, 71-64, ma dopo un tempo supplementare (istituzione recentissima, prima ci si fermava al pareggio). L’americano Clark devastò la rinomata difesa bianconera, costruita da un allenatore siciliano, molto rispettato, un ex giocatore di estro, Vittorio Tracuzzi. Clark segnò 30 punti ma non bastarono.

L’Olimpia in seguito rischiò di perdere due volte: a Cantù si impose 44-43 (Riminucci salvò tutti segnando 21 punti) e a Pesaro contro la Benelli, l’ex squadra di Riminucci dalla quale poi avrebbe acquistato anche Franco Bertini, vinse di tre, 59-56 in una delle più grandi partite offensive della carriera da difensore di Sandro Gamba, 16 punti. Alla fine del girone di andata aveva due sconfitte, esattamente come la Virtus che era caduta a sorpresa a Pavia e poi a Varese.

L’Olimpia perse solo a Bologna in quella stagione. Ma venne salvata a Cantù da Riminucci e a Pesaro da una sorprendente prova offensiva del difensore della squadra, Sandro Gamba

L’Olimpia aveva quindi un vantaggio: lo scontro diretto risolutivo si sarebbe giocato a Milano. Solo che perse di nuovo a Bologna, con il Gira, squadra comunque di classifica medio-alta, scivolando in seconda posizione con una vittoria in meno della Virtus. Il break favorevole arrivò quando la Virtus cedette a Roma contro la Stella Azzurra, riequilibrando la classifica. Lo scontro diretto, a Milano, metteva di fronte le due contendenti a pari punti. E fu una battaglia, praticamente uno spareggio.

Cesare Rubini aveva un problema soprattutto. Clark, che aveva distrutto la Virtus nella partita di Bologna, era assente per infortunio. Lo scudetto, quindi, avrebbe dovuto vincerlo con una squadra tutta italiana (l’americano di Bologna era Fletcher Johnson, un centro). Come la partita di andata, anche la seconda andò al tempo supplementare. Ma questa volta l’Olimpia si impose 67-63. Il ragazzo prodigio, l’Angelo Biondo che veniva dalla Riviera, Sandro Riminucci non aveva ancora compiuto 22 anni, ma decise di firmare personalmente, segnando 23 punti, quello scudetto. Altri 22 li segnò il triestino di Spalato, Romeo Romanutti, il veterano della squadra. In cabina di regia, Gianfranco Pieri, aggiunse 11 punti. Per Riminucci e Pieri, la coppia di guardie più forte probabilmente nella storia della società e forse del basket italiano, si trattò del primo scudetto. Ne avrebbero vinti altri otto inclusi i successivi tre. Riminucci segnò 459 punti in quella stagione. Solo il pivot slavo Toni Vlastelica di Pesaro ne segnò più di lui.

L’Olimpia superò la Virtus in una sorta di spareggio giocato a Milano con 23 punti di Riminucci. Lui e Pieri insieme avrebbero vinto otto scudetti

Battuta la Virtus, l’Olimpia aveva solo bisogno di non rovinare tutto nelle ultime due partite. Non lo fece. Si impose a Varese 84-75, laddove Bologna aveva perso, e chiuse i conti, conquistando ufficialmente lo scudetto della stella, a Milano nel Palazzo dello Sport della Fiera (il predecessore del Palalido), nell’ultima giornata di campionato contro Pesaro, un largo 79-52.

La stagione successiva, l’Olimpia partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni. Superò brillantemente le prime due fasi, poi perse nei quarti di finale contro l’Honved Budapest, cedendo nella gara disputata in Ungheria. Vinse però un altro scudetto, sempre precedendo Bologna, anche cambiando straniero, da Clark a George Bon Salle che poi sarebbe stato sostituito da Pete Tillotson, fino a quando la Federazione non decise di abolire di nuovo i tesseramenti di giocatori stranieri, probabilmente rinviando un assalto serio alla Coppa dei Campioni.

Ma lo scudetto della prima stella fece da spartiacque. Tra l’era Borletti e quella Simmenthal. Tra il Rubini allenatore-giocatore e il Rubini solo allenatore. Tra la generazione di Stefanini e Romanutti e quella di Pieri e Riminucci di cui Pagani e Gamba furono gli anelli di congiunzione. In pratica, quello scudetto strappato alla Virtus bicampione in carica, aprì un nuovo ciclo che avrebbe portato la squadra fino alla conquista del titolo europeo del 1966 e nove titoli italiani in 11 anni. Una dinastia senza precedenti, irripetibile.

Da sinistra in piedi: Cesare Rubini, 5 Pagani, 3 Romanutti, 6 Clark 4 Volpato, 8 Gamba, il general manager Casati.
Accosciati, sempre da sinistra: 7 Pieri,12 Galletti, 11 Padovan, 13 Zappelli, 10 Riminuccii.

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