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Vassilis Spanoulis: l’Olimpia va all’assalto della storia di EuroLeague

12/03/2019
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Il Dio greco compirà 37 anni il prossimo agosto: per quella data sarà diventato dopo Juan Carlos Navarro il secondo scorer da 4.000 punti in carriera in EuroLeague. E’ già adesso il primo di sempre negli assist. Nel campionato greco è il primo ogni epoca per punti segnati. L’enormità dei numeri dice tutto: Vassilis Spanoulis, detto Kill Bill, è uno dei più grandi giocatori europei della storia, un giocatore destinato alla Hall of Fame mondiale, uno che ha firmato quasi due decenni di pallacanestro nel vecchio continente. Spanoulis è il giocatore che ha vinto l’EuroLeague tre volte e con due squadre diverse, non due squadre qualsiasi ma le due grandi rivali del basket greco, Panathinaikos (la prima) e Olympiacos (le successive due) e in tutte e tre le vittorie è stato nominato MVP della Final Four. Spanoulis è stato tre volte il miglior giocatore di una squadra che ha vinto il titolo europeo, e almeno due volte contro pronostico. Nel 2013 è stato MVP della competizione, otto volte è stato incluso nel primo o nel secondo quintetto della competizione. Se andiamo a contare le imprese in Nazionale (un titolo europeo, un argento mondiale) e quelle in patria, l’elenco non finirebbe mai. Spanoulis ha superato i livelli astronomici dei due grandi “padri” del basket ellenico, Nick Galis e Panagiotis Yannakis. E’ stato più determinante del grande Dimitris Diamantidis. C’è un’altra caratteristica che lo accomuna a Navarro: anche lui ad un certo punto della sua carriera ha voluto sperimentare la carta NBA ma è tornato indietro dopo un anno (Navarro andò a Memphis).

Successe nel 2006. La storia è questa: Spanoulis è cresciuto a Larissa ed è diventato “un giocatore” ad Atene, ma nel Maroussi che a quei tempi era una specie di terza forza del campionato ellenico, raggiungendo addirittura la finale del campionato nel 2004 quando a 21 anni conquistò anche una maglia per le Olimpiadi di Arene. In quell’estate fu scelto da Dallas al secondo giro (e successivamente scambiato a Houston), lui spese un ultimo anno da protagonista al Maroussi e poi si trasferì al Panathinaikos con un pluriennale. Ma il contratto prevedeva un’uscita dopo una sola stagione: Spanoulis non solo guidò i verdi alla doppietta in Grecia ma segnò oltre 15 punti a partita in EuroLeague. A fine anno, il suo contratto non era più sostenibile. Il Panathinaikos gliene propose uno superiore a quanto avrebbe percepito nella NBA, ma lui comprensibilmente decise di tentare. I Rockets di allora erano la squadra di Tracy McGrady e Yao Ming. Puntavano al titolo. Ma non andò bene: lui aveva un gioco da protagonista che si adattava male a quello dei Rockets. Giocò solo 31 partite di stagione regolare e una di playoff. A fine anno venne acquistato da San Antonio. Con il senno di poi la mentalità internazionale degli Spurs – dove avrebbe trovato Manu Ginobili, Tony Parker e Tim Duncan – forse sarebbe stata ideale per lui. Ma Spanoulis non era soddisfatto della NBA e chiese di tornare indietro. Nell’estate del 2007 firmò un pluriennale con il Panathinaikos, la squadra di riferimento dell’epoca in Europa. Ad un certo punto ebbero lui, Diamantidis e Sarunas Jasikevicius nella stessa squadra, tre playmaker che riuscivano a giocare insieme portando la creatività al livello massimo.

Nel 2009 vinse la sua prima EuroLeague da MVP, un anno dopo da free-agent firmò il contratto più alto nella storia del basket greco con l’Olympiacos, una mossa clamorosa, che fece scalpore. Vinse il titolo europeo di nuovo nel 2012 e nel 2013: i suoi tre titoli di MVP delle Final Four lo pongono su un piedistallo nel quale è presente con lui solo Toni Kukoc. Da allora ha firmato con l’Olympiacos altre tre rinnovi. L’ultimo, l’estate scorsa, solo per una stagione il che tiene la porta aperta per il ritiro. Se allungherà la sua avventura di un anno diventerà il leader ogni epoca di EuroLeague anche nei punti segnati.