Storia;

2008

La nuova era dell’Olimpia

C’è un detto in America, “A match made in Heaven”, un incontro celebrato in paradiso che ben descrive il matrimonio tra Giorgio Armani e l’Olimpia Milano. Uno stilista, un marchio di fama mondiale al comando del club più titolato d’Italia, con una forte vocazione internazionale e storicamente un fortissimo legame con l’America e i suoi grandi campioni. L’ingresso dell’Olimpia nel gruppo Armani è avvenuto nell’estate del 2008. Le prime scelte sono state subito significative: grande importanza ai giocatori italiani, meglio se giovani, un atteggiamento umile e la disponibilità a entrare in punta di piedi, a collaborare con il movimento non a controllarlo.

Il primo allenatore è stato individuato in Piero Bucchi: il tecnico bolognese vantava già numerose esperienze di alto livello, a Treviso, a Roma, a Napoli, anche in Polonia. Il primo vero colpo di mercato è stato Luca Vitali, in quel momento giovane emergente del campionato. Nello stesso anno arrivano Mason Rocca, Marco Mordente, Jobey Thomas, David Hawkins. L’avvio è faticoso, Milano non si qualifica per le Final Eight di Coppa Italia ma conduce un girone di ritorno in rimonta e conquista l’accesso alle Top 16 di Eurolega. La squadra viene corretta durante la stagione, finisce sesta in regular season ma elimina dopo una serie appassionante la rivelazione Teramo e approda in semifinale. A sorpresa si scontra con Biella, riempie il Forum per gara4 e torna in finale. La Montepaschi si rivela un ostacolo insormontabile: l’Armani Jeans perde gara3 di un punto prima di arrendersi nella quarta partita.

Ci sono quindi ulteriori correzioni per la stagione 2009/10, arrivano i due lituani Jonas Maciulis e Petravicius, arriva da Siena Morris Finley, arriva Stefano Mancinelli. La stagione è più lineare anche se la conquista delle Final Eight di Coppa Italia coincide con la sconfitta al primo turno contro Avellino giocando in trasferta. In stagione regolare viene confezionato un buon terzo posto e la semifinale con Caserta è vinta sbancando il Palamaggiò in trasferta in gara5 e così per il secondo anno di fila, l’Armani Jeans è in finale. Siena si rivela ancora intoccabile e prevale 4-0.

Nel 2010/11 le ambizioni crescono ma la stagione si rivela più complicata del previsto. Qualcosa si spezza dopo una brutta sconfitta a Siena in stagione regolare, l’Eurolega si conclude subito al primo turno e in Coppa Italia l’Armani Jeans viene eliminata al primo round ancora da Avellino. In quel momento, il rapporto con Piero Bucchi si è già interrotto e al suo posto è richiamato in trincea Dan Peterson, 23 anni dopo la sua ultima esperienza in panchina. Peterson restituisce energia alla squadra ma ci sono tanti infortuni (Petravicius, Maciulis alla vigilia dei playoff) e alla fine la classifica indica un terzo posto che determina solo la vittoria su Sassari al primo turno (3-1) ma l’eliminazione in semifinale contro Cantù, sempre 1-3.

Finito il primo ciclo triennale sotto la proprietà di Giorgio Armani, scatta il nuovo ciclo. La squadra è rifatta per 10/12, grazie al lockout – che blocca l’attività NBA – l’EA7 Emporio Armani recupera per una fetta di stagione il figliol prodigo Danilo Gallinari. Arrivano Antonis Fotsis e Ioannis Bourousis, arriva Omar Cook e arriva Malik Hairston. Via Gallinari, arriva anche Alessandro Gentile, figlio del grande Nando, il più promettente dei giovani italiani che va a fare coppia con Nicolò Melli. In panchina c’è Sergio Scariolo, che torna in Italia dopo 15 anni spesi in Spagna (dove guida la Nazionale a due ori europei) e in Russia. Scariolo ha vinto a Vitoria, a Madrid e a Malaga. Ha giocato la finale per il titolo in sei delle sette squadre che ha allenato (Pesaro, Fortitudo, Vitoria, Real, Malaga, Khimki Mosca), unica eccezione Desio, dove allenò ad inizio carriera in A2 (Milano diventerà la settima, record europeo).

Nel 2011/12 Milano gioca le Top 16 di Eurolega, coglie affermazioni europee di prestigio, contro il Maccabi, a Belgrado, ad Atene contro il Panathinaikos. In Coppa Italia batte la Virtus Bologna e cede la semifinale con Siena solo nell’ultimo minuto. In campionato risponde ad un mese di gennaio difficile vincendo otto partite consecutive per chiudere la regular season al secondo posto. La striscia si allunga fino a quota 13 dopo il 3-0 su Venezia al primo turno (in gara 3 canestro decisivo di Malik Hairston) e le due vittorie iniziali contro Pesaro che viene eliminata 3-1. Così per la terza volta in quattro anni, l’Olimpia targata EA7-Emporio Armani conquista la finale, che perde contro la Montepaschi vincendo però gara 4 e prolungando la serie nonostante le precarie condizioni fisiche di Antonis Fotsis che si infortuna dopo quattro minuti della prima partita.

La stagione 2012/13 si rivela complessa fin dall’inizio. Alcune scelte si rivelano sbagliate, Omar Cook e Richard Hendrix lasciano la squadra alla fine dell’Eurolega. Arrivano Marques Green e Leon Radosevic, JR Bremer sostituisce Rok Stipcevic. Con l’esplosione di Alessandro Gentile, che ripetutamente ritocca tutti i suoi record individuali e supera quota 1000 punti in carriera, l’Olimpia è la miglior squadra del campionato nel girone di ritorno e la migliore in assoluto in trasferta dove vince 11 gare su 15. Ma un paio di inopinate sconfitte interne la relegano al quarto posto e nei playoffs contro Siena è sfortunata, praticamente non ha mai il vero Keith Langford (alla miglior stagione in carriera in tiri da tre e tiri liberi) e perde in sette partite. A fine stagione si chiude così il rapporto con il coach Scariolo. Ma la stagione è anche quella in cui viene ritirata ufficialmente una maglia: è la numero 18 del grande Arthur Kenney.

Danilo Gallinari
visualizzazioni

Danilo Gallinari

Malik time

Malik Hairston, una delle grandi star dell'Olimpia dei giorni nostri

Captain Cook

Nell'estate del 2012 Omar Cook è diventato il capitano dell'Olimpia

  • aoc
  • aon
  • bmw
  • fossil
  • luxottica
  • SAP
  • umana