BORLETTI MILANO 1935/36
1935/1936
Nasce l’Olimpia
1936
Adolfo Bogoncelli
1936 - 1980
BORLETTI MILANO 1936/37
1936/1937
BORLETTI MILANO 1937/38
1937/1938
BORLETTI MILANO 1938/39
1938/1939
L’era Cesare Rubini
1946
Enrico Pagani
1946 - 1960
Cesare Rubini
1948 - 1973
Sergio Stefanini
1949 - 1955
BORLETTI MILANO 1949/50
1949/1950
Romeo Romanutti
1950 - 1958
Sandro Gamba
1950 - 1973
BORLETTI MILANO 1950/51
1950/1951
BORLETTI MILANO 1951/52
1951/1952
BORLETTI MILANO 1952/53
1952/1953
BORLETTI MILANO 1953/54
1953/1954
Gianfranco Pieri
1955 - 1968
Sandro Riminucci
1956 - 1970
SIMMENTHAL MILANO 1956/57
1956/1957
SIMMENTHAL MILANO 1957/58
1957/1958
SIMMENTHAL MILANO 1958/1959
1958/1959
Paolo Vittori
1959 - 1965
SIMMENTHAL MILANO 1959/60
1959/1960
SIMMENTHAL MILANO 1961/62
1961/1962
Gabriele Vianello
1962 - 1967
SIMMENTHAL MILANO 1962/63
1962/1963
Massimo Masini
1963 - 1974
Giulio Iellini
1964 - 1975
SIMMENTHAL MILANO 1964/65
1964/1965
Bill Bradley
1965 - 1966
Skip Thoren
1965 - 1966
SIMMENTHAL MILANO 1965/66
1965/1966
SIMMENTHAL MILANO 1965/66
1965/1966
La prima, storica, Coppa dei Campioni
1966
SIMMENTHAL MILANO 1966/67
1966/1967
Pino Brumatti
1967 - 1977
Renzo Bariviera
1968 - 1986
Arthur Kenney
1970 - 1973
SIMMENTHAL MILANO 1970/71
1970/1971
SIMMENTHAL MILANO 1971/72
1971/1972
SIMMENTHAL MILANO 1971/72
1971/1972
SIMMENTHAL MILANO 1971/72
1972
Franco Casalini
1972 - 1990
Vittorio Ferracini
1973 - 1983
Franco Boselli
1975 - 1987
CINZANO MILANO 1975/76
1975/1976
Toni Cappellari
1976
Vittorio Gallinari
1976 - 1987
Mike D’Antoni
1977 - 1994
L’arrivo di Dan Peterson
1978
Dan Peterson
1978 - 1987
John Gianelli
1980 - 1983
Gianmario Gabetti
1980 - 1994
Dino Meneghin con la stella
1981
Roberto Premier
1981 - 1989
Dino Meneghin
1981 - 1991
BILLY MILANO 1981/82
1981/1982
Joe Barry Carroll
1984 - 1985
Russ Schoene
1984 - 1986
Riccardo Pittis
1984 - 1993
SIMAC MILANO 1984/85
1984/1985
SIMAC MILANO 1984/85
1984/1985
SIMAC MILANO 1985/86
1985/1986
SIMAC MILANO 1985/86
1985/1986
Bob McAdoo
1986 - 1991
Raffaele Morbelli
1986 - 1997
TRACER MILANO 1986/87
1986/1987
TRACER MILANO 1986/87
1986/1987
TRACER MILANO 1986/87
1986/1987
Il Grande Slam
1987
TRACER MILANO 1987/88
1987
TRACER MILANO 1987/88
1987/1988
Il Back-to-back europeo
1988
PHILIPS MILANO 1988/89
1988/1989
L’ultimo scudetto di Mike D’Antoni
1989
Flavio Portaluppi
1992 - 2002
PHILIPS MILANO 1992/93
1992/1993
Dejan Bodiroga
1994 - 1996
Ferdinando Gentile
1994 - 1998
Rolando Blackman
1995 - 1996
STEFANEL MILANO 1995/96
1995/1996
STEFANEL MILANO 1995/96
1995/1996
Cambia tutto, vince Tanjevic
1996
Inizia l’era Armani
2004
La nuova era dell’Olimpia
2008
Mason Rocca
2008-2012
Keith Langford
2012-2014
Curtis Jerrells
2013-2019
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2013/14
2013/2014
Red Shoes are back
2014
Kruno Simon
2015-2017
Rakim Sanders
2015-2017
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2015/16
2015/16
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2015/16
2015/2016
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2016/17
2016
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2016/17
2016/2017
Vlado Micov
2017-2021
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2017/18
2017/18
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2017/18
2017/2018
A|X ARMANI EXCHANGE MILANO 2018/19
2018
2019 L’ERA MESSINA
2019
Sergio Rodriguez
2019-2022
A|X ARMANI EXCHANGE MILANO 2020/21
2020
Gigi Datome
2020-2023
A|X ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO 2020/21
2020/2021
A|X Armani Exchange Milano 2021/22
2021/22
A|X Armani Exchange Milano 2021/22
2022
EA7 Emporio Armani Milano 2022/23
2023
La Terza Stella
2023
EA7 Emporio Armani Milano 2023/24
2024
EA7 EMPORIO ARMANI 2024/25
2024
EA7 EMPORIO ARMANI 2025/26
2025
EA7 EMPORIO ARMANI 2025/26
2026
2026: L’ERA POETA
2026
EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2025/26
2026
La squadra del primo storico scudetto
1935/1936 BORLETTI MILANO 1935/36
La prima squadra dell’Olimpia a vincere lo scudetto fu il Borletti Milano nel 1936. Decisive nel girone finale le due vittorie sulla Virtus Bologna inclusa quella in trasferta 23-18. Nel girone finale riservato a quattro squadre, il Borletti perse solo a Roma di un punto. Enrico Castelli e Sergio Paganella guidavano il gruppo allenato da Giannino Valli. Con quel successo, Milano interruppe il duopolio Trieste-Roma che aveva conquistato i precedenti sette titoli italiani.
ROSTER: Davide Bottasini, Franco Brusoni, Enrico Castelli, Ezio Conti, Emilio Giassetti, Camillo Marinone, Sergio Paganella. Allenatore: Giannino Valli.
Cesare Rubini da giocatore
1936 Nasce l’Olimpia
Bogoncelli è stato un dirigente innovativo, geniale. Ha inventato le sponsorizzazioni prima con il Borletti poi con quella storica del Simmenthal, ha praticamente creato un vero mercato per i giocatori, ha diffuso il verbo del basket portando in Italia gli Harlem Globetrotters negli anni in cui erano la squadra più famosa e anche più forte al mondo per la presenza dei giocatori di colore - praticamente banditi dalla NBA - tra cui il fenomenale Wilt Chamberlain. Bogoncelli ha inventato Rubini allenatore-giocatore, poi sotto la sua ala c'è stato il primo grande binomio allenatore-assistente ovvero Rubini il grande motivatore carismatico e Sandro Gamba, lo scienziato del basket. Nel 1966 Bogoncelli ha portato a Milano come straniero di coppa Bill Bradley, il giocatore universitario dell'anno, trasferitosi a Oxford per studiare rinviando l'ingresso nella NBA di due anni. L'ultimo grande colpo della sua straordinaria carriera dirigenziale è stato l'ingaggio di Dan Peterson come allenatore dopo che già aveva scelto Toni Cappellari quale manager all'addio di Rubini creando un'altra grande coppia: Cappellari-Peterson.
Bogoncelli uscì dal basket aprendo le porte alla famiglia Gabetti nel 1980. In quel momento l'Olimpia aveva vinto 19 scudetti, gli ultimi 15 sotto la sua ala magica.
Adolfo Bogoncelli
1936 - 1980 Adolfo Bogoncelli
Nel 1937 il Borletti si confermò Campione d'Italia
1936/1937 BORLETTI MILANO 1936/37
Il Borletti campione d’Italia riuscì a confermarsi un anno dopo al termine di una stagione “perfetta”: vinse 14 partite su 14 nella prima fase superando due volte la rivale principale che era la Ginnastica Triestina, battuta nettamente a Milano ma liquidata anche a Trieste con il punteggio di 23-21. A quel punto la finale scudetto fu contro la Filotecnica Milano, un derby, ma il Borletti dominò entrambe le partite. Enrico Castelli e Sergio Paganella erano le stelle della squadra, ambedue reduci dai Giochi Olimpici di Berlino, i primi con il basket nel programma.
ROSTER: Egizio Bianchi, Davide Bottasini, Franco Brusoni, Enrico Castelli, Ezio Conti, Emilio Giassetti, Camillo Marinone, Sergio Paganella. Allenatore: Giannino Valli.
1937/1938 BORLETTI MILANO 1937/38
Three-peat per il Borletti in una stagione più difficile della precedente. Con formula a girone all'italiana, unico, nove squadre, l’Olimpia perse due volte, a Trieste e Napoli, chiudendo con 15-2 di record contro il 12-5 della Virtus Bologna, battuta nettamente a casa sua, 55-38. La squadra era sostanzialmente la stessa dei due titoli precedenti, con Giannino Valli in panchina e le star Paganella e Castelli in campo.
ROSTER: Egizio Bianchi, Franco Brusoni, Cesare Caneta, Enrico Castelli, Camillo Marinone, Sergio Paganella, Mino Pasquini. Allenatore: Giannino Valli.
Il Borletti Campione d'Italia nel 1939
1938/1939 BORLETTI MILANO 1938/39
Quarto titolo consecutivo per il Borletti che finisce la stagione 14-2 precedendo Triestina e Virtus Bologna, le rivali dell’epoca. La Ginnastica era riuscita a vincere a Milano, unica in quattro anni, 34-28, ma il Borletti rimediò imponendosi 26-22 in trasferta. L’altra sconfitta maturò a Bologna, 28-16. Decisiva però la sconfitta della Triestina a Pavia 34-33 mentre l’Olimpia contro il Guf (che finì quarto e di fatto "decise" lo scudetto) vinse 47-46 in trasferta. Si tratta del quarto scudetto dello squadrone di Paganella e Castelli, di Coach Giannino Valli.
ROSTER: Cesare Caneta, Enrico Castelli, Ezio Conti, Alfredo Garavaglia, Camillo Marinone, Mario Novelli, Sergio Paganella, Mino Pasquini. Allenatore: Giannino Valli.
Cesare Rubini da capo allenatore
1946 L’era Cesare Rubini
Ma l'Olimpia è il club, anche più della Nazionale, che identifica la storia di Rubini. A Milano, vinse da giocatore e allenatore, sei scudetti di cui cinque consecutivi e nel 1966 il titolo europeo ottenuto battendo lo Slavia Praga a Bologna. Mai una squadra italiana era arrivata così in alto. Negli anni di Rubini nacque il mito delle scarpette rosse: le scoprì in America e le importò in Italia. La sua squadra era fenomenale, aveva Gianfranco Pieri che fece acquistare dopo aver subito da lui 34 punti in una gara contro Trieste, aveva l'angelo biondo Sandro Riminucci, che segnò 77 punti in una partita, ma negli anni ha avuto anche Romeo Romanutti, Sergio Stefanini, Ricky Pagani, Sandro Gamba, Nane Vianello, Paolo Vittori, fino ad arrivare a Massimo Masini, Renzo Bariviera, Giulio Iellini, Pino Brumatti, Arthur Kenney negli anni '70 quando poi - era il 1974 - lasciò la panchina per diventare general manager dell'Olimpia e completare la sua storica carriera che l'avrebbe infine condotto in Nazionale di nuovo al fianco di Sandro Gamba con il quale avrebbe vinto l'oro europeo del 1983.
Enrico Pagani
1946 - 1960 Enrico Pagani
Cesare Rubini
1948 - 1973 Cesare Rubini
1949 - 1955 Sergio Stefanini
Il Borletti nel 1950 interruppe il ciclo della Virtus
1949/1950 BORLETTI MILANO 1949/50
Il ciclo della Virtus Bologna viene interrotto dal primo scudetto conquistato con Cesare Rubini, nei panni di allenatore e giocatore del grande Borletti, che avrebbe aperto a sua volta un ciclo clamoroso con cinque successi consecutivi. Milano finì la stagione 21-5 precedendo di una partita la Virtus Bologna con la quale il bilancio era di 1-1. Il Borletti aveva Sergio Stefanini, veneziano di sangue brasiliano che aveva già vinto tanto con la Reyer prima della guerra. L’altra star era il play-guardia Ricky Pagani.
ROSTER: Alessandro Acerbi, Emilio Baruffi, Virgilio Beretta, Romano Crivelli, Pierluigi Fornasier, Giovanni Miliani, Enrico Pagani, Gianantonio Pegurri, Cesare Rubini, Giuseppe Sforza, Sergio Stefanini, Luigi Sumberaz-Sotte. Allenatore: Cesare Rubini
Romeo Romanutti
1950 - 1958 Romeo Romanutti
Sandro Gamba
1950 - 1973 Sandro Gamba
Il Borletti Campione d'Italia nel 1951
1950/1951 BORLETTI MILANO 1950/51
Il Borletti si conferma Campione d'Italia staccando le avversarie dell'epoca ovvero Ginnastica Roma e Virtus Bologna. 22 vittorie in 26 gare incluso un pareggio per lo squadrone di Cesare Rubini. Sergio Stefanini si conferma miglior giocatore del campionato vincendo la classifica marcatori co 18.2 punti di media in un’epoca in cui solo lui e altre due giocatori chisuero l’anno in doppia cifra.
ROSTER: Alessandro Acerbi, Emilio Baruffi, Giovanni Miliani, Enrico Pagani, Gianantonio Pegurri, Reina, Sergio Stefanini, Giuseppe Sforza, Romeo Romanutti, Cesare Rubini. Allenatore: Cesare Rubini.
La squadra del terzo scudetto consecutivo nel 1952
1951/1952 BORLETTI MILANO 1951/52
Il three-peat è conquistato di misura sulla Virtus Bologna nonostante una sconfitta di 14 punti in Sala Borsa, in trasferta. L’Olimpia però fu più spietata nel resto della stagione, ebbe il miglior attacco del campionato con i primi due realizzatori del torneo, Sergio Stefanini ovviamente e Romeo Romanutti, arrivato un anno prima da Trieste. In due accumularono oltre 30 punti di media, una cifra impensabile in un’epoca in cui il Borletti squadra ne ebbe 52 per gara. Fu il primo scudetto di Sandro Gamba.
ROSTER: Benazuz, Sandro Gamba, Giovanni Miliani, Enrico Pagani, Reina, Romeo Romanutti, Cesare Rubini, Giuseppe Sforza, Sergio Stefanini, Gilberto Valsecchi. Allenatore: Cesare Rubini
Il Borletti Campione d'Italia nel 1953
1952/1953 BORLETTI MILANO 1952/53
Il quarto scudetto in fila arriva in modo perentorio con un vantaggio netto sulla Virtus Bologna, dieci punti in classifica, nonostante la sconfitta in Emilia per 59-56. L’Olimpia ha i primi due realizzatori del torneo, Sergio Stefanini è capocannoniere con 18.9 punti di media, un'enormità per quell'epoca. Ma Romeo Romanutti è secondo con 18.8.
ROSTER: Sandro Gamba, Giovanni Miliani, Renato Padovan, Enrico Pagani, Reina, Romeo Romanutti, Cesare Rubini, Giuseppe Sforza, Gilberto Valsecchi. Allenatore: Cesare Rubini
La squadra del quinto titolo italiano consecutivo
1953/1954 BORLETTI MILANO 1953/54
Un altro scudetto per il Borletti, il quinto consecutivo, è conquistato vincendo 20 partite su 22 e precedendo una nuova avversaria anche se dello stesso luogo della “vecchia”. Il Gira Bologna finì secondo con 19-3 e riuscì a battere le Scarpette Rosse 67-57 sul proprio campo. Per il secondo anno consecutivo il pivot veneziano di origini brasialiane Sergio Stefanini e il triestino Romeo Romanutti finirono primo e secondo nella classifica marcatori. Per Stefanini fu la quarta affermazione consecutiva.
ROSTER: Fiorenzo Galletti, Sandro Gamba, Giovanni Miliani, Renato Padovan, Enrico Pagani, Reina, Romeo Romanutti, Cesare Rubini, Giuseppe Sforza, Enrico Riganti. Allenatore: Cesare Rubini.
Gianfranco Pieri
1955 - 1968 Gianfranco Pieri
1956 - 1970 Sandro Riminucci
La squadra che ha vinto il decimo scudetto nel 1957
1956/1957 SIMMENTHAL MILANO 1956/57
Si tratta di uno scudetto storico: il primo con il marchio Simmenthal; il decimo assoluto che vale la prima stella; e anche il primo conquistato con l’apporto di un americano, Ron Clark (da Springfield College). Il Simmenthal vinse 19 partite su 22 perdendo solo le tre trasferte di Bologna contro Minganti, Motomorini e Preti (nessuna delle ultime due da confondere con la Fortitudo). E’ anche il primo scudetto vinto con Cesare Rubini nei panni esclusivi di allenatore. Sandro Riminucci segnò 20.9 punti di media, terzo assoluto ma primo italiano, appena acquistato da Pesaro.
ROSTER: Ronald Clark, Fiorenzo Galletti, Sandro Gamba, Renato Padovan, Enrico Pagani, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Romeo Romanutti, Cesare Volpato, Zappelli. Allenatore: Cesare Rubini.
Il Simmenthal 1957/58 Campione d'Italia con 21-1 di record
1957/1958 SIMMENTHAL MILANO 1957/58
Ventuno vittorie e una sola sconfitta, nel derby con Varese, in un campionato dominato e chiuso davanti alle tre squadre di Bologna con la Virtus battuta nettamente anche a casa sua. C’era ancora la vecchia guardia rappresentata da Ricky Pagani e Romeo Romanutti ma era un Simmenthal che stava vivendo il ricambio generazionale con Gianfranco Pieri e Sandro Riminucci più Gianfranco Sardagna (goriziano, anche in Nazionale, che fece avanti e indietro con Bologna). L’americano era George Bon Salle di Chicago, dall’università dell’Illinois (a fine anno sarebbe tornato a casa per giocare a Denver e poi Chicago da professionista) che giocava con gli occhiali.
ROSTER: Fiorenzo Galletti, Sandro Gamba, Enrico Pagani, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Romeo Romanutti, George Bon Salle, Gianfranco Sardagna, Cesare Volpato, Zappelli. Allenatore: Cesare Rubini.
1958/1959 SIMMENTHAL MILANO 1958/1959
Il Simmenthal perse due volte in casa, contro Oransoda Bologna e Stella Azzurra Roma, perse anche a Cantù contro la Levissima 82-81 e fu costretta a giocarsela fino in fondo. Non c’era più Romanutti, c’era ancora Ricky Pagani, da Pesaro arrivò anche il Ragno, Franco Bertini. L’americano era Pete Tillotson, che chiuse a 20.8 di media. Era un centro reduce da una carriera strepitosa a Michigan. Dopo l’anno di Milano, giocò una stagione a Syracuse ma si infortunò al ginocchio e si ritirò presto.
ROSTER: Franco Bertini, Nino Cescutti, Fiorenzo Galletti, Sandro Gamba, Enrico Pagani, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Romeo Romanutti, Pete Tillotson, Cesare Volpato. Allenatore: Cesare Rubini.
Paolo Vittori
1959 - 1965 Paolo Vittori
Il Simmenthal dello scudetto del 1960
1959/1960 SIMMENTHAL MILANO 1959/60
In vista delle Olimpiadi di Roma 1960 la Federazione elimina gli stranieri dal campionato italiano ma la sostanza non cambia. L’ex Olimpia, Nino Cescutti, vince la classifica marcatori e rende fortissima Pesaro, che finisce quarta ma il Simmenthal si conferma per la quinta volta consecutiva davanti alla Virtus Bologna, battuta due volte negli scontri diretti. E’ in trasferta che l’Olimpia fabbrica il suo scudetto vincendo anche a Varese che era stata capace di vincere il derby a Milano. E’ il primo scudetto di Paolone Vittori, ala forte isontina, ma ha un ruolo importante anche il saltatore sardo Claudio Velluti, sotto la leadership esperta di Sandro Gamba.
ROSTER: Fiorenzo Galletti, Sandro Gamba, Augusto Giomo, Giandomenico Ongaro, Enrico Pagani, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Claudio Velluti, Paolo Vittori, Cesare Volpato. Allenatore: Cesare Rubini.
Il Simmenthal vinse nel 1962 il primo di cinque spareggi con Varese
1961/1962 SIMMENTHAL MILANO 1961/62
Dopo cinque scudetti in fila, il Simmenthal si arrese all’Ignis Varese nella stagione 1960/61 ma tornò a vincere già nella stagione 1961/62 assicurandosi il primo, dimenticatissimo, spareggio contro Varese, il 19 aprile del 1962 a Bologna, 68-61. Rientrato Sardagna dalla Virtus Bologna, le tre star restano Pieri, Riminucci e Vittori, dopo il ritiro di Ricky Pagani. Per la verità l’Olimpia avrebbe dovuto avere anche Gabriele Vianello ma Varese che con lui aveva vinto lo scudetto precedente bloccò il trasferimento fermandolo un anno. Nello spareggio, l’Olimpia ebbe 23 punti da Paolo Vittori e 12 da Giando Ongaro, che era più noto per le qualità di difensore e combattente.
ROSTER: Marco Binda, Sandro Gamba, Giandomenico Ongaro, Lucio Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Gianfranco Sardagna, Claudio Velluti, Corrado Vescovo, Paolo Vittori, Cesare Volpato. Allenatore: Cesare Rubini.
Gabriele Vianello
1962 - 1967 Gabriele Vianello
Il Simmenthal da 26/26 del 1963
1962/1963 SIMMENTHAL MILANO 1962/63
Nane Vianello è finalmente libero di giocare nel Simmenthal, dopo lo stop imposto dall'Ignis, e con una sorta di Dream Team italiano (cinque giocatori tra i più grandi di sempre, 399 presenze in azzurro, un'enormità considerate l'epoca, più Sardagna), il Simmenthal "uccide" il campionato vincendo 26 partite su 26 e collezionando lo scudetto numero sette in otto anni. Proprio Vianello è il top scorer della squadra con 19.6 punti di media. Ignis Varese e Knorr Bologna la seguono in classifica.
ROSTER: Marco Binda, Sandro Gamba, Giandomenico Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Gianfranco Sardagna, Corrado Vescovo, Gabriele Vianello, Paolo Vittori, Cesare Volpato. Allenatore: Cesare Rubini.
Massimo Masini
1963 - 1974 Massimo Masini
Giulio Iellini
1964 - 1975 Giulio Iellini
L'ultimo Simmenthal Campione d'Italia senza stranieri
1964/1965 SIMMENTHAL MILANO 1964/65
L’Ignis interruppe ancora l’egemonia di Milano nel 1964 in una volata che vide in lotta per lo scudetto anche la Knorr Bologna del grande Dado Lombardi, capocannoniere del campionato. Il Simmenthal tornò a vincere nel 1964/65 nell’ultima stagione senza stranieri ammessi o la prima con un giovane centro proveniente da Montecatini, Massimo Masini, e il giovanissimo playmaker triestino Giulio Iellini, a supportare il gruppo storico formato da Pieri, Riminucci, Vianello e Vittori, oltre che dal mastino Giando Ongaro.
ROSTER: Marco Binda, Giulio Iellini, Franco Longhi, Massimo Maggini, Massimo Masini, Giandomenico Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Gabriele Vianello, Paolo Vittori. Allenatore: Cesare Rubini.
Bill Bradley
1965 - 1966 Bill Bradley
1965 - 1966 Skip Thoren
La squadra del 1966 Campione d'Italia
1965/1966 SIMMENTHAL MILANO 1965/66
E’ il campionato più discusso della storia del basket italiano, perché Simmenthal e Ignis se lo giocarono in uno spareggio secco che Varese vinse nettamente 74-59 ma utilizzando Tony Gennari, che aveva già giocato da straniero in coppa, ed era stato italianizzato solo alla vigilia. La partita venne cancellata e assegnata a tavolino al Simmenthal dopo molte polemiche e un mese e mezzo di discussioni e ricorsi. Era il primo anno dopo la riapertura delle frontiere ma l’evento chiave fu il passaggio di Paolone Vittori proprio a Varese, operazione con la quale l’Ignis vendicò la “perdita” di Vianello. L’Olimpia prese Skip Thoren dall’università dell’Illinois. Tuttavia quella è la stagione del successo in Coppa dei Campioni dove Milano aveva anche Bill Bradley, inutilizzabile in campionato.
ROSTER: Marco Binda, Giulio Iellini, Luciano Gnocchi, Franco Longhi, Massimo Masini, Giandomenico Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Skip Thoren, Gabriele Vianello. Allenatore: Cesare Rubini.
Il trionfo del Simmenthal nella Coppa dei Campioni del 1966 a Bologna
1965/1966 SIMMENTHAL MILANO 1965/66
Il Simmenthal aveva grandi ambizioni per quell’edizione della Coppa dei Campioni. Era riuscita a prendere Bill Bradley proprio pensando alla finale di Bologna. Bradley viveva e studiava a Oxford in Inghilterra così era utilizzabile solo in Coppa. Arrivava da Londra per riunirsi alla squadra e poi rientrare dopo ogni partita. Ma era un’addizione straordinaria. Con Bradley era stato possibile compensare la perdita sul mercato precedente di Paolo Vittori. L’Olimpia liquidò in finale lo Slavia Praga che già aveva asfaltato a Milano durante la fase preliminare della Coppa. Ma l’impresa vera fu ribaltare il punteggio contro il Real Madrid nei quarti di finale. Gli spagnoli erano i detentori del trofeo e lo avrebbero rivinto nel 1967 battendo proprio il Simmenthal nella finale di Madrid. L’Olimpia al Palalido dilagò nella ripresa con un Vianello da 40 punti, “penso sia stata la miglior partita della mia vita”, disse. Battuto il Real Madrid, l’occasione era d’oro. L’Olimpia sconfisse il CSKA Mosca in semifinale mentre lo Slavia, a Milano, ebbe la meglio sull’AEK Atene. L’Olimpia vinse la finale 77-72, Thoren segnò 21 punti e per la prima volta una squadra italiana vinse la Coppa dei Campioni di basket. Fu la prima nella storia dell’Olimpia e l’apice della carriera di una generazione di giocatori che in Italia avevano vinto tutto, come Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci e Gabriele Vianello.
ROSTER: Marco Binda, Giulio Iellini, Luciano Gnocchi, Franco Longhi, Massimo Masini, Giandomenico Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Skip Thoren, Gabriele Vianello. Allenatore: Cesare Rubini.
Bill Bradley la star della prima Coppa
1966 La prima, storica, Coppa dei Campioni
L'americano scelto fu Duane "Skip" Thoren, un centro che veniva da Illinois e successivamente avrebbe giocato nella ABA (giocando l'All-Star Game del 1969) a Minnesota e Miami. Ma la squadra di quell'anno sarà sempre ricordata come quella di Bill Bradley, che arrivò a Milano in circostanze uniche. Giocatore dell'anno a Princeton, che portò fino alla semifinale NCAA, nativo del Missouri, figlio di un banchiere di Crystal City, Bradley considerava il basket un intermezzo piacevole della propria vita. Il suo grande sogno non era giocare nella NBA ma diventare presidente degli Stati Uniti (si sarebbe fermato ad una candidatura fermata nelle primarie per il Partito Democratico da Al Gore). Per 18 anni fu senatore dello stato del New Jersey. Per arrivare a quel punto dovette tuttavia studiare molto e prepararsi bene: laureatosi a Princeton, decise di studiare nei due anni successivi in Inghilterra, a Oxford. Fu allora che all'Olimpia venne la geniale ideale di proporgli di essere quello che ai tempi si chiamava "americano di coppa", non utilizzabile in campionato ma in ambito internazionale. Bradley studiava in Inghilterra, poi a metà settimana saliva su un aereo e raggiungeva Milano per giocare in Coppa dei Campioni. Sul piano del talento e dell'intelligenza tattica era di un'altra categoria. Bradley, dopo Milano, sarebbe diventato un "Hall of Famer" e avrebbe vinto due titoli NBA a New York - dove ha speso tutto il resto della sua carriera professionistica - e giocato tre finali. La sua maglia numero 24 fu ritirata dai Knicks.
La stagione di Bradley, pur circoscritta a poche partite, resterà nella storia del basket italiano. Gli aneddoti non si contano, Bradley si poteva allenare poco ma non ne risentiva. Dicono passeggiasse in Corso Buenos Aires e si allenasse, senza mai voltarsi, a ricordare cosa ci fosse nelle vetrina per tenere in esercizio la sua visione periferica. Superata la fase eliminatoria contro i tedeschi di Giessen e gli israeliani dell'Hapoel Tel Aviv. Nel girone eliminatorio, il fantastico belga di nome Willy Steveniers segnò 44 punti per il Racing Malines, una potenza all'epoca, vanificando i 43 di Bradley. In trasferta, l'Olimpia perderà anche a Praga e Madrid, ma rimedierà sempre in casa e alla fine la differenza canestri vale la qualificazione. Al Palalido il 93-76 contro il Real, permette alle scarpette rosse di volare alle Final Four grazie a 40 punti di Gabriele Vianello e 27 di Bradley.
L'esperimento Final Four parte dal Palalido dove giocano Slavia Praga e AEK Atene. A Bologna l'Olimpia affronta la tremenda Armata Rossa di Mosca che aveva vinto la coppa nel 1961 e nel 1963. Milano vince 68-57, Massimo Masini segna 15 punti e Bradley aggiunge 20 punti. L'1 aprile in Piazza Azzarita a Bologna si gioca la finale contro lo Slavia Praga guidato da Jiri Zidek, padre dell'omonimo centro che avrebbe vinto il titolo NCAA a UCLA giocando nella NBA e molti anni in Europa. L'Olimpia vinse 77-72 con una grande prova di squadra: 21 punti li segna Vianello, 21 Thoren, 14 Bradley, 10 Riminucci. Nessuna squadra italiana aveva mai vinto la Coppa dei Campioni.
Quella fu l'anno dello scudetto vinto a tavolino contro Varese che schierava in posizione irregolare l'oriundo Tony Gennari. Fu anche l'aprice di quello squadrone che un anno dopo con stranieri Steve Chubin e Red Robbins raggiunse di nuovo la finale di Coppa dei Campioni perdendola però a Madrid contro il Real che giocava in casa.
Nel 1967 il Simmenthal vinse lo scudetto
1966/1967 SIMMENTHAL MILANO 1966/67
Quattro delle prime cinque del campionato sono squadre lombarde. L'All’Onestà, la seconda squadra di Milano, finisce terza ma ci sono tre vittorie di differenza tra Simmenthal e Ignis, prima e seconda. L’Olimpia perde solo a Livorno e Varese. La squadra è la stessa della stagione precedente, quella che vinse scudetto e Coppa dei Campioni, tranne Skip Thoren, sostituito dal grande Steve Chubin che segnò 20.8 punti di media. Quell’anno il Simmenthal giocò di nuovo la finale di Coppa dei Campioni perdendola contro il Real a Madrid (americano di Coppa era Red Robbins).
ROSTER: Marco Binda, Steve Chubin, Luciano Gnocchi, Giulio Iellini, Franco Longhi, Massimo Masini, Giandomenico Ongaro, Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Gabriele Vianello. Allenatore: Cesare Rubini
Pino Brumatti
1967 - 1977 Pino Brumatti
Renzo Bariviera
1968 - 1986 Renzo Bariviera
Arthur Kenney
1970 - 1973 Arthur Kenney
Art Kenney è nato a New York il 5 marzo 1946, in 71 gare di campionato con la maglia del Simmenthal ebbe 14.3 punti e 11.8 rimbalzi a partita.
1970/1971 SIMMENTHAL MILANO 1970/71
Il Simmenthal vinse la sua prima Coppa delle Coppe battendo in finale nel doppio confronto lo Spartak Leningrado. Persa la gara di andata in Unione Sovietica di 10, l’Olimpia rispose al Palalido imponendosi 71-52. Entrata in scena nei quarti di finale, eliminò nettamente l’Hapoel Tel Aviv e poi in semifinale la Fides Napoli. Quella fu la stagione in cui l’Olimpia finì 21-1 in campionato ma venne costretta allo spareggio di Roma perdendolo contro l’Ignis 65-57 nonostante la doppia doppia (12+13) di Kenney e i 16 punti di Brumatti.
LA FINALE GARA 1
Spartak Leningrado-Simmenthal Milano 66-56
Spartak: Bolshakov 3, Fëdorov 9, Shtukin 4, Aleksandr Belov 16, Ivanov 12, Arzamaskov 4, Volchkov 12, Yumashev 4, Rozhin 2. Allenatore: Kondrashin.
Simmenthal: Giomo 4, Iellini 12, Bariviera 4, Kenney 6, Masini 19, Brumatti 9, Cerioni 2, Papetti, Gaggiotti, Paleari. Allenatore: Rubini
LA FINALE GARA 2
Simmenthal Milano-Spartak Leningrado 71-52
Simmenthal: Giomo 8, Iellini 6, Bariviera 11, Kenney 19, Masini 18, Brumatti 9, Cerioni, Gaggiotti, Papetti, Paleari. Allenatore: Rubini.
Spartak: Bolshakov 6, Fëdorov 10, Shtukin 8, Aleksandr Belov 9, Ivanov 11, Yumashev 4, Volchkov 2, Arzamaskov, Rozhin, Krivoschkëkov, Makeev 2, Potanin. Allenatore: Kondrashin
ROSTER: Renzo Bariviera, Paolo Bianchi, Pino Brumatti, Mauro Cerioni, Giorgio Gaggiotti, Giorgio Giomo, Giulio Iellini, Arthur Kenney, Massimo Masini, Roberto Paleari, Giorgio Papetti. Allenatore: Cesare Rubini.
il Simmenthal del "Piccolo Slam"
1971/1972 SIMMENTHAL MILANO 1971/72
Il Simmenthal dopo quattro anni torna a vincere lo scudetto: perde tre gare durante la stagione, con Cantù, Varese e Bologna. Finisce a pari punti con l’Ignis e ripete lo spareggio della stagione precedente ma questa volta a Roma si impone 64-60 con 14 punti di Pino Brumatti, 12 punti e sei palle rubate di Renzo Bariviera, 12 punti e 16 rimbalzi di Arthur Kenney. Fu l'ultimo scudetto di Cesare Rubini e completò una stagione trionfale in cui l'Olimpia vinse anche la Coppa delle Coppe, seconda affermazione internazionale della sua storia, e concluse conquistando la Coppa Italia. In squadra c'erano sei nazionali più Paolo Bianchi, prodotto del settore giovanile che era il miglior giovane del campionato.
ROSTER: Renzo Bariviera, Paolo Bianchi, Sergio Borlenghi, Pino Brumatti, Mauro Cerioni, Claudio Ferrari, Giorgio Giomo, Giulio Iellini, Doriano Jacuzzo, Arthur Kenney, Massimo Masini. Allenatore: Cesare Rubini.
La squadra della Coppa delle Coppe 1972
1971/1972 SIMMENTHAL MILANO 1971/72
Il Simmenthal entrò in scena dei quarti di finale, due gironcini a tre squadre in cui finì al secondo posto dietro la Stella Rossa. Fu la partita del calcio di Moka Slavnic a Coach Cesare Rubini e l’inseguimento in tribuna di Arthur Kenney che si fece largo tra la Polizia locale. Non essendo proponibile tornare a Belgrado la finale venne giocata a Salonicco tra le stesse due squadre con la vittoria dell’Olimpia dopo una battaglia decisa dai 23 punti proprio di Kenney, virtuale MVP della competizione. Milano in semifinale aveva eliminato la Fides Napoli. La finale finì 74-70: ci furono anche 12 punti di Massimo Masini e 11 di Giulio Iellini.
ROSTER: Renzo Bariviera, Paolo Bianchi, Sergio Borlenghi, Pino Brumatti, Mauro Cerioni, Claudio Ferrari, Giorgio Giomo, Giulio Iellini, Doriano Jacuzzo, Arthur Kenney, Massimo Masini. Allenatore: Cesare Rubini.
il Simmenthal vincitore della Coppa Italia 1972
1972 SIMMENTHAL MILANO 1971/72
La prima vittoria dell’Olimpia in Coppa Italia, una competizione nata nel 1968, in prospettiva storica gode di un significato speciale perché consentì alla squadra di completare quello che venne poi ribattezzato “Piccolo Slam”. Le Final Four di Coppa Italia, a Torino, furono in realtà l’ultimo atto di una stagione che per il Simmenthal era già stata trionfale con le vittorie in Coppa delle Coppe e in campionato. L’Olimpia si qualificò battendo Genova nel primo turno e poi la seconda squadra di Varese e Caserta nel concentramento che si svolse proprio a Caserta. Viceversa, a Torino, il Simmenthal dovette abbattere la Mobilquattro nel derby di Milano in campo neutro, un eloquente 111-91. In finale contro Varese, l'Olimpia vinse 81-77. Il Simmenthal dominò la partita guidandola anche di 13 punti nel secondo tempo. L’Ignis rimontò nel finale senza essere pericolosa solo dopo l’uscita per falli di Arthur Kenney. A quei tempi non si assegnava il titolo di MVP ma se ci fosse stato l’avrebbe vinto Pino Brumatti, autore di 24 punti (14 li segnò l’altra guardia Giulio Iellini, e altrettanti Massimo Masini). L’Olimpia però costruì la sua partita in difesa, tenendo l’Ignis a 29/81 dal campo. In particolare, Marino Zanatta ebbe 3/16 e Dodo Rusconi 1/12.
ROSTER: Renzo Bariviera, Paolo Bianchi, Sergio Borlenghi, Pino Brumatti, Mauro Cerioni, Claudio Ferrari, Giorgio Giomo, Giulio Iellini, Doriano Jacuzzo, Arthur Kenney, Massimo Masini. Allenatore: Cesare Rubini.
Franco Casalini
1972 - 1990 Franco Casalini
Vittorio Ferracini
1973 - 1983 Vittorio Ferracini
Franco Boselli
1975 - 1987 Franco Boselli
1975/1976 CINZANO MILANO 1975/76
Dopo l’addio del Simmenthal e la parentesi Innocenti, tocca al Cinzano sponsorizzare l’Olimpia in una fase di ricostruzione. Via Giulio Iellini (Varese) e Renzo Bariviera (Forlì) dopo le dipartite di Masini e Cerioni, Pino Brumatti diventa il faro della squadra che è allenata da Pippo Faina e lancia Vittorio Ferracini. Dall’America torna Red Robbins ma è in declino e la scelta di usare Mike Sylvester come straniero di coppa influisce sul rendimento in campionato dove arriva una clamorosa retrocessione. Al tempo stesso, il Cinzano vince la Coppa delle Coppe: elimina il Solna, nel girone a quattro finisce secondo dietro l’Estudiantes, comunque battuto al Palalido, e in semifinale supera il Rabotnicki Skopje contenendo a 15 punti il divario nella gara giocata in Macedonia dove i grandi protagonisti furono Robbins (24) e a sorpresa Sergio Borlenghi. La finale si gioca a Torino contro l’Aspo Tours, squadra francese. L’asse Brumatti-Sylvester produce 52 punti in coppia e porta alla vittoria l’Olimpia, 88-83.
LA FINALE: Cinzano Olimpia Milano - ASPO Tours 88-83
Cinzano: Benatti, Brumatti 29, Sylvester 23, Ferracini 6, Robbins 11, Borlenghi 8, Bianchi 10, Francescatto 1, Borghese, F.Boselli. All: Faina.
ASPO Tours: Sénégal 16, Bellot 8, Bowen 21, Menyard 12, Reynolds 16, Bonneau 6, Albert, Bergeron 2, Demars 2, Barré. All: Dao
ROSTER: Maurizio Benatti ,Paolo Bianchi, Maurizio Borghese, Sergio Borlenghi, Dino Boselli, Franco Boselli, Pino Brumatti, Carlo Fabbricatore, Vittorio Ferracini, Antonio Francescatto, Austin Robbins, Mike Sylvester. Allenatore: Filippo Faina.
1976 Toni Cappellari
Vittorio Gallinari
1976 - 1987 Vittorio Gallinari
Mike D'Antoni
1977 - 1994 Mike D’Antoni
Dan Peterson, coach degli anni '80
1978 L’arrivo di Dan Peterson
Il 2 agosto del 1973 però Adolfo Bogoncelli perde il marchio Simmenthal, Cesare Rubini lascia la panchina dell’Olimpia e con lui se ne va anche Sandro Gamba. L’Innocenti subentra come sponsor, Pippo Faina, cuore Olimpia, come allenatore, le maglie azzurre sono agghiaccianti ma nonostante la scelta come americano di Brosterhous, criticatissimo, l’Olimpia tiene a finisce lo stesso seconda con 3 sconfitte in tutta la stagione. Nel 1976, quando arriva come sponsor Cinzano e la squadra gioca con pantaloncini bicolori, l’Olimpia vince la Coppa delle Coppe ma al tempo stesso retrocede in A2, campionato dal quale riemerge un anno dopo con Faina in panchina che prima di lasciare la squadra porta in Italia il grande Mike D’Antoni, stella dell’università di Marshall in West Virginia, ma incapace di ritagliarsi uno spazio fisso nella NBA (e anche nella ABA). Il nuovo allenatore di Milano è Dan Peterson.
Dan Peterson da Evanston, Illinois, alle porte di Chicago, non era stato in America un coach di grande successo. Aveva fatto bene da assistente allenatore a Michigan State, aveva allenato bene l’università del Delaware ma era ancora in attesa della sua grande occasione quando con un coraggio leonino accettò di allenare la Nazionale del Cile, un progetto di difficoltà inaudita e in condizioni complicate. Era il coach cileno quando la Virtus Bologna scelse come nuovo allenatore Rollie Massimino, origini siciliane, un giovane promettente. Ma Massimino ricevette in extremis l’offerta della Villanova University – dove avrebbe vinto il titolo NCAA del 1985 – lasciando la Virtus nei guai. L’agente americano Richard Kaner si attivò per trovare un’alternativa e attraverso il grande Chuck Daly – coach del primo Dream Team – arrivò a Peterson che in quel periodo dell’anno era uno dei pochi tecnici americani in grado contrattualmente di accettare la proposta dell’avvocato bolognese Porelli. Fu così che cominciò la sua avventura italiana.
A Bologna vinse lo scudetto, si affermò come allenatore, imparò la lingua e conquistò il cuore del movimento. Ma Bologna gli stava stretta e quando venne chiamato a Milano, che in quel momento nel basket aveva più storia di Bologna ma non il suo presente, non esitò ad accettare. “Per me, americano, Milano era un po’ come New York”. Il resto è storia: la famosa Banda Bassotti milanese raggiunse un’insperata finale scudetto, persa contro la Virtus, che riportò il pienone nel palasport di San Siro, la squadra venne costruita attorno al genio di Mike D’Antoni e pescando a piene mani nel settore giovanile che fruttò i gemelli Boselli, Francesco Anchisi e Vittorio Gallinari. Fu così che il grande ciclo dell’Olimpia degli anni ’80 venne generato.
L’Olimpia fu finalista nel 1979, semifinalista nel 1980 e di nuovo nel 1981 quando perse contro Cantù nell’anno dell’esplosione di Antonello Riva e nonostante la cessione di Mike Silvester e la rinuncia a CJ Kupec. Sfumato per un soffio il clamoroso colpo Kevin McHale (arrivò a Milano ma al momento di firmare i Boston Celtics accettarono le sue condizioni) arrivò John Gianelli. La squadra era pronta per vincere: mancava solo un tassello. Lo portò la famiglia Gabetti rilevando il club da Adolfo Bogoncelli…
Dan Peterson
1978 - 1987 Dan Peterson
John Gianelli
1980 - 1983 John Gianelli
Gianmario Gabetti
1980 - 1994 Gianmario Gabetti
Dino Meneghin a Milano ha vinto 5 scudetti
1981 Dino Meneghin con la stella
Ma l’epopea di Varese finì nell’estate del 1981 con l’uscita di scena di Giovanni Borghi che determinò in automatico la cessione di Meneghin. E Gianmario Gabetti, da poco proprietario dell’Olimpia, ne fece una questione di principio. Così Meneghin passò da Varese a Milano, da una rivale all’altra anche se di fatto senza di lui e senza Morse (passato ad Antibes), i varesini non potevano più aspirare al titolo. L’Olimpia invece cambiò volto: con Meneghin centro (la sua prima stagione cominciò in ritardo per un infortunio al ginocchio), costruì una squadra alta, grossa e potente che utilizzava come ala piccola Vittorio Ferracini o Vittorio Gallinari, John Gianelli da ala forte e due tiratori da alternare come Franco Boselli e Roberto Premier, prelevato da Gorizia. In regia Mike D’Antoni giocava fino allo sfinimento: quando usciva, c’era Marco Lamperti, prodotto del vivaio milanese.
L’avvio fu difficilissimo: l’Olimpia perse in casa contro Rieti al debutto, a fine novembre perse 110-65 a Pesaro, la squadra di Dragan Kicanovic e Meneghin debuttò soo il 6 dicembre, a Rieti, con un’altra sconfitta fragorosa, 88-67. Perse anche a Varese, nel ritorno di Meneghin sul suo campo, nella sua città. Ma vinse 12 delle ultime 13 partite della stagione regolare, giocò un quarto di finale sofferto contro Brescia vincendo gara 3 nel finale. In semifinale vinse a Torino Gara 1 (20 punti di Franco Boselli) ma solo di uno Gara 2 a San Siro. La finale fu con la Scavolini dell’ex Mike Sylvester. Il Billy giocò una grande gara nelle Marche vincendola 89-86 e poi si salvò in Gara 2 – conquistando il ventesimo titolo ovvero la seconda stella - quando John Gianelli stoppò il tiro della vittoria di Sylvester in una memorabile partita che vide il coach pesarese Pero Skansi partire con Kicanovic dalla panchina. Gianelli segnò 39 punti nelle due gare della finale, conquistandosi un posto d’onore nella galleria dei grandi americani dell’Olimpia: era bianco, poco appariscente, lento ma dotato di grande mano, intelligente e difensore straordinario.
Lo scudetto fu l’inizio di una nuova era. La stagione successiva, l’Olimpia raggiunse di nuovo la finale di Coppa dei Campioni perdendola a Grenoble di un punto contro la Ford Cantù (Boselli ebbe il pallone della vittoria ma sbagliò il tiro dalla media che avrebbe completato la rimonta) e perse anche la finale scudetto contro Roma, trascinata dall’immenso Larry Wright. Nel 1984 a battere l’Olimpia in finale fu la Knorr Bologna di Roberto Brunamonti e Renato Villalta. Su quella serie resta una macchia indelebile: Bologna vinse Gara 1 a Milano, ma l’Olimpia si riprese il vantaggio del campo in Gara 2 quando Dino Meneghin fu espulso per proteste e squalificato tre giornate. Senza Meneghin in campo in Gara 3, la Virtus ebbe la meglio.
La maledizione dei secondi posti cessò nel 1985, la stagione del crollo del palazzone di San Siro, il cui tetto venne bucato dalla neve. L’Olimpia partì con Russ Schoene e Wally Walker come americani. All’inizio a faticare era il primo, giovane e poco quotato, ma al momento di firmare il grande Joe Barry Carroll, coach Peterson cambiò idea, rinunciò all’esperto Walker e tenne Schoene. Grande idea: Schoene diventò protagonista, firmò la vittoria in Coppa Korac e diventò un altro dei grandi americani dell’Olimpia. Carroll venne a Milano nell’ambito di una disputa salariale con i Golden State Warriors. Ex prima scelta assoluta, aveva mani fantastiche, talento e poca intensità. Lo soprannominarono Joe Barely Cares, ovvero Joe “Senefrega”. Ma a Milano entrò in sintonia con l’ambiente, giocò una stagione straordinaria e portò l’Olimpia al titolo senza sconfitte nei playoff. Nel 1986 Carroll tornò nella NBA, Schoene restò e Milano vinse ancora lo scudetto. Dopo Pesaro toccò a Caserta cedere alle truppe di Dan Peterson, la Caserta del giovane Nando Gentile e del terrificante bomber Oscar Schmidt. Dopo il secondo scudetto di fila, il terzo dell’era Peterson-D’Antoni-Meneghin, era però venuto il momento di tornare a vincere nell’Europa che conta.
Roberto Premier
1981 - 1989 Roberto Premier
Dino Meneghin
1981 - 1991 Dino Meneghin
Il Billy vincitore del primo scudetto dell'era D'Antoni
1981/1982 BILLY MILANO 1981/82
Dopo un’attesa di dieci anni l’Olimpia torna a vincere lo scudetto. Negli anni precedenti aveva perso una finale con la Virtus e una semifinale al secondo supplementare in casa contro Cantù. L’estate precedente aveva acquisito da Gorizia il bomber Roberto Premier ma soprattutto Dino Meneghin da Varese, due acquisti decisivi negli anni successivi. Dopo una regular season travagliata a causa anche di tanti infortuni, il Billy cambiò marcia con il rientro di Meneghin e non si fermò più. Vinse la finale battendo Pesaro 2-0 con la vittoria decisiva a San Siro, con stoppata decisiva di John Gianelli, arrivato all'ultimo momento dopo una carriera di livello nella NBA soprattutto a New York sul grande ex Sylvester. Fu la prima vittoria a Milano di Dan Peterson, la prima assoluta per Mike D'Antoni. Quella squadra aveva cinque giocatori su dieci prodotti dal settore giovanile e un sesto, Ferracini, che era arrivato a Milano a 16 anni.
ROSTER: Franco Boselli, Mike D’Antoni, Paolo Del Buono, Vittorio Ferracini, Vittorio Gallinari, John Gianelli, Rinaldo Innocenti, Marco Lamperti, Dino Meneghin, Roberto Premier. Allenatore: Dan Peterson.
1984 - 1985 Joe Barry Carroll
Russ Schoene
1984 - 1986 Russ Schoene
Riccardo Pittis
1984 - 1993 Riccardo Pittis
Il Simac dello scudetto di Joe Barry Carroll
1984/1985 SIMAC MILANO 1984/85
Dopo altre due finali perse in modo discusso a Roma e contro la Granarolo Bologna, l’Olimpia si prende lo scudetto con una squadra irresistibile che sfrutta l’esplosione nella seconda metà dell’anno di Russ Schoene e l’arrivo di Joe Barry Carroll che convince Coach Dan Peterson a cambiare assetto rinunciando a Wally Walker, un esterno, per un centro in più (nel frattempo era ritornato Renzo Bariviera via Cantù) da schierare accanto a Dino Meneghin. La stessa squadra vince anche la Coppa Korac. Nei playoffs, Milano vince tutte le partite e diventa la prima a completarli imbattuta. L'ultimo atto si consuma a Pesaro.
ROSTER: Renzo Bariviera, Franco Boselli, Joe Barry Carroll, Mike D’Antoni, Tullio De Piccoli, Vittorio Gallinari, Dino Meneghin, Mario Pettorossi, Roberto Premier, Russ Schoene. Allenatore: Dan Peterson.
1984/1985 SIMAC MILANO 1984/85
L’Olimpia veniva da quattro finali consecutive perse, due di campionato e due europee, la Coppa dei Campioni del 1983 contro Cantù e la Coppa delle Coppe 1984 contro il Real Madrid. La Korac del 1985 chiuse una sequenza aprendone una vincente. Ammessa direttamente ai gironcini dei quarti di finale, la Simac fece sei su sei, poi eliminò la Stella Rossa vincendo anche a Belgrado, 100-99, e infine vinse 91-78 la finale di Bruxelles contro Varese. La Ciao Crem era allenata dall’ex Riccardo Sales e aveva due ex, Francesco Anchisi e Dino Boselli. L’Olimpia dominò nonostante un Joe Barry Carroll confuso dal campo in linoleum e dalla palestrina da 1.500 posti. Carroll uscì per falli all’inizio del secondo tempo ma Russ Schoene segnò 33 punti e Roberto Premier ne aggiunse altri 23 in un duello sensazionale con Meo Sacchetti.
ROSTER: Renzo Bariviera, Franco Boselli, Joe Barry Carroll, Mike D’Antoni, Tullio De Piccoli, Vittorio Gallinari, Dino Meneghin, Mario Pettorossi, Roberto Premier, Russ Schoene. Allenatore: Dan Peterson.
SIMAC MILANO 1985/1986
1985/1986 SIMAC MILANO 1985/86
Era dal 1967 che l’Olimpia non vinceva due scudetti consecutivi. Nel 1985/86 vinse la regular season, poi dovette sventare l’assalto di Torino in semifinale (i piemontesi vinsero gara 1 al Lido) e completare l’opera contro la grande Caserta di Oscar Schmidt in finale, 2-1. Confermato Russ Schoene, che disputò una stagione dominante, il secondo americano era il ventenne Cedric Henderson, immaturo ma di enorme talento atletico, un difensore polifunzionale che esplose anche lui nella seconda metà della stagione. Fu anche il primo anno di Fausto Bargna a puntellare il settore dei lunghi. Quella squadra vinse anche la Coppa Italia, ma non ebbe fortuna in Coppa dei Campioni dove venne eliminata dalla finale all'ultimo turno del girone eliminatorio per una concomitanza di risultati.
ROSTER: Fausto Bargna, Andrea Blasi, Renzo Bariviera, Franco Boselli, Mike D’Antoni, Vittorio Gallinari, Cedric Henderson, Dino Meneghin, Roberto Premier, Russ Schoene. Allenatore: Dan Peterson.
1985/1986 SIMAC MILANO 1985/86
Nel primo turno della Coppa Italia, l'Olimpia perse contro Desio di 21 salvo rifarsi vincendo il ritorno di 23. In seguito,eliminò la Pallacanestro Livorno, il Bancoroma (anche qui ribaltando il meno 13 dell’andata) e infine Varese in semifinale. La finale, a Bologna, il 16 aprile 1986 la opponeva alla Scavolini Pesaro, allenata da Giancarlo Sacco. Ne venne fuori una partita spettacolare, che l’Olimpia si aggiudicò 102-92 con tre giocatori a quota 20 o più punti capeggiati dal giovanissimo americano Cedric Henderson con 28. Russ Schoene, al secondo anno a Milano, ne fece 21, e Roberto Premier ebbe un’altra grande finale aggiungendone 20. L’Olimpia tentò l’allungo numerose volte, anche nel primo tempo, ma la Scavolini trovò sempre il modo di rientrare, all’intervallo era 50-50, poi un +15 che sembrava risolutivo venne quasi cancellato dalla rimonta capitanata dal’ex Mike Sylvester, ma anche da Zam Frederick oltre che Gracis, Costa e Magnifico. I canestri decisivi li segnò ancora Russ Schoene.
ROSTER: Andrea Blasi, Fausto Bargna, Russ Schoene, Franco Boselli, Mike D’Antoni, Vittorio Gallinari, Mario Governa, Cedric Henderson, Dino Meneghin, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Allenatore: Dan Peterson.
Bob McAdoo
1986 - 1991 Bob McAdoo
Raffaele Morbelli
1986 - 1997 Raffaele Morbelli
La supersquadra del 1986/87
1986/1987 TRACER MILANO 1986/87
L’anno del “Three-peat”, tre titoli consecutivi, e del Grande Slam. Forse la più grande stagione nella storia del club. L’Olimpia prese alla vigilia della stagione Kenny Barlow, rookie da Notre Dame, e il grande Bob McAdoo. Venne lanciato in prima squadra con un ruolo importante Riccardo Pittis (mentre non c’era più Renzo Bariviera). Cominciò piano, ma poi si sbloccò e andò a conquistare tutto, Coppa Italia, Coppa dei Campioni e infino lo scudetto. L’avversaria in finale fu ancora Caserta, ancora con Oscar oltre a Nando Gentile, liquidata 3-0 ma in un serie più equilibrata di quanto dica il punteggio. In Gara 3, Pittis prese la squadra sulle spalla e guidò una memorabile rimonta da meno 19 fino al titolo. Quella Gara 3 fu anche l'ultima partita in panchina di Dan Peterson fino al suo rientro, nel 2011!
ROSTER: Fabrizio Ambrassa, Fausto Bargna, Kenny Barlow, Franco Boselli, Mike D’Antoni, Vittorio Gallinari, Mario Governa, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Allenatore: Dan Peterson.
La leggendaria squadra del Grande Slam
1986/1987 TRACER MILANO 1986/87
Dopo ventuno anni l’Olimpia torna sul trono europeo nella leggendaria stagione del Grande Slam. L’Olimpia partì male, in ritardo nella costruzione della squadra, con McAdoo e Barlow firmati proprio alla vigilia della prima partita. Eliminò Edimburgo nel primo turno pareggiando in Scozia, poi ci fu la memorabile rimonta da meno 31 con l’Aris Salonicco che consentì all’Olimpia di accedere al girone finale a sei squadre dove vinse 7 gare su 10, precedendo il Maccabi Tel Aviv, battuto a Tel Aviv con 31 punti di Robero Premier ma capace di espugnare Milano. L’Olimpia due volte batté lo Zalgiris anche se a Kaunas non c’era Arvydas Sabonis e conquistò la finale battendo i croati di Zara che rappresentavano la Jugoslavia, giocando in casa ma a Pavia per indisponibilità del campo (27 punti di Premier). La finale si giocò a Losanna e finì 71-69 per l’Olimpia. Doron Jamchy sbagliò il tiro della vittoria del Maccabi in un finale rocambolesco, con Mike D’Antoni fuori per falli e furioso, Dino Meneghin vittima dei crampi che sbagliò il lay-up della vittoria e il rimbalzo conclusivo di Bob McAdoo. Premier ebbe 23 punti, McAdoo 21, il rookie Ken Barlow 18.
ROSTER: Fabrizio Ambrassa, Fausto Bargna, Kenny Barlow, Franco Boselli, Mike D’Antoni, Vittorio Gallinari, Mario Governa, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Allenatore: Dan Peterson.
La squadra che ha vinto la Coppa Italia a Bologna nel 1987
1986/1987 TRACER MILANO 1986/87
La stagione storica del Grande Slam cominciò a prendere forma a Bologna, ancora in Piazza Azzarita, con la conquista della Coppa Italia. L’Olimpia in seguito avrebbe vinto Coppa dei Campioni e scudetto. Il successo in Coppa allungò la striscia di vittorie consecutive in Italia e anche quella fu ottenuta contro Pesaro. L’Olimpia comandò le operazioni fin dall’inizio, guidando di 18 punti nel primo tempo e 60-43 all’intervallo. Ma la Scavolini continuò a rimontare con Walter Magnifico (25 punti) e l’americano Charles Davis, che segnò 34 punti. L’Olimpia venne rimontata, ma mai agganciata e nel finale, dopo l’uscita per falli di Bob McAdoo (fu la sua prima vittoria milanese) conservò il vantaggio minimo, imponendosi 95-93. McAdoo segnò 29 punti e Ken Barlow, uomo da finali, ne aggiunse 20.
ROSTER: Fabrizio Ambrassa, Fausto Bargna, Kenny Barlow, Franco Boselli, Mike D’Antoni, Vittorio Gallinari, Mario Governa, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Allenatore: Dan Peterson.
Kenny Barlow nel 1987
1987 Il Grande Slam
Lo chiamavano DooDoo in America: ragazzo di Greensboro, North Carolina, grande fisico e mani d'oro, 2.05 di statura e un gioco da fuoriclasse ibrido, un po' centro e un po' ala forte. Fece un anno in un junior college dell'Indiana per mettere a posto i voti scolastici, poi andò a giocare a North Carolina da coach Dean Smith, non ancora completamente affermato e vi rimase un solo anno. Fu scelto al numero 2 dei draft NBA da Buffalo. La prima parte della sua carriera NBA fu contraddistinta da grandi performance realizzative prima a Buffalo poi anche nei New York Knicks e modesti risultati di squadra. Vinse tre volte la classifica marcatori NBA, fu MVP nel 1975. Ma le sue squadre non vincevano mai. La seconda parte fu quella in cui passò ai Los Angeles Lakers dello Showtime di Pat Riley, Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar. A McAdoo cucirono addosso un ruolo da sesto uomo di lusso, grande scorer partendo dalla panchina. Con McAdoo i Lakers vinsero due titoli NBA nel 1982 e nel 1985. Passò a Philadelphia ma nella NBA McAdoo era a fine corsa quando arrivò la chiamata di Milano.
Accolto con scetticismo - quali motivazioni avrebbe avuto? In quali condizioni atletiche sarebbe stato? Il suo gioco da solista si sarebbe adattato a Milano come era accaduto nei Lakers? - McAdoo rispose alla grande. Con lui, l'Olimpia vinse due scudetti in tre anni e due coppe dei campioni. Nel 1986/87 lo allenò Dan Peterson, dopo toccò a Franco Casalini. Fece coppia con Barlow il primo anno, poi Rickey Brown. Arrivato per restare brevemente finì la carriera giocando in Italia anche a Forlì e brevemente a Fabriano per poi tornare in America e diventare l'assistente storico dei Miami Heat, prima con Riley poi con gli allenatori successivi.
La squadra del 1986/87 vinse lo scudetto per la terza volta consecutiva, battendo in finale Caserta come aveva fatto nel 1986. Vinse anche la Coppa Italia (95-93 contro Pesaro in finale, 29 punti di McAdoo) ma il suo livello di successo in Italia non era più in discussione. Lo era però la capacità di vincere in campo internazionale. Nel 1985 l'Olimpia aveva vinto la Coppa Korac ma il club aspirava alla grande affermazione internazionale. A quei tempi la Coppa dei Campioni era di una difficoltà abnorme: partecipavi solo se avevi vinto il titolo l'anno precedente o eri detentore del trofeo. Partecipavano poche squadre ma ogni gara era una battaglia. Problema ulteriore: per accedere al girone finale a sei, bisognava superare una sorte di turno preliminare che era già di livello mostruoso. L'Olimpia pescò dall'urna l'Aris Salonicco, la miglior squadra greca dell'epoca con i due migliori giocatori ellenici, Nick Galis e Panagiotis Yannakis che nel 1987 avrebbero portato la Nazionale ad uno storico oro europeo. La partita di andata a Salonicco fu una sorprendente disfatta. In un clima infernale come spesso in Grecia, l’Aris vinse 98-67, con 44 punti di Galis. Ma una battaglia drammaticamente persa creò i presupposti per un’impresa titanica, il +34 di una settimana dopo, 6 novembre 1986, al Palatrussardi di Lampugnano. Roberto Premier segnò 20 punti, Galis venne tenuto a 16. Notte di grandi emozioni, la rimonta graduale, +14 all’intervallo poi il fatidico +31 quando mancavano ancora cinque minuti da giocare. Partita tra le più famose nella storia del basket italiano e dell’Olimpia. Ma non è che il resto sia stato in discesa: l’allora Tracer vinse una partita strepitosa a Tel Aviv 97-79 (Roberto Premier segnò 31 punti), ma perse il ritorno a Milano e per accedere alla finale dovette attendere l’ultima giornata, giocando a Pavia contro i croati di Zara.
Il titolo europeo venne conquistato in Svizzera a Losanna battendo il Maccabi Tel Aviv nell’ultima Coppa dei Campioni assegnata in atto unico. Si giocò in un palazzo del ghiaccio e ne uscì una battaglia. Il miglior realizzatore fu ancora Premier con 23 punti, tantissimi in una gara a punteggio basso. Ad un minuto dalla fine sul 69 pari, segnò Mike D’Antoni, poi Dino Meneghin – immagine diventata storica – si accartocciò su se stesso, vittima dei crampi e restò in campo come riuscì, su una gamba sola. Il Maccabi ebbe il tiro per vincere la partita: lo prese il suo miglior tiratore, Doron Jamchy ma ne viene fuori un airball. L’Olimpia è campione d’Europa 21 anni dopo. Segna 21 punti il grande McAdoo e 18 li firma il discusso Barlow. E’ una squadra eccezionale, che conta anche su Boselli, Bargna, il giovanissimo Pittis e Vittorio Gallinari. Proprio Pittis è decisivo nello scudetto che per la prima volta venne assegnato al meglio delle cinque partite. La Tracer era sul 2-0 ma senza più energia quando ospitò la Girgi Caserta di Boscia Tanjevic e Oscar Schmidt. per chiudere i conti. Dopo 15 minuti era sotto di 20, Peterson decise di cercare forze fresche in fondo alla panchina e fu Pittis, due triple e due schiacciate, a cambiare l’inerzia della gara che venne controllata nella ripresa.
Nell’era Peterson il 1987 fu l’ultimo anno ma anche il migliore, quello in cui il grande coach dell’Illinois conquistò il titolo europeo e realizzò il famoso Grand Slam. Da allora tra le squadre italiane l’impresa sarebbe riuscita solo alla Virtus Bologna del 2001. Poco dopo Peterson, a corto di energie, decise di ritirarsi lasciando spazio a Franco Casalini alla vigilia di una stagione in cui avrebbe dovuto disputare anche la Coppa Intercontinentale.
1987 TRACER MILANO 1987/88
La competizione si svolge a Milano in una situazione surreale perché si tratta del primo banco di prova per Franco Casalini come sostituto di Dan Peterson. L’Olimpia usa il quintettone con McAdoo, Meneghin e Rickey Brown. Nel girone eliminatorio batte il Ferrocarril Oeste di Tato Lopez (ex avversario con Caserta) e la rappresentante americana (Washington All-Stars) ma cede al Barcellona che con Juan Antonio San Epifanio a quota 31 smaschera il difetto stagionale dell’Olimpia ovvero la copertura difensiva nel ruolo di ala piccola. In semifinale, l’Olimpia batte però il Cibona nonostante i 25 di Drazen Petrovic. L’Olimpia domina dentro l’area con 33 punti di Rickey Brown e 23 di Bob McAdoo e si guadagna la rivincita contro il Barcellona. Al secondo tentativo Epi viene ingabbiato dalla difesa di Milano e il gioco interno proposto da Casalini è decisivo. McAdoo fa 12/16 per 25 punti, 24 li firma Brown e la Tracer vinse 100-84.
ROSTER: Massimiliano Aldi, Fausto Bargna ,Rickey Brown, Alessandro Chiodini, Mike D’Antoni, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Piero Montecchi, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Allenatore: Franco Casalini.
1987/1988 TRACER MILANO 1987/88
Nuova formula con girone a otto squadre anziché sei per qualificare le prime quattro alle Final Four di Gand, altra novità. E’ un’Olimpia nuova perché Dan Peterson sceglie di ritirarsi e lasciare il posto al fido Franco Casalini. Di conseguenza scatta un’opera di graduale rinnovamento che determina le partenze di Boselli e Gallinari e gli arrivi di Piero Montecchi e Massimiliano Aldi. Rickey Brown, un centro, sostituisce Ken Barlow appesantendo la squadra. L’Olimpia gioca un girone alterno, perde a sorpresa a Colonia, ma batte il Partizan, incassa 50 punti da Galis a Salonicco, battendolo in casa e finisce 9-5 come l’Aris davanti al Maccabi e dietro il Partizan, grande favorito. I serbi hanno Vlade Divac, Zarko Paspalj, il bomber Grbovic, il giovane Sasha Djordjevic accanto a Zelimir Obradovic. Ma nella semifinale di Gand si suicidano contro il Maccabi. L’Olimpia vince la resistenza dell’Aris 87-82 con il finale di Rickey Brown (28) dopo una prova mostruosa di McAdoo, autore di 39 punti. La finale è la rivincita contro il Maccabi con Barlow che ha cambiato maglia. L’Olimpia segna 52 punti nel primo tempo, non uccide mai la partita ma la controlla fino al termine.
LA FINALE: Tracer Milano-Maccabi Tel Aviv 90-84
Tracer: D’Antoni 17, Premier 3, Brown 17, McAdoo 25, Meneghin 5, Aldi 7, Pittis 8, Montecchi 8, Bargna ne, Governa. All: Casalini.
Maccabi: Aroesti, Sims 15, Jamchy 24, Barlow 21, Magee 13, Daniel 2, Berkowitz 3, Lippin, Cohen 6. All: Klein.
ROSTER: Massimiliano Aldi,,Fausto Bargna,,Rickey Brown,,Mike D’Antoni,,Mario Governa,,Bob McAdoo,,Dino Meneghin,,Piero Montecchi,,Riccardo Pittis,,Roberto Premier.,Allenatore: Franco Casalini.
Il grande Bob McAdoo
1988 Il Back-to-back europeo
Ma la stagione 1987/88 passerà lo stesso alla storia per il secondo titolo europeo in una edizione dell'attuale Eurolega a suo modo rivoluzionaria, con un girone finale a otto e non sei squadre, quindi più lungo ma meno brutale perché avrebbe promosso quattro squadre al turno successivo, ovvero le Final Four, in programma in Belgio, a Gent. Fu la grande stagione di Franco Casalini, autentico prodotto Olimpia, ragazzo che dalle giovanili aveva fatto tutta la trafila fino ad arrivare da assistente in prima squadra. E dopo aver rinunciato ad altre opportunità per allenare come vice di Dan Peterson "la squadra della nostra vita", fu la naturale prosecuzione del ciclo quando Peterson si chiamò fuori, logorato più nella testa che per altri motivi. Milanese, cuore biancorosso, Casalini per nove anni era stato il fido assistente di Peterson, la sua guida a Milano, e gradualmente aveva incrementato il proprio ruolo. Quando lasciò Milano, diventò capoallenatore a Forlì e quindi a Roma, ma riapparve in seguito sempre all'Olimpia da allenatore per le emergenze. Quindi di fatto dopo Peterson ci fu lui a portare la squadra sul trono europeo.
Come già l’anno precedente, anche nel 1988 la Coppa dei Campioni cominciò con una debacle: successe a Colonia, stavolta, un’inaspettata sconfitta di 24 punti subendone 102 nella quale l’unica nota positiva furono i 26 punti del “Papero” Montecchi, chiamato ad alleviare la pressione da Mike D’Antoni. Fu una sconfitta meno pericolosa perché avvenne nel girone eliminatorio e ci fu il tempo per rimediare, tra l’altro anche con una grande prestazione a Tel Aviv dove la Tracer vinse segnando 99 punti di cui 68 firmati dalla coppia McAdoo-Brown, forse uno degli americani più sottovalutati nella storia dell’Olimpia. Il girone fu altalenante, Nick Galis segnò 50 punti contro Milano quando l’Aris nel campo impossibile di Salonicco vinse di 25. Ma qualificarsi tra le prime quattro non fu un problema e a Gent si presentò una squadra esperta e decisa a confermarsi sul trono europeo. La semifinale proprio contro l’Aris fu vinta accelerando nel secondo tempo con 39 punti e 11 rimbalzi di McAdoo (i 39 punti sono ancora oggi record per le semifinali di Eurolega). Brown ne fece 28 e la Tracer vinse 87-82 imponendo il suo gioco interno. Così la finale fu la stessa di un anno prima, contro il Maccabi di Ken Barlow, uno che secondo coach Peterson venne fatto partire troppo in fretta. La rimonta del Maccabi trascinato proprio da Barlow nella ripresa è stoppata dai canestri della linea verde, Pittis e Aldi (15 punti in coppia). Milano vince 90-84 e si conferma campione d’Europa.
La vittoria in Coppa dei Campioni fu l’unico successo stagionale dell’Olimpia. In campionato, la Tracer arrivò alla finale scudetto, incontrando stavolta la Scavolini Pesaro del vecchio nemico Valerio Bianchini con Darwin Cook, Darren Daye e tre italiani di alto livello, tre nazionali, come Walter Magnifico, Ario Costa e Andrea Gracis. In una serie al meglio delle cinque partite, la Scavolini chiuse i conti sul 3-1 e diventò la rivale per eccellenza dell’Olimpia in quel particolare momento della sua storia. L’anno seguente, quello dello scudetto di Livorno e della chiusura del ciclo di vittorie di D’Antoni e Meneghin, di McAdoo e Premier, l’Olimpia eliminò Pesaro in una contestatissima semifinale che venne influenzata da un successo ottenuto a tavolino, per la prematura uscita dal campo di Meneghin, in gara 1, colpito da una monetina. L’Olimpia perse sul campo, ma vinse a tavolino e poi chiuse i conti in casa 2-0.
L'ultimo scudetto della squadra degli anni '80
1988/1989 PHILIPS MILANO 1988/89
Dopo aver perso la finale con Pesaro nel 1988, l’Olimpia si riprese il titolo nel 1989 con Franco Casalini in panchina in una stagione controversa in cui il primo americano, Bill Martin, venne sostituito da Albert King, l’età media era molto avanzata ma crescevano i giovani tra cui Davide Pessina e Massimiliano Aldi che presero il posto di Bargna e Gallinari. Il quinto scudetto del decennio fu vinto con Piero Montecchi, arrivato al posto di Boselli, in quintetto e Premier da sesto uomo. Milano eliminò Pesaro in semifinale (2-1 con una gara vinta a tavolino) e Livorno 3-2 in finale, la serie memorabile di cui si è parlato per trent’anni. Andrea Forti, guardia di Livorno, segnò allo scadere ma il canestro venne considerato a tempo scaduto e quindi mai convalidato. Un aggiornamento inopportuno del tabellone, a partita finita, generò nel pubblico la convinzione che il canestro fosse stato convalidato con le conseguenze del caso. Fu anche la partita dello storico tuffo con cui Bob McAdoo da dietro impedì ad Alberto Tonut di segnare due punti facili in contropiede nel finale.
ROSTER: Massimiliano Aldi, Matteo Anchisi, Marco Baldi, Mike D’Antoni, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Piero Montecchi, Davide Pessina, Riccardo Pittis, Roberto Premier. Albert King Allenatore: Franco Casalini
Riccardo Pittis
1989 L’ultimo scudetto di Mike D’Antoni
Quell'anno, l'Olimpia era una squadra a fine corsa: lo scudetto la spinse a prolungare di un'altra stagione l'esistenza del gruppo ma nel 1990 venne eliminata al primo turno da Reggio Calabria. Eppure nel 1989, riuscì ancora a reggere il colpo e spremere un ultimo scudetto dai suoi gladiatori. La semifinale contro Pesaro fu una battaglia senza esclusione di colpi che venne decisa tristemente a tavolino. La Scavolini vinse Gara1 ma la partita fu macchiata da un brutto episodio: una monetina lanciata dagli spalti colpì Dino Meneghin. Questi abbandonò il campo senza rientrare. Il giudice sportivo diede partita vinta a Milano che nel frattempo si era assicurata Gara2 in casa (la semifinale si giocava al meglio delle tre partite). Nell'altra parte del tabellone, la sorprendente Libertas Livorno guidata da Alberto Bucci - rivale storico dell'Olimpia - superò la Virtus Bologna 2-1. La finale era programmata al meglio delle cinque partite, fattore campo per i livornesi.
Livorno vinse Gara1, Milano rispose in Gara2 al Palatrussardi e poi in Gara3 in trasferta. Ma il giorno di Gara4 a sorpresa la Libertas targata Enichem sbancò Milano rinviando l'assegnazione dello scudetto alla quinta partita, nella bomboniera infuocata di via Allende a Livorno. 40 minuti di battaglia dei quali rimangono immagini indelebili: il tifo oltre ogni limite del pubblico, la strepitosa partita (22 punti) di Albert King, arrivato a metà stagione a Milano per finire la carriera e tra l'altro per un errore tecnico del tavolo in campo anche dopo il quinto fallo, il commovente tuffo del vecchio drago Bob McAdoo con il quale un contropiede facile di Alberto Tonut venne cancellato e convertito in una semplice rimessa in zona di attacco. Infine il finale di partita: l'errore dall'angolo dell'ariete isontino Roberto Premier sul +1 Milano, il contropiede di Livorno con il cronometro implacabile, il passaggio verticale di Alessandro Fantozzi per Andrea Forti e il facile lay-up di quest'ultimo. Ma prima o dopo la sirena?
I minuti successivi furono un incubo per tutti. Dapprima il canestro sembrò essere annullato, il pubblico invase il campo, scoppiò una rissa furibonda coinvolto più di tutti proprio Premier. Poi il canestro sembrò essere convalidato ed esplose la festa. La Rai chiuse il collegamento con la sovrimpressione "Livorno Campione d'Italia". Ma non fu così: nel chiuso di uno stanzino i cronometristi confermarono agli arbitri Zeppilli e Grotti che il canestro di Forti era stato realizzato una frazione di secondo dopo la sirena. A quei tempi non c'era l'instant replay che avrebbe tolto molti dubbi già allora. L'analisi dei fotogrammi televisivi confermò la scelta dei cronometristi. L'Olimpia tornò a Milano con il suo scudetto numero 24, la fine di un ciclo leggendario firmato da campioni commoventi per mentalità e spirito. Campioni Olimpia appunto. Uno di questi Mike D’Antoni, esattamente dodici mesi dopo la feroce battaglia di Livorno, avrebbe lasciato il basket attivo, intraprendendo una carriera da allenatore che l’avrebbe condotto oltre che a Treviso anche nella NBA, a Denver, Phoenix e New York. Quella carriera cominciò però nella tarda primavera del 1990. E trattandosi di Mike D’Antoni non avrebbe potuto cominciare altrove. Se non a Milano.
Flavio Portaluppi
1992 - 2002 Flavio Portaluppi
1992/1993 PHILIPS MILANO 1992/93
Giustizia è fatta: Mike D’Antoni vince anche da allenatore dell'Olimpia. La Coppa Korac del 1993 è conquistata perdendo due sole gare in tutta la stagione, una nella fase eliminatoria e una in semifinale contro Cantù, ampiamente rimediata nel ritorno al Forum. La finale contro Roma, in due gare, è vinta con un eloquente 2-0. Era un’Olimpia bellissima, con Sasha Djordjevic e con Antonio Davis. L’infortunio di quest’ultimo fu l’evento che compromise la stagione in Italia.
LA FINALE GARA 1: Virtus Roma - Philips Milano 90-95
Virtus Roma: Busca 8, Dell'Agnello 12, Tolotti, Premier 9, Fantozzi 14, Rolle 1, Niccolai 16, Radja 30, Croce.
Philips: Djordjevic 29, Portaluppi 5, Sambugaro, Pittis 31, Davis 10, Riva A. 18, Pessina 2, Baldi, Alberti, Rotasperti. All. D’Antoni.
LA FINALE GARA 2: Philips Milano - Virtus Roma 106-91
Philips: Djordjevic 38, Portaluppi 2, Sambugaro, Pittis 21, Davis 15, Riva A. 16, Pessina 10, Baldi, Alberti 4, Rotasperti. All. D’Antoni.
Virtus Roma: Busca 15, Dell'Agnello 21, Tolotti 4, Premier 4, Fantozzi 13, Rolle 4, Niccolai 15, Radja 15, Croce.
ROSTER: Paolo Alberti, Fabrizio Ambrassa, Marco Baldi, Antonio Davis, Aleksandar Djordjevic, Davide Pessina, Riccardo Pittis, Flavio Portaluppi, Antonello Riva, Emilio Rotasperti, Marco Sambugaro. Allenatore: Mike D’Antoni.
Dejan Bodiroga
1994 - 1996 Dejan Bodiroga
Ferdinando Gentile
1994 - 1998 Ferdinando Gentile
Rolando Blackman
1995 - 1996 Rolando Blackman
La Stefanel che vinse la Coppa Italia nel 1996
1995/1996 STEFANEL MILANO 1995/96
La prima vittoria delle due dell'era Stefanel si consumò al Mediolanum Forum. Nella finale dominata contro Verona 90-72, Rolando Blackman segnò 28 punti (Dejan Bodiroga ne fece 20). Ma la gara chiave delle Final Four fu la durissima semifinale contro la Virtus Bologna, vinta 83-82 con l’ultimo tentativo fallito da Claudio Coldebella, allora alla Virtus. Nando Gentile segnò 24 punti e Gregor Fucka ne aggiunse 17. L’Olimpia prese un vantaggio rassicurante all’inizio, con le triple di Gentile, poi gradualmente Bologna rientrò in partita con Arijan Komazec (17) e Paolo Moretti (16), ma non abbastanza da vincere la partita.
ROSTER: Nando Gentile, Rolando Blackman, Dejan Bodiroga, Gregor Fucka, Davide Cantarello, Flavio Portaluppi, Marco Sambugaro, Sandro De Pol, Paolo Alberti, Marco Baldi. Allenatore: Bogdan Tanjevic
La Stefanel della doppietta 1996
1995/1996 STEFANEL MILANO 1995/96
Lo scudetto di un’era a parte, quella della Stefanel, di Bepi Stefanel e degli ex triestini capitanati da Coach Bogdan Tanjevic. L’Olimpia finì la regular season al quinto posto e perse di un soffio la finale di Coppa Korac, ma arrivò ai playoffs in grande forma dopo aver vinto anche la Coppa Italia. In semifinale eliminò la Virtus Bologna e in finale superò la Fortitudo Bologna 3-1 con Gara 3 vinta in trasferta con canestro decisivo di Dejan Bodiroga dalla media distanza. Le stelle della squadra oltre a Bodiroga erano Rolando Blackman, arrivato dall'AEK Atene, ma dopo una grande carriera NBA sopratttutto a Dallas, e Nando Gentile. Tanjevic usava spesso il quintetto perimetrale con Gregor Fucka da centro mascherato e tre esterni puri incluso Flavio Portaluppi che di fatto era, con Alberti e Sambugaro, l'unico reduce del gruppo di giocatori milanesi.
ROSTER: Paolo Alberti, Marco Baldi, Rolando Blackman, Dejan Bodiroga, Davide Cantarello, Enrico Degli Agosti, Sandro De Pol, Gregor Fucka, Nando Gentile, Flavio Portaluppi, Marco Sambugaro. Allenatore: Bogdan Tanjevic.
Boscia Tanjevic
1996 Cambia tutto, vince Tanjevic
Il centro di Orlando aveva una lunga e spumeggiante carriera NBA alle spalle, soprattutto legata agli anni d'oro di Philadelphia. Poi si era riciclato in Italia, a Torino, giocando ad altissimo livello almeno in attacco. Se la stagione precedente, l'Olimpia era stata un po' debole dentro l'area, con gli arrivi di Rogers, Pessina e Dawkins il problema non si sarebbe posto. A giochi fatti si può dire che la squadra era stata rinforzata anche troppo sotto canestro e troppo poco sul perimetro pur con la presenza di Montecchi, Riva, Pittis e Fabrizio Ambrassa. In ogni caso, l'Olimpia si qualificò per le Final Four europee di Istanbul dove un Dawkins dalle cifre imponenti non bastò in semifinale contro un Partizan sorprendente, guidato dal giovane Obradovic in panchina e dalla coppia Djordjevic-Danilovic in campo. Il Partizan eliminò l'Olimpia in semifinale e poi vinse l'Eurolega contro la Joventut Badalona. L'Olimpia rispose in estate prelevando da Belgrado proprio Djordjevic e affidandogli le chiavi della squadra che nel 1993 vinse la Coppa Korac battendo in finale Roma. Nella gara decisiva, al Forum, Djordjevic segnò 38 punti e 21 li aggiunse Ricky Pittis. Alla vigilia dei playoff però si infortunò Antonio Davis, che poi avrebbe avuto una grande carriera NBA soprattutto a Indiana, e non c'erano i tempi per sostituirlo. Infine nell'estate del 1994 la squadra cambiò pelle in modo radicale: da Trieste si trasferì cestisticamente a Milano, Bepi Stefanel portandosi dietro il suo coach Boscia Tanjevic e tutti i giocatori di Trieste spazzando via in sostanza la vecchia proprietà di Gianmario Gabetti e la squadra di D'Antoni (che andò a Treviso). Arrivarono però tanti fuoriclasse, Nando Gentile, Gregor Fucka, Sandro De Pol ad esempio. E naturalmente Dejan Bodiroga.
E nel 1996, nella seconda stagione della gestione Stefanel, Milano vinse lo scudetto numero 25 della propria storia, nello stesso anno in cui si aggiudicò anche la Coppa Italia realizzando una sorta di slam italiano e sfiorando la vittoria in Coppa Korac, persa in finale contro l’Efes Pilsen. L’Olimpia vinse la Coppa Italia battendo in finale la Mash Verona e poi lo scudetto dal quinto posto della regular season. Fu uno scudetto molto bolognese, perché la Stefanel eliminò in semifinale la Virtus 3-1 e poi riservò lo stesso trattamento alla Fortitudo, vincendo tre gare consecutive dopo la sconfitta esterna di gara 1. Nell’ultima partita ci furono 19 punti di Rolando Blackman, ex guardia panamense che nella NBA ebbe successo soprattutto a Dallas prima di finire la carriera a New York. Aveva già 37 anni nei giorni della finale ma giocò 40 gare su 40 con 14.9 punti di media e il 41.6% nel tiro da tre. Fu una meteora nella storia dell’Olimpia e del basket italiano. Ma una grande meteora.
Tanjevic andò ad allenare la Nazionale, l’ex nemico Franco Marcelletti prese il suo posto, la delusione più grossa fu in Eurolega dove l’accesso alle Final Four sfuggì in casa, nella partita decisiva, contro l’Olimpia Lubiana. Cominciò in quel momento l’epoca buia dell’Olimpia, molti proprietari, Sergio Tacchini, Pasquale Caputo con Joe Bryant, fino a Giorgio Corbelli, tanti allenatori diversi, fino all’estate del 2004 quando sull’orlo della chiusura venne confezionata una nuova società di cui Giorgio Armani diventò main sponsor.
Coach Lino Lardo
2004 Inizia l’era Armani
Nel suo primo anno sotto la nuova gestione, l'Armani Jeans raggiunge la finale scudetto vincendo una memorabile gara5 di semifinale a Treviso contro la grande Benetton di Ettore Messina. La serie conclusiva è contro la Fortitudo: il club di Bologna all'apice del suo splendore (nel 2004 aveva giocato la finale di Eurolega perdendola a Tel Aviv contro il Maccabi), allenato da Jasmin Repesa e con in campo giocatori carismatici come Gianluca Basile, forti come Travis Watson (successivamente all’Olimpia) e infine emergenti come Erazem Lorbek e Marco Belinelli. Nella Fortitudo c'è anche Stefano Mancinelli. Sul 2-1 per la Fortitudo, Gara 4 riempie il Forum per l'ultima gara casalinga della stagione. L'Olimpia deve vincere per restare in vita e forzare la disputa di Gara 5 a Bologna. E' in vantaggio quando l'americano della Fortitudo, Ruben Douglas, esegue il tiro della disperazione, cadendo all'indietro sulla sirena. La palla incredibilmente entra ma non è chiaro se prima o dopo la sirena. Diventerà il primo scudetto della storia assegnato attraverso l'uso dell'Instant Replay. Canestro buono, 3-1, Fortitudo campione d'Italia.
Resta però, quella, una stagione da ricordare. La scelta di puntare su Lino Lardo come allenatore si rivela azzeccata, Dante Calabria, italoamericano del North Carolina, produce la miglior stagione della carriera, in mezzo all'area giganteggia Joseph Blair, istrione centro che aveva già giocato a Biella e Pesaro oltre che brevemente negli Harlem Globetrotters. Nell'estate del 2005, con l'idea di riprovarci, Milano prende Massimo Bulleri da Treviso e Giacomo Galanda da Siena. Le cose però non funzionano altrettanto bene. Lardo viene esonerato dopo 17 partite e al suo posto viene lanciato Sasha Djordjevic, ex playmaker serbo a fine carriera ma di grande carisma che a Milano aveva già giocato per due stagioni dal 1992 al 1994. Nel frattempo la società realizza un grande colpo, portando a casa (il primo anno va in prestito a Pavia in Legadue) Danilo Gallinari. Il giovane Gallo, figlio del grande Vittorio, rispetto al quale ha caratteristiche tecniche molto differenti, diventa uno dei perni della squadra della stagione 2006/07 che arriva, sempre sotto Sasha Djordjevic, alla semifinale scudetto, persa in 4 gare contro la Virtus Bologna. Nel 2007/08, in panchina arriva Zare Markovski, che ha appena giocato la finale scudetto contro Siena alla guida della Virtus. Gallinari si fa male in precampionato, la partenza è falsa, Markovski viene esonerato e il proprietario Corbelli richiama Attilio Caja. La squadra viene ricostruita e si riprende bene: non raggiunge le Final Eight di Coppa Italia, non riesce a completare la rimonta per le Top 16 di EuroLeague però si riprende in campionato, Gallinari esplode fragorosamente e la regular season è chiusa al quinto posto. Nel primo round, dopo una battaglia entusiasmante in cinque gare, l'Olimpia sbanca Montegranaro e si conferma sia in semifinale che nella successiva Eurolega, pur cadendo poi contro Siena. Ma siamo già all'alba di un nuovo giorno: in estate, Giorgio Armani diventa proprietario dell'Olimpia, conferma la sponsorizzazione Armani Jeans e lancia il club in una nuova era.
Malik Hairston
2008 La nuova era dell’Olimpia
Il primo allenatore è stato individuato in Piero Bucchi: il tecnico bolognese vantava già numerose esperienze di alto livello, a Treviso, a Roma, a Napoli, anche in Polonia. Il primo vero colpo di mercato è stato Luca Vitali, in quel momento giovane emergente del campionato. Nello stesso anno arrivano Mason Rocca, Marco Mordente, Jobey Thomas, David Hawkins. L’avvio è faticoso, Milano non si qualifica per le Final Eight di Coppa Italia ma conduce un girone di ritorno in rimonta e conquista l’accesso alle Top 16 di EuroLeague. La squadra viene corretta durante la stagione, finisce sesta in regular season ma elimina dopo una serie appassionante la rivelazione Teramo e approda in semifinale. A sorpresa si scontra con Biella, riempie il Forum per Gara 4 e torna in finale. La Montepaschi si rivela un ostacolo insormontabile: l’Armani Jeans perde Gara 3 di un punto prima di arrendersi nella quarta partita.
Ci sono quindi ulteriori correzioni per la stagione 2009/10, arrivano i due lituani Jonas Maciulis e Marius Petravicius, arriva da Siena Morris Finley, arriva Stefano Mancinelli dalla Fortitudo. La stagione è più lineare anche se la conquista delle Final Eight di Coppa Italia coincide con la sconfitta al primo turno contro Avellino giocando in trasferta. In stagione regolare viene confezionato un buon terzo posto e la semifinale con Caserta è vinta sbancando il Palamaggiò in trasferta in Gara 5 e così per il secondo anno di fila, l’Armani Jeans è in finale. Siena si rivela ancora intoccabile e prevale 4-0.
Nel 2010/11 le ambizioni crescono ma la stagione si rivela più complicata del previsto. Qualcosa si spezza dopo una brutta sconfitta a Siena in stagione regolare, l’Eurolega si conclude subito al primo turno e in Coppa Italia l’Armani Jeans viene eliminata al primo round ancora da Avellino. In quel momento, il rapporto con Piero Bucchi si è già interrotto e al suo posto è richiamato in trincea Dan Peterson, 23 anni dopo la sua ultima esperienza in panchina. Peterson restituisce energia alla squadra ma ci sono tanti infortuni (Petravicius, Maciulis alla vigilia dei playoff) e alla fine la classifica indica un terzo posto che determina solo la vittoria su Sassari al primo turno (3-1) ma l’eliminazione in semifinale contro Cantù, sempre 1-3.
Finito il primo ciclo triennale sotto la proprietà di Giorgio Armani, scatta il nuovo ciclo. La squadra è rifatta per 10/12, grazie al lockout - che blocca l’attività NBA - l’EA7 Emporio Armani recupera per una fetta di stagione il figliol prodigo Danilo Gallinari. Arrivano Antonis Fotsis e Ioannis Bourousis, arriva Omar Cook e arriva Malik Hairston. Via Gallinari, arriva anche Alessandro Gentile, figlio del grande Nando, il più promettente dei giovani italiani che va a fare coppia con Nicolò Melli. In panchina c’è Sergio Scariolo, che torna in Italia dopo 15 anni spesi in Spagna (dove guida la Nazionale a due ori europei) e in Russia. Scariolo ha vinto a Vitoria, a Madrid e a Malaga. Ha giocato la finale per il titolo in sei delle sette squadre che ha allenato (Pesaro, Fortitudo, Vitoria, Real, Malaga, Khimki Mosca), unica eccezione Desio, dove allenò ad inizio carriera in A2 (Milano diventerà la settima, record europeo).
Nel 2011/12 Milano gioca le Top 16 di EuroLeague, coglie affermazioni europee di prestigio, contro il Maccabi, a Belgrado, ad Atene contro il Panathinaikos. In Coppa Italia batte la Virtus Bologna e cede la semifinale con Siena solo nell’ultimo minuto. In campionato risponde ad un mese di gennaio difficile vincendo otto partite consecutive per chiudere la regular season al secondo posto. La striscia si allunga fino a quota 13 dopo il 3-0 su Venezia al primo turno (in gara 3 canestro decisivo di Malik Hairston) e le due vittorie iniziali contro Pesaro che viene eliminata 3-1. Così per la terza volta in quattro anni, l’Olimpia targata EA7 Emporio Armani conquista la finale, che perde contro la Montepaschi vincendo però Gara 4 e prolungando la serie nonostante le precarie condizioni fisiche di Antonis Fotsis che si infortuna dopo quattro minuti della prima partita.
La stagione 2012/13 si rivela complessa fin dall'inizio. Alcune scelte si rivelano sbagliate, Omar Cook e Richard Hendrix lasciano la squadra alla fine dell'EuroLeague. Arrivano Marques Green e Leon Radosevic, JR Bremer sostituisce Rok Stipcevic. Con l'esplosione di Alessandro Gentile, che ripetutamente ritocca tutti i suoi record individuali e supera quota 1000 punti in carriera, l'Olimpia è la miglior squadra del campionato nel girone di ritorno e la migliore in assoluto in trasferta dove vince 11 gare su 15. Ma un paio di inopinate sconfitte interne la relegano al quarto posto e nei playoffs contro Siena è sfortunata, praticamente non ha mai il vero Keith Langford e perde in sette partite. A fine stagione si chiude così il rapporto con il coach Scariolo.
2008-2012 Mason Rocca
2012-2014 Keith Langford
2013-2019 Curtis Jerrells
L'atteso trionfo del 2014
2013/2014 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2013/14
Dopo un’astinenza di 18 anni l’Olimpia torna a vincere lo scudetto, il primo trofeo dell’era Armani. Lo vince alla grande, con una regular season chiusa vincendo tutte le gare del girone di ritorno (e una striscia di successi arrivata a quota 21), una grande EuroLeague, ma un playoff rocambolesco: un primo turno durissimo con Pistoia (3-2), una semifinale vinta superando Sassari con tre vittorie su tre in trasferta, e infine una finale vinta 4-3 contro Siena vincendo Gara 6 in trasferta con canestro sulla sirena di Curtis Jerrells passato alla storia e Gara 7 in casa rimontando nel quarto periodo da meno otto. MVP della finale è Alessandro Gentile, il più giovane Capitano nella storia del club e il più giovane MVP dei playoffs. E’ la squadra di Daniel Hackett, acquistato a dicembre da Siena, di Keith Langford (in quell'anno capocannoniere di EuroLeague e primo quintetto della stessa competizione) e David Moss. Ma in finale è decisivo anche l’apporto di Nicolò Melli, che realizzò una clamorosa doppia doppia proprio in Gara 7.
ROSTER: Bruno Cerella, Willie Deane, Alessandro Gentile, Daniel Hackett, Kristjan Kangur, Curtis Jerrells, Keith Langford, Gani Lawal, Nicolò Melli, David Moss, Samardo Samuels, CJ Wallace. Allenatore: Luca Banchi
Alessandro Gentile MVP 2014
2014 Red Shoes are back
L’Olimpia vince 21 partite consecutive in campionato, tutte quelle in casa nella regular season e tutte quelle del girone di ritorno. Ma gioca anche una grande EuroLeague. Si qualifica per le Top 16 dove vince 10 partite su 14, otto consecutive, abbatte colossi tipo Olympiacos (due volte), Panathinaikos, Fenerbahce (due volte) e Barcellona. La gente si appassiona: vengono demoliti tutti i primati di affluenza e di incasso, tra campionato ed EuroLeague, arrivano 11 tutti esauriti per oltre 3 milioni di incasso.
In EuroLeague, la cavalcata si ferma nei quarti di finale, 1-3 contro il Maccabi che avrebbe poi vinto il titolo ma giocando tutta la serie senza Gentile (infortunato) e con un Langford appena rientrato da un altro infortunio. Una grande Gara 1 viene sperperata nel finale e avanti va il Maccabi. Ma intanto è stato lanciato un messaggio. Nei playoffs, la pressione è insostenibile ma con una grande forza caratteriale tutti gli ostacoli vengono rimossi: Pistoia 3-2, Sassari 4-2 vincendo tre volte in trasferta e con Gentile che produce tre gare consecutive da oltre 20 punti, Siena 4-3 rimontando da 2-3. Decisivo il canestro di Curtis Jerrells in Gara 6. Alessandro Gentile, il più giovane capitano nella storia dell’Olimpia, il più giovane capitano in Eurolega, è l’Mvp della finale scudetto. Nella stessa stagione arriva il terzo titolo italiano giovanile in quattro anni, quello della squadra Under 14.
La stagione seguente l’Olimpia vince anche 20 partite consecutive ma non è fortunata nelle gare decisive: perde la finale di Supercoppa a Sassari contro la squadra di casa; la finale di Coppa Italia; in Eurolega disputa una stagione apprezzabile in cui conquista le Top 16 ma nei playoffs del campionato italiano dopo aver rimontato da 1-3, perde Gara 7 in casa ancora contro Sassari. La sconfitta genera profondi cambiamenti: i più significativi riguardano il coach Luca Banchi, più Daniel Hackett, David Moss e Samardo Samuels. Comincia quindi un ciclo nuovo, sotto la gestione di Livio Proli, con Jasmin Repesa in panchina, Alessandro Gentile sempre più leader in campo.
Così dopo un anno senza vittorie, l’Olimpia perde la finale di Supercoppa a Torino contro Reggio Emilia, vola in America per diventare la prima squadra europea a giocare in arene NBA due partite di EuroLeague contro il Maccabi Tel Aviv (perde a Chicago, vince a New York), quindi completando la squadra in inverno con le addizioni di Mantas Kalnietis, Rakim Sanders ed Esteban Batista, si impone dopo 20 anni in Coppa Italia. Sulla scia di quella vittoria, vince la regular season per il terzo anno consecutivo e infine si aggiudica lo scudetto numero 27, imponendosi in Gara 6 a Reggio Emilia. MVP dei playoffs, come delle Final Eight, è Rakim Sanders. La squadra, rinforzata da Ricky Hickman e Zoran Dragic, vince anche la sua prima Supercoppa (Kruno Simon MVP) e fa il bis in Coppa Italia, nelle Final Eight di Rimini, dove batte in finale Sassari e si aggiudica il trofeo. Ricky Hickman è l’MVP.
Ma i playoff del campionato italiano nel 2017 segnalano la fine di un’era. L’Olimpia è eliminata in semifinale da Trento. Repesa lascia la squadra. Simone Pianigiani arriva al suo posto. L’Olimpia vince la Supercoppa altre due volte, 2017 e 2018, vince anche il campionato, lo scudetto numero 28, con Andrew Goudelock MVP. In Gara 5, sul 2-2, contro Trento, firma la seconda stoppata dell’intera stagione, ma è quella che decide la gara e di fatto lo scudetto. Il progetto va avanti un altro anno, inclusa appunto una Supercoppa, ma in Eurolega, nonostante l’addizione di Mike James, la squadra non raggiunge i playoff, nei playoff della lega italiana è eliminata in semifinale da Sassari. Di qui la fine di un’era legata a Livio Proli come figura dirigenziale di spicco, Simone Pianigiani come allenatore. Ne comincia un’altra.
2015-2017 Kruno Simon
2015-2017 Rakim Sanders
La squadra Campione d'Italia 2016
2015/16 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2015/16
Ricostruita dopo l'eliminazione in semifinale nel 2015, con Jasmin Repesa in panchina, l'Olimpia ha vinto lo scudetto eliminando Trento 3-0, Venezia 4-2 e Reggio Emilia in finale ancora 4-2. L'MVP della finale scudetto è stato Rakim Sanders, uno dei tre giocatori aggiunti durante la stagione per correggere il roster. Oltre a lui, il lituano Kalnietis e l'uruguagio Batista. L'altro giocatore chiave è stato Kruno Simon, mancino croato, poco atletico ma di grande classe, un playmaker aggiunto che si "sposava" bene con la potenza devastante di Sanders, ex ala di Fairfield, che avrebbe giocato nelle sue tre stagioni italiane (la prima a Sassari) il miglior basket della sua carriera.
ROSTER: Esteban Batista, Bruno Cerella, Andrea Cinciarini, Alessandro Gentile, Charles Jenkins, Mantas Kalnietis, Oliver Lafayette, Milan Macvan, Daniele Magro, Jamel McLean, Rakim Sanders, Kruno Simon. Allenatore: Jasmin Repesa.
La Coppa Italia del 2016 vinta a Milano
2015/2016 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2015/16
L'Olimpia arrivò alle Final Eight di Milano in grandi condizioni di forma e spazzò via la concorrenza. Nei quarti di finale, toccò a Venezia; in semifinale a Cremona e in finale ad Avellino. Due gare senza storia, le prime due, e una terza con pochissimo pathos e un 82-76 bugiardo. Rakim Sanders segnò 17 punti conquistando il trofeo di MVP, Jamel McLean ne aggiunse 15, ma giocarono ad alto livello anche Andrea Cinciarini, per tutto il weekend, e Milan Macvan. Un altro uomo chiave di quel trionfo fu Kruno Simon. L’episodio passato alla storia riguardò però Bruno Cerella: infortunatosi nel quarto di finale, venne operato di menisco il giorno successivo, saltò la semifinale, ma si presentò in tempo per disputare la finale con la consueta energia.
ROSTER: Esteban Batista, Bruno Cerella, Andrea Cinciarini, Alessandro Gentile, Charles Jenkins, Mantas Kalnietis, Oliver Lafayette, Milan Macvan, Daniele Magro, Jamel McLean, Rakim Sanders, Krunoslav Simon. Allenatore: Jasmin Repesa
La squadra che ha vinto la Supercoppa nel 2016
2016 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2016/17
L'Olimpia vince la prima Supercoppa della sua storia, a Milano, battendo in finale Avellino nettamente 90-72 dopo aver sconfitto in semifinale Cremona. Kruno Simon viene nominato MVP della competizione dopo una finale da 25 punti. Protagonisti sono anche Ricky Hickman, 15 punti, appena arrivato dopo aver militato nel Maccabi e nel Fenerbahce, e Zoran Dragic, 11 punti. L'allenatore è Jasmin Repesa.
ROSTER: Awudu Abass, Bruno Cerella, Andrea Cinciarini, Zoran Dragic, Simone Fontecchio, Alessandro Gentile, Ricky Hickman, Mantas Kalnietis, Andrea La Torre, Milan Macvan, Jamel McLean, Davide Pascolo, Miroslav Raduljica, Rakim Sanders, Krunoslav Simon. Allenatore: Jasmin Repesa.
La squadra della seconda Coppa Italia consecutiva vinta nel 2017
2016/2017 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2016/17
Le Final Eight del 2017 si giocarono a Rimini, nell’atipico scenario della Fiera. Il quarto di finale con Brindisi venne risolto da un canestro allo scadere di Milan Macvan, convalidato dopo molti minuti trascorsi dagli arbitri di fronte all’instant-replay. Solo così venne evitato il tempo supplementare. La semifinale con Reggio Emilia, virtualmente in trasferta, fu una battaglia. All’intervallo venne espulso Coach Repesa, la squadra allenata da Massimo Cancellieri con Mario Fioretti e costretta ad una rimonta complicata. A completarla furono i canestri nel finale di Andrea Cinciarini, Milan Macvan e Zoran Dragic. Paradossalmente, la finale fu la partita meno insidiosa. Contro Sassari, l’Olimpia soffrì nel primo quarto ma poi prese gradualmente il largo e andò a vincere 84-74. Ricky Hickman, il playmaker arrivato dal Fenerbahce, per sostituire Oliver Lafayette, segnò 25 punti conquistando il titolo di MVP. Ma nell’arco della competizione era stato Rakim Sanders probabilmente il più costante ad alto livello con Andrea Cinciarini.
ROSTER: Awudu Abass, Bruno Cerella, Andrea Cinciarini, Zoran Dragic, Simone Fontecchio, Ricky Hickman, Mantas Kalnietis, Milan Macvan, Jamel McLean, Davide Pascolo, Miroslav Raduljica, Rakim Sanders, Krunoslav Simon. Allenatore: Jasmin Repesa.
2017-2021 Vlado Micov
La squadra che ha vinto la Supercoppa 2017
2017/18 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2017/18
Jordan Theodore è l'uomo decisivo nella vittoria dell'Olimpia in Supercoppa, il bis della stagione precedente. Le Final Four si giocano a Forlì: Milano sconfigge in semifinale Trento, poi abbatte Venezia in finale con Theodore MVP della competizione grazie ai 29 punti segnati in finale (12 punti e 8 rimbalzi per Arturas Gudaitis; 14 per Andrew Goudelock) nell'82-77 con cui l'Olimpia replica all'ultimo tentativo di rimonta della Reyer.
ROSTER: Andrew Goudelock, Vladimir Micov, Davide Pascolo, Simone Fontecchio, Andrea Cinciarini, Marco Cusin, Awudu Abass, Amath M'Baye, Jordan Theodore, Cory Jefferson, Dairis Bertans, Arturas Gudaitis, Mantas Kalnietis, Kaleb Tarczewski, Mindaugas Kuzminskas. Allenatore: Simone Pianigiani
La squadra Campione d'Italia 2018
2017/2018 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 2017/18
Il 28° scudetto dell'Olimpia arriva dopo una grande rivoluzione avviata in seguito all'eliminazione in semifinale della stagione precedente. Il nuovo allenatore è Simone Pianigiani, reduce dal titolo israeliano con l'Hapoel Gerusalemme, poi arrivano in differenti momenti tanti giocatori chiave come Andrew Goudelock, Vlado Micov, Mindaugas Kuzminskas, oltre al ritorno di Curtis Jerrells. L'Olimpia chiude la stagione regolare al secondo posto dietro Venezia, ma nei playoff elimina Cantù, poi Brescia dopo aver perso Gara 1 in casa e in finale protegge il fattore campo e domina Gara 6 a Trento. La partita chiave però è la quinta in cui una battaglia corpo a corpo, tipica di una serie molto fisica, è risolta da due tiri liberi di Jerrells e poi dalla stoppata di Goudelock su Dominique Sutton. Fondamentale anche l'apporto dei due lituani, Kuzminskas e Gudaitis.
ROSTER: Andrew Goudelock, Curtis Jerrells, Vladimir Micov, Davide Pascolo, Simone Fontecchio, Andrea Cinciarini, Marco Cusin, Awudu Abass, Amath M'Baye, Jordan Theodore, Dairis Bertans, Arturas Gudaitis, Mantas Kalnietis, Kaleb Tarczewski, Mindaugas Kuzminskas. Allenatore: Simone Pianigiani
L'Olimpia che ha vinto la Supercoppa 2018
2018 A|X ARMANI EXCHANGE MILANO 2018/19
La terza Supercoppa italiana consecutiva l'Olimpia la vince a Brescia con due successi larghi e convincenti, il primo in semifinale contro la squadra di casa, il secondo contro Torino in finale. Era la Torino allenata dall'Hall of Famer Larry Brown. L'Olimpia però domina la due giorni bresciana, con Nemanja Nedovic decisivo in semifinale (81-59) e Vlado Micov in finale (82-71), ricompensato anche con il trofeo di MVP dopo i 17 punti con cinque triple segnati nella gara decisiva. Nedovic ha segnato 37 punti nelle due partite e Arturas Gudaitis è andato in doppia cifra a rimbalzo in ambedue le partite.
ROSTER: Amedeo Della Valle, Mike James, Vlado Micov, Arturas Gudaitis, Dairis Bertans, Simone Fontecchio, Nemanja Nedovic, ,Mindaugas Kuzminskas, Andrea Cinciarini, Christian Burns, Jeff Brooks. Allenatore: Simone Pianigiani
Coach Ettore Messina
2019 2019 L’ERA MESSINA
Nella stagione 2020/21 però l'Olimpia vince la Supercoppa (batte la Virtus Bologna in finale, Malcolm Delaney è l'MVP) e la Coppa Italia con scarti medi da record nelle Final Eight di Milano. In finale, abbatte la Vuelle Pesaro. Gigi Datome, riportato in Italia l'estate precedente, è MVP della competizione. Ma il grande salto di qualità avviene in EuroLeague: l'Olimpia vince 10 volte in trasferta, abbatte tanti tabù, imponendosi a Tel Aviv, a Madrid, in entrambe le trasferte di Istanbul, a Mosca. Ad un certo punto vince sei gare consecutive e finisce al quarto posto assoluto con 21 vittorie. Nei playoff elimina il Bayern Monaco 3-2 conquistando l'accesso alle Final Four per la prima volta dal 1992. E' una serie entusiasmante: l'Olimpia vince Gara con un canestro sulla sirena di Zach LeDay che converte un passaggio diagonale, da rimessa, di Delaney. Sul 2-2, vince Gara 5 quando una rimonta furiosa della squadra tedesca è respinta da un'azione difensiva di Kyle Hines, l'americano che ha vinto l'EuroLeague quattro volte e ha firmato nell'estate del 2020 per l'Olimpia garantendo credibilità al progetto. Shavon Shields, ex nemico ai tempi di Trento, segna 34 punti in quella Gara 5. L'Olimpia perde la semifinale con il Barcellona di due punti, sull'ultimo tiro di Cory Higgins. Però Shavon Shields viene incluso nel secondo quintetto della competizione.
Nella stagione 2021/22, l'Olimpia si conferma conquistando la Coppa Italia: nelle Final Eight di Pesaro sbaraglia la concorrenza di Sassari, Brescia e Derthona. L'MVP della competizione è Malcolm Delaney, mentre Sergio Rodriguez con 22 punti era stato determinante contro Brescia, la gara più equilibrata del torneo. In EuroLeague, l'Olimpia fa ancora meglio dell'anno prima, conquistando il terzo posto in stagione regolare. Nei playoff, trova i Campioni in carica dell'Efes Istanbul, destinati a ripetersi. Milano perde 3-1 ma dopo una resistenza eroica, a dispetto degli infortuni che eliminano dalla serie Malcolm Delaney e Nicolò Melli, costringono Sergio Rodriguez e giocare infortunato e permettono a Gigi Datome di tornare disponibile praticamente solo in Gara 4. Shavon Shields, nonostante tre mesi di inattività per infortunio, è confermato nel secondo quintetto della competizione. Ma il capolavoro arriva in campionato: la Virtus detentrice del titolo si rinforza a metà stagione grazie alla defezione delle squadre russe inserendo Daniel Hackett e Tornike Shengelia con i quali conquista l'Eurocup. Ma nell'attesa finale, con un Mediolanum Forum esaurito in tre gare su tre, l'Olimpia impone la legge della propria difesa. Vince Gara 1 in trasferta e poi protegge il fattore campo con tre partite eccezionali in casa. Nella cruciale Gara 4, nel quarto periodo piazza un parziale di 18-0 che stronca la concorrenza. Shields completa una grande stagione con il trofeo di MVP.
La stagione 2022/23 è quella della conquista della terza stella, ottenuta in una drammatica finale contro la Virtus Bologna ancora terminata in sette partite. In Gara 7, l'Olimpia dominò fin dalle prime battute grazie a Gigi Datome che proprio dopo quella gara - che gli valse il titolo di MVP della finale - annunciò il proprio ritiro. Il modo perfetto di chiudere una carriera. In estate arrivò poi Nikola Mirotic, in uscita da Barcellona. Nel 2023/24, sarebbe stato con lui con 30 punti e 12 rimbalzi a decidere Gara 4 dell'ennesima finale scudetto giocata contro la Virtus assicurandosi il titolo di MVP e il terzo titolo consecutivo.
2019-2022 Sergio Rodriguez
Lasciata l’Olimpia nel 2022 per tornare in patria, Rodriguez ha vinto la sua terza EuroLeague a Madrid da grande protagonista. Rodriguez ha giocato 99 partite di EuroLeague con l’Olimpia. Sempre in EuroLeague, con 468 assist è primo di sempre nella storia del club; con 169, è secondo per canestri da tre punti segnati. In campionato, con l’Olimpia ha segnato 860 punti, con 166 triple e 163 assist. Nella stagione 2021/22, è stato co-capitano dell’Olimpia.. È stato inoltre MVP di EuroLeague nel 2014; primo quintetto EuroLeague nel 2014, secondo quintetto nel 2018; Campione del Mondo con la Spagna nel 2006; Campione d’Europa nel 2015; argento olimpico nel 2012; bronzo olimpico nel 2016; ha vinto quattro titoli spagnoli con il Real Madrid; due volte la VTB League con il CSKA Mosca; ha vinto cinque volte la Coppa del Re con il Real; cinque volte la Supercoppa spagnola; ha giocato nella NBA a Portland, Sacramento, New York e Philadelphia. Nel 2019 con l’Olimpia è stato nominato giocatore del mese in EuroLeague.
L'Olimpia che ha vinto la Supercoppa 2020
2020 A|X ARMANI EXCHANGE MILANO 2020/21
La Supercoppa 2020/21 è in versione inedita. Per la prima volta coinvolge tutte le squadre dopo l'interruzione prematura della stagione precedente. L'Olimpia domina la prima fase vincendo sei gare su sei e qualificandosi per le Final Four di Bologna. Qui elimina in semifinale la Reyer Venezia 76-67 con 19 punti di Malcolm Delaney, poi in finale gioca in trasferta contro la Virtus Bologna, perde Vlado Micov per infortunio nel primo quarto, ma gioca una gara di estrema solidità, comanda per 40 minuti su 40, imponendosi 75-68. MVP è Malcolm Delaney (11 nella gara decisiva), mentre i canestri decisivi li segna prima Gigi Datome (17 alla fine) e poi quello definitivo è una tripla di Sergio Rodriguez.
ROSTER: Kevin Punter, Zach LeDay, Davide Moretti, Vlado Micov, Riccardo Moraschini, Michael Roll, Sergio Rodriguez, Kaleb Tarczewski, Paul Biligha, Andrea Cinciarini, Shavon Shields, Jeff Brooks, Kyle Hines, Luigi Datome. Allenatore: Ettore Messina
2020-2023 Gigi Datome
La squadra che ha vinto la coppa Italia 2021
2020/2021 A|X ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO 2020/21
L'Olimpia ha vinto la sua settima Coppa Italia, dominando le Final Eight di Milano in cui ha travolto le avversarie con scarti abissali al Mediolanum Forum. Dopo aver sconfitto Reggio Emilia 80-52 nei quarti di finale (Kevin Punter 15), ha battuto Venezia 96-65 in semifinale dopo un primo quarto chiuso sotto di cinque punti (22 punti e nove assist di Sergio Rodriguez, 16 punti di Zach LeDay) e infine ha liquidato in finale Pesaro 87-59 spaccando la partita attraverso un secondo periodo da 27-6 di parziale. Gigi Datome, 15 punti in 16 minuti, è stato nominato MVP della competizione.
ROSTER: Kevin Punter, Zach LeDay, Davide Moretti, Vlado Micov, Riccardo Moraschini, Michael Roll, Sergio Rodriguez, Kaleb Tarczewski, Paul Biligha, Andrea Cinciarini, Shavon Shields, Jeff Brooks, Kyle Hines, Luigi Datome, Jakub Woiciechowski. Allenatore: Ettore Messina
2021/22 A|X Armani Exchange Milano 2021/22
L'Olimpia Milano ha conquistato lo scudetto del 2022 arrivando alla finale dei playoff imbattuta (eliminate Reggio Emilia nei quarti e Sassari in semifinale) e poi ribaltando il fattore campo nella finale vinta contro la Virtus Bologna. Era la prima serie giocata con il fattore campo contro dal 2012. L'Olimpia ha vinto subito Gara 1 in trasferta e poi ha protetto un Mediolanum Forum sempre esaurito nelle tre gare casalinghe vincendo 4-2. MVP della finale è stato nominato Shavon Shields, cinque gare su sei in doppia cifra. Ma sono stati decisivi in tanti, principalmente Sergio Rodriguez, Nicolò Melli, Gigi Datome e Kyle Hines che a turno sono stati determinanti. Ma l'impresa non sarebbe stata possibile senza l'apporto della panchina. L'Olimpia ha superato tanti ostacoli per vincere il titolo, incluse due squalifiche e la perdita per infortunio di Malcolm Delaney, tuttavia sostituito in modo impeccabile da Jerian Grant che ha giocato il proprio basket migliore proprio in finale.
ROSTER: Malcolm Delaney, Sergio Rodriguez, Tommaso Baldasso, Jerian Grant, Troy Daniels, Devon Hall, Shavon Shields, Davide Alviti, Trey Kell, Luigi Datome, Nicolò Melli, Ben Bentil, Giampaolo Ricci, Kyle Hines, Kaleb Tarczewski, Paul Biligha. Allenatore: Ettore Messina
2022 A|X Armani Exchange Milano 2021/22
L’Olimpia ha vinto la Coppa Italia 2022 a Pesaro battendo in successione Sassari, Brescia e Tortona. Malcolm Delaney, MVP della competizione, ha segnato 24 punti con 32 di valutazione nel quarto di finale. Sergio Rodriguez ha segnato 22 punti nella semifinale contro Brescia, che era arrivata a quella gara cavalcando una striscia di nove vittorie consecutive ed è stata protagonista della gara più equilibrata. Infine, la finale contro Tortona in equilibrio per tre quarti e poi dominata dall'Olimpia in un periodo conclusivo da 25 punti con l'apporto di tutti, ma in particolare Nicolò Melli, autore di 14 punti e nove rimbalzi. Decisivi nel corso della competizione anche Kyle Hines (8.3 rimbalzi, primo della classifica nel torneo), Gigi Datome soprattutto nelle ultime due gare, infine Devon Hall, il più utilizzato oltre i 30 minuti.
ROSTER: Malcolm Delaney, Sergio Rodriguez, Tommaso Baldasso, Devon Hall, Troy Daniels, Jerian Grant, Trey Kell, Shavon Shields, Luigi Datome, Nicolò Melli, Pippo Ricci, Ben Bentil, Kyle Hines, Paul Biligha, Kaleb Tarczewski, Davide Alviti. Coach: Ettore Messina.
2023 EA7 Emporio Armani Milano 2022/23
2023 La Terza Stella
2024 EA7 Emporio Armani Milano 2023/24
2024 EA7 EMPORIO ARMANI 2024/25
L'Olimpia vince la sua quinta Supercoppa a Bologna, battendo in semifinale Venezia con il punteggio di 73-62 e poi in finale la squadra di casa, la Virtus Bologna, 98-96 dopo un tempo supplementare. L'Olimpia in finale ha sofferto nel primo tempo, in cui è scivolata fino a meno 16, salvo riemergere con un grande terzo quarto in cui è stata capace di superare l'avversaria. Nel finale, dopo la tripla del più tre di Nikola Mirotic, la Virtus è tornata avanti ma una schiacciata a rimbalzo di Josh Nebo ha impattato la gara forzando il tempo supplementare. Sul meno cinque, Zach LeDay ha segnato cinque di fila pareggiando; Leandro Bolmaro ha prodotto i cinque successivi portando l'Olimpia alla vittoria. MVP: Neno Dimitrijevic, 14 punti in semifinale e 16 in finale.
ROSTER: Neno Dimitrijevic, Giordano Bortolani, Fabien Causeur, Stefano Tonut, Leandro Bolmaro, Armoni Brooks, Zach LeDay, Giampaolo Ricci, Diego Flaccadori, Ousmane Diop, Guglielmo Caruso, Shavon Shields, Josh Nebo, Nikola Mirotic, David McCormack. Allenatore: Ettore Messina
2025 EA7 EMPORIO ARMANI 2025/26
L'Olimpia vince la sua sesta Supercoppa, la seconda consecutiva, a Milano, battendo in semifinale Bologna con il punteggio di 93-86 dopo un tempo supplementare e poi in finale la Germani Brescia, 90-76. L'Olimpia ha inseguito la Virtus per tutta la semifinale, sempre con scarti minimi, fino al quarto conclusivo in cui è andata avanti a quattro minuti dalla fine e poi ancora nella volata conclusiva dopo due triple consecutive con cui Shavon Shields ha ribaltato il punteggio da meno cinque a più uno. Nel corpo a corpo conclusivo, Bologna ha riconquistato quattro punti di vantaggio. Zach LeDay con quattro punti consecutivi e un fallo subito quand'era in difesa ha pareggiato la partita. Una tripla di Carsen Edwards ha messo l'Olimpia alle corde poi Quinn Ellis ne ha segnata un'altra allo scadere su palla rubata da Bolmaro e Booker portando la sfida al supplementare dove Milano ha vinto agevolmente. La finale è stata a senso unico, con 11 assist di Lorenzo Brown, 18 punti con 7 su 9 dal campo per Josh Nebo. Quinn Ellis è stato premiato come MVP.
ROSTER: Vlatko Cancar, Nico Mannion, Lorenzo Brown, Quinn Ellis, Devin Booker, Stefano Tonut, Leandro Bolmaro, Armoni Brooks, Zach LeDay, Giampaolo Ricci, Diego Flaccadori, Marko Guduric, Ousmane Diop, Shavon Shields, Josh Nebo, Leonardo Totè, Bryant Dunston. Allenatore: Ettore Messina
2026 EA7 EMPORIO ARMANI 2025/26
ROSTER: Niccolò Mannion, Quinn Ellis, Devin Booker, Stefano Tonut, Leandro Bolmaro, Armoni Brooks, Zach LeDay, Giampaolo Ricci, Diego Flaccadori, Marko Guduric, Ousmane Diop, Shavon Shields, Josh Nebo, Nate Sestina, Bryant Dunston. Coach: Peppe Poeta
2026 2026: L’ERA POETA






