Nella settimana della finale scudetto, riviviamo i grandi momenti dell’Olimpia nella serie per il titolo. Qui riviviamo Gara 5 della finale del 1989 a Livorno, quella del canestro fuori tempo di Andrea Forti e del tuffo di Bob McAdoo

27 maggio 1989: Libertas Livorno-Olimpia Milano 85-86

Libertas Livorno: Carera 13, Del Raffaele, Forti 6, Pelletti, Pietrini, Rossi, Tonut 11, Wood 5, Alexis 32, Fantozzi 18.

Olimpia Milano: Baldi, D’Antoni 9, King 22, McAdoo 7, Meneghin 10, Montecchi 2, Pessina 8, Pittis 6, Premier 20, Aldi 2.

Albert King fu grande protagonista di Gara 5

Il contesto – L’Olimpia aveva perso la finale scudetto del 1988 così perdendo anche il diritto di difendere la Coppa dei Campioni, secondo l’assurdo regolamento dell’epoca. Nel 1988/89 partecipò alla Coppa Korac ma venne eliminata in semifinale da Cantù, pagando l’assenza per infortunio di Bob McAdoo. La squadra aveva aggiunto altro sangue fresco, Davide Pessina, prelevato a Torino, e Billy Martin come ala piccola per un assetto più equilibrato rispetto alla stagione precedente. Martin però non convinse e al suo posto venne firmato l’ex stella NBA, Albert King. L’Olimpia conquistò la finale scudetto battendo Pesaro in semifinale: il successo sull’Adriatico avvenne a tavolino a causa di una monetina che colpì Meneghin in Gara 1. In finale, trovò per la prima volta la Libertas Livorno guidata da Alberto Bucci, all’apice del suo ciclo. L’Olimpia perse Gara 1 a Livorno, vinse Gara 2 e 3, quest’ultima in trasferta, ma proprio quando ci si aspettava la festa venne battuta a Lampugnano dalla squadra toscana, che aveva roster ridotto ma di qualità, con quattro italiani super – Alessandro Fantozzi, Andrea Forti, Alberto Tonut e Flavio Carera – oltre al fantastico Wendell Alexis e un combattente come David Wood.

Il personaggio – Andrea Forti da Mestre era esploso nella squadra della sua città e acquistato da Livorno per una valutazione di 300 milioni di lire. Era una guardia di 2.00, leggero, ma dinamico, grande tiratore e micidiale contropiedista. Gara 5 a Livorno sarebbe passata alla storia per il suo canestro a tempo scaduto.

Wendell Alexis e Bob McAdoo

La partita – Si giocava a Livorno in un palasport inadeguato per l’importanza e l’attesa esistente attorno alla gara, con il pubblico seduto lungo le linee di fondo e una temperatura fuori e dentro l’impianto asfissiante. La partita fu una battaglia che cambiò padrone tante volte. Livorno sembrò allungare all’inizio del secondo tempo, invece l’Olimpia rispose e scappò a sua volta a più otto ribaltando la gara. Sull’80-72 per l’Olimpia, la Libertas andò all’assalto per l’ultima volta, trascinata da un Alexis incredibile (32 punti). Fu lui a riportarla a meno tre. Quando Tonut andò in contropiede per segnare due punti facili, Bob McAdoo realizzò la giocata più famosa nella storia dell’Olimpia, il famoso tuffo con cui ricucì la distanza dall’avversario e gli portò via la palla eliminando un canestro sicuro. La beffa è che sulla rimessa, Livorno segnò da tre con Fantozzi pareggiando la partita. Il botta e risposta seguente è indimenticabile: Premier da tre (80-83); Alexis con un piede sulla linea dei tre punti (82-83); D’Antoni ancora da tre (82-86); Alexis da tre (85-86). All’Olimpia restò un possesso. Livorno decise di non spendere il fallo, contando su un errore ma poi con poco tempo per un ulteriore tiro. D’Antoni come al solito amministrò il cronometro in modo spietato e mise nelle mani del miglior tiratore, Roberto Premier, la tripla dello scudetto. Solo, che Premier sbagliò e sul rimbalzo Fantozzi lanciò un passaggio lungo per Forti mandandolo a canestro un attimo prima che arrivassero Meneghin e McAdoo ma un attimo dopo la sirena. Finì 86-85 per l’Olimpia.

Il significato – Fu l’ultimo scudetto di D’Antoni, Meneghin, Premier; l’ultima partita di Premier con l’Olimpia; di fatto fu la fine di un ciclo. Ma la vittoria in quel clima fu la convalida di un gruppo dotato di una voglia di vincere indescrivibile come testimoniato dal gesto leggendario di McAdoo. Poi ci furono le polemiche: il canestro di Forti, annullato da Zeppillo, era stato convalidato da Grotti; il tabellone venne aggiornato erroneamente, Livorno festeggiò per qualche minuto uno scudetto mai vinto e in campo, a gara finita, successe di tutto con Premier a difendersi da solo contro tutti.

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