Storia;

1966

La prima, storica, Coppa dei Campioni

Sette scudetti in 10 anni. Il ruolino di marcia dell’Olimpia nell’era targata Cesare Rubini e Adolfo Bogoncelli era al di sopra di ogni sospetto. Ma quella che cominciava a mancare era la grande affermazione internazionale, tra l’altro negli anni in cui nel calcio Inter e Milan facevano la voce grossa anche in Europa. Nel 1964 l’Olimpia arrivò fino alla semifinale di Coppa dei Campioni perdendola però contro il mitico Real Madrid a causa della differenza canestri (a Milano, l’Olimpia vinse): quello fu il miglior risultato fino ad allora.

Nell’estate del 1965 l’americano era Skip Thoren, un centro che veniva da Illinois e successivamente avrebbe giocato nella ABA (giocando l’All-Star Game del 1969) a Minnesota e Miami. Ma la squadra di quell’anno sarà sempre ricordata come quella di Bill Bradley, che arrivò a Milano in circostanze uniche. Giocatore dell’anno a Princeton, che portò fino alla semifinale NCAA, nativo del Missouri, figlio di un banchiere di Crystal City, Bradley considerava il basket un intermezzo piacevole della propria vita. Il suo grande sogno non era giocare nella NBA ma diventare presidente degli Stati Uniti (si sarebbe fermato ad una candidatura fermata nelle primarie per il Partito Democratico da Al Gore). Per 18 anni fu senatore dello stato del New Jersey. Per arrivare a quel punto dovette tuttavia studiare molto e prepararsi bene: laureatosi a Princeton, decise di studiare nei due anni successivi in Inghilterra, a Oxford. Fu allora che all’Olimpia venne la geniale ideale di proporgli di essere quello che ai tempi si chiamava “americano di coppa”, non utilizzabile in campionato ma in ambito internazionale. Bradley studiava in Inghilterra, poi a metà settimana saliva su un aereo e raggiungeva Milano per giocare in Coppa dei Campioni. Sul piano del talento e dell’intelligenza tattica era di un’altra categoria. Bradley, dopo Milano, sarebbe diventato un “Hall of Famer” e avrebbe vinto due titoli NBA a New York – dove ha speso tutto il resto della sua carriera professionistica – e giocato tre finali. La sua maglia numero 24 fu ritirata dai Knicks.

La stagione di Bradley, pur circoscritta a poche partite, resterà nella storia del basket italiano. Gli aneddoti non si contano, Bradley si poteva allenare poco ma non ne risentiva. Dicono passeggiasse in Corso Buenos Aires e si allenasse, senza mai voltarsi, a ricordare cosa ci fosse nelle vetrina per tenere in esercizio la sua visione periferica.

Superata la fase eliminatoria contro i tedeschi di Giessen e gli israeliani dell’Hapoel Tel Aviv. Nel girone eliminatorio, il fantastico belga di nome Stevaniers segnò 44 punti per il Racing Malines, una potenza all’epoca, vanficando i 43 di Bradley. In trasferta, l’Olimpia perderà anche a Praga e Madrid, ma rimedierà sempre in casa e alla fine la differenza canestri vale la qualificazione. Al Palalido il 93-76 contro il Real, permette alle scarpette rosse di volare alle Final Four grazie a 40 punti di Nane Vianello e 27 di Bradley.

L’esperimento Final Four parte dal Palalido dove giocano Slavia Praga e AEK Atene. A Bologna l’Olimpia affronta la tremenda Armata Rossa di Mosca che aveva vinto la coppa nel 1961 e nel 1963. Milano vinse 68-57, Massimo Masini segna 15 punti e Bradley aggiunge 20 punti. L’1 aprile in Piazza Azzarita a Bologna si gioca la finale contro lo Slavia Praga guidato da Jiri Zidek, padre dell’omonimo centro che avrebbe vinto il titolo NCAA a UCLA giocando nella NBA e molti anni in Europa. L’Olimpia vinse 77-72 con una grande prova di squadra: 21 punti li segna Vianello, 21 Thoren, 14 Bradley, 10 Riminucci. Nessuna squadra italiana aveva mai vinto la Coppa dei Campioni.

Quella fu l’anno dello scudetto vinto a tavolino contro Varese che schierava in posizione irregolare l’oriundo Tony Gennari. Fu anche l’aprice di quello squadrone che un anno dopo con stranieri Steve Chubin e Red Robbins raggiunse di nuovo la finale di Coppa dei Campioni perdendola però a Madrid contro il Real che giocava in casa.

Bill Bradley
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Sandro Riminucci
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Dollar Bill

Dollar Bill Bradley è stato il grande protagonista della prima vittoria europea di una squadra italiana

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