Storia;

1978

L’arrivo di Dan Peterson

Il grande Simmenthal perse Bill Bradley, sostituito da Red Robbins come americano di coppa, raggiunse la finale di Coppa dei Campioni anche nel 1967 ma perse, in trasferta, contro il Real Madrid. Ma il ciclo d’oro in Italia proseguì con un campionato macchiato da appena due sconfitte e la vittoria ottenuta precedendo la solita Varese e l’All’Onestà, la seconda squadra di Milano. Finisce in pratica un ciclo, il Simmenthal si ringiovanisce anche se con giocatori di qualità come Iellini, Brumatti, il giovanissimo Ferracini e ancora qualche vecchio drago come Riminucci, capitan Pieri, lo stesso Massimo Masini. La nuova versione del Simmenthal nel 1971, nel 1972 e nel 1973 finisce la stagione a pari punti con l’Ignis Varese, perde il primo spareggio di Roma ma vince il secondo e nel frattempo si aggiudica la Coppa delle Coppe sia nel ’71 che nel ’72, prima di perdere lo spareggio e restare senza successi nel ‘73. E’ la squadra del grande guerriero Arthur Kenney, operaio bianco senza macchia e senza paura, uno dei giocatori che più hanno incarnato il grande spirito dell’Olimpia. Nel 2013 la sua maglia numero 18 verrà ritirata dall’Olimpia perché simboleggia non solo un grande uomo e un grande campione ma proprio quello che significa giocare per l’Olimpia.

Il 2 agosto del 1973 però Adolfo Bogoncelli perde il marchio Simmenthal, Cesare Rubini lascia la panchina dell’Olimpia e con lui se ne va anche Sandro Gamba. L’Innocenti subentra come sponsor, Pippo Faina, cuore Olimpia, come allenatore, le maglie azzurre sono agghiaccianti ma nonostante la scelta come americano di Brosterhous, criticatissimo, l’Olimpia tiene a finisce lo stesso seconda con 3 sconfitte in tutta la stagione. Nel 1976, quando arriva come sponsor Cinzano e la squadra gioca con pantaloncini bicolori, l’Olimpia vince la Coppa delle Coppe ma al tempo stesso retrocede incredibilmente in A2, campionato dal quale riemerge un anno dopo con Faina in panchina che prima di lasciare la squadra porta in Italia il grande Mike D’Antoni, stella dell’università di Marshall in West Virginia, ma incapace di ritagliarsi uno spazio fisso nella NBA (e anche nella ABA). Il nuovo allenatore di Milano è Dan Peterson.

Dan Peterson da Evanston, Illinois, alle porte di Chicago, non era stato in America un coach di grande successo. Aveva fatto bene da assistente allenatore a Michigan State, aveva allenato bene l’università del Delaware ma era ancora in attesa della sua grande occasione quando con un coraggio leonino accettò di allenare la Nazionale del Cile, un progetto di difficoltà inaudita e in condizioni complicate. Era il coach cileno quando la Virtus Bologna scelse come nuovo allenatore Rollie Massimino, origini siciliane, un giovane promettente. Ma Massimino ricevette in extremis l’offerta della Villanova University – dove avrebbe vinto il titolo NCAA del 1985 – lasciando la Virtus nei guai. L’agente americano Richard Kaner si attivò per trovare un’alternativa e attraverso il grande Chuck Daly – coach del primo Dream Team – arrivò a Peterson che in quel periodo dell’anno era uno dei pochi tecnici americani in grado contrattualmente di accettare la proposta dell’avvocato bolognese Porelli. Fu così che cominciò la sua avventura italiana.

A Bologna vinse lo scudetto, si affermò come allenatore, imparò la lingua e conquistò il cuore del movimento. Ma Bologna gli stava stretta e quando venne chiamato a Milano, che in quel momento nel basket aveva più storia di Bologna ma non il suo presente, non esitò ad accettare. “Per me, americano, Milano era un po’ come New York”. Il resto è storia: la famosa Banda Bassotti milanese raggiunse un’insperata finale scudetto, persa contro la Virtus, che riportò il pienone nel palasport di San Siro, la squadra venne costruita attorno al genio di Mike D’Antoni e pescando a piene mani nel settore giovanile che fruttò i gemelli Boselli, Francesco Anchisi e Vittorio Gallinari. Fu così che il grande ciclo dell’Olimpia degli anni ’80 venne generato.

L’Olimpia fu finalista nel 1979, semifinalista nel 1980 e di nuovo nel 1981 quando perse contro Cantù nell’anno dell’esplosione di Antonello Riva e nonostante la cessione di Mike Silvester e la rinuncia a CJ Kupec. Sfumato per un soffio il clamoroso colpo Kevin McHale (arrivò a Milano ma al momento di firmare i Boston Celtics accettarono le sue condizioni) arrivò John Gianelli. La squadra era pronta per vincere: mancava solo un tassello. Lo portò la famiglia Gabetti rilevando il club da Adolfo Bogoncelli…

Mike D'Antoni
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Dan Peterson
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Dan Peterson

Dan Peterson

Dan Peterson, da Evanston, Illinois, arrivò in Italia per allenare la Virtus Bologna, ma la sua immagine sarà per sempre legata al suo decennio all’Olimpia

Franco Boselli

Franco Boselli è stato uno dei simboli della Banda Bassotti di Dan Peterson ma anche uno dei grandi prodotti del vivaio milanesi dei nati nel 1958

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