Nella settimana della finale scudetto, riviviamo i grandi momenti dell’Olimpia nella serie per il titolo. Qui riviviamo Gara 2 della finale del 1982 a San Siro con la stoppata decisiva di John Gianelli e la conquista dello scudetto della seconda stella.

5 maggio 1982: Olimpia Milano-Scavolini Pesaro 73-72

Olimpia Milano: D’Antoni 14, Boselli 12, Ferracini 9, Gianelli 19, Meneghin 11, Gallinari, Premier 8, Lamperti, Innocenti, Della Monica.

Scavolini Pesaro: Carboni, Benevelli 10, Sylvester 10, Boni 2, Bouie 14; Giumbini, Kicanovic 16, Magnifico 12, Ponzoni 4, Zampolini 4.

Roosvelt Bouie e Dino Meneghin

Il contesto – L’Olimpia aveva completato il nucleo dello scudetto acquistando Dino Meneghin da Varese (il sacrificato fu Dino Boselli) e Roberto Premier da Gorizia. La stagione cominciò male perché Meneghin si infortunò subito e Premier impiegò un po’ di tempo per sbloccarsi. Gallinari, per una disputa contrattuale, saltò le prime quattro partite di cui due perse e due vinte di uno e due punti. A Pesaro, l’Olimpia venne maltrattata perdendo 110-65 addirittura. Ma nel girone di ritorno, con Meneghin recuperato, l’Olimpia cambiò passo e nei playoff superò Brescia e Torino conquistando la finale con Pesaro, con il fattore campo contro, ovvero la squadra in cui si era trasferito Mike Sylvester. Ma sull’Adriatico andò a giocare una partita molto diversa da quella persa in regular season vincendola 89-86 con 21 punti di Mike D’Antoni che vinse il duello con il grande Dragan Kicanovic. Il 5 maggio 1982 al Palazzone di San Siro l’Olimpia arrivò con l’obiettivo di conquistare il ventesimo scudetto.

Il personaggio – John Gianelli, californiano di origini italiane, aveva alle spalle una solida carriera NBA soprattutto a New York quando nel 1980 venne firmato dall’Olimpia alla vigilia del campionato. Nella sua prima stagione a Milano venne anche criticato per il suo atteggiamento in campo, apparentemente passivo. In realtà, Gianelli era un giocatore di grande intelligenza tattica, eccellente tiratore dalla media e supremo difensore, perfetto per fare coppia con Meneghin. In Gara 1 a Pesaro segnò 20 punti contro Roosvelt Bouie, il possente e atletico centro della Scavolini, e contro Walter Magnifico, il giovane ed emergente lungo acquistato dalla Fortitudo Bologna.

Franco Boselli nella battaglia di San Siro

La partita – Il coach di Pesaro, Pero Skansi cambiò le carte in tavola tenendo la star Kicanovic in panchina per tutti i primi 16 minuti nella speranza di sorprendere l’avversario e averlo fresco contro D’Antoni nel secondo tempo. Non solo: usò anche due giovani, Alessandro Boni e Carboni, limitando i danni. Sotto di sei, la Scavolini si giocò tutto nella ripresa rimontando e superando il Billy. Anche Coach Peterson cambiò strategia spostando i 208 centimetri di Gianelli sul temuto ex Mike Sylvester che ad un certo punto aveva 5 su 5 dal campo, ma poi venne ammutolito. Gli ultimi sei-sette minuti furono un braccio di ferro che il Billy affrontò senza Meneghin, fuori per falli. Ma D’Antoni salì in cattedra prima in difesa su Kicanovic e poi segnando il canestro della vittoria. Pesaro aveva un ultimo tiro ma fu sostanzialmente una conclusione disperata di Sylvester che Gianelli cancellò con una stoppata passata alla storia. Gianelli finì la gara con 17 punti, D’Antoni con 14. Kicanovic ne segnò 16.

Il significato – Lo scudetto della seconda stella aveva altri valori, fu il primo per Dan Peterson a Milano, fu il primo in assoluto per Mike D’Antoni e il suo nucleo di scudieri, Franco Boselli, Vittorio Gallinari, Vittorio Ferracini. Meneghin diede un senso al suo trasferimento epocale da Varese e Milano. E Gianelli mise a tacere tutti i critici.

Mezzo scudetto del 1982 fu vinto sbancando Pesaro in Gara 1

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