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Storia di Giuseppe: Basket For Good per superare i propri limiti

08/02/2019
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Andare a scuola, imparare a leggere e a scrivere, una cosa normale, ordinaria, che fanno tutti. Qualcosa di difficile, a tratti anche noioso…Molte culture attribuiscono all’istruzione un ruolo assolutamente rilevante nella crescita dei bambini, molte ma non tutte… Giuseppe vive in un campo rom, a Milano, la priorità per la famiglia di Giuseppe non era mandarlo a scuola, anzi, per suo padre Giuseppe non era proprio una delle priorità. Tante cose Giuseppe avrebbe voluto imparare, vedeva la pioggia, le macchine, gli altri bambini…ma non poteva sentire il rumore delle gocce sul vetro, il fragore del traffico, le grida di bambini come lui…nemmeno il suono della sua stessa voce, perché Giuseppe  è nato sordo. Passava fin da piccolissimo le sue giornate nella baracca del campo, a volte da solo. Le giornate erano lunghe e il silenzio attorno a lui assordante.   Giuseppe a 9 anni, non potendo andare a scuola trascorreva i suoi pomeriggi a ricopiare dei segni a lui sconosciuti, le lettere dell’alfabeto, lettere che la mamma gli lasciava come passatempo scritte su un foglio.

Un pomeriggio di pioggia un’operatrice di una comunità vicino ha visto Giuseppe seduto a terra che a lume di candela ricopiava queste lettere con impegno e dedizione e tanta speranza negli occhi. Occhi che hanno visto tanto, tanto da compensare quello che Giuseppe non ha potuto sentire, tanto da costringere il corpo di Giuseppe a muoversi senza controllo per la voglia di esprimere quanto aveva visto. Grazie all’intervento della comunità, oggi Giuseppe va a scuola, segue tutte le lezioni con curiosità e partecipazione difficili da trovare in un bambino della sua età. Quando le cose si fanno con il cuore, tutto è possibile.

Giuseppe infatti ha preso parte nell’ultimo mese al progetto Basket for Good con la sua classe, e mentre corre dietro al pallone o prende un rimbalzo, guarda il maestro , uno dei suoi angeli custodi, e sorride come a poter dire “guarda cosa sto facendo, guarda come sono bravo”. Lo sport è per chi non molla mai. Imparare non è solo una questione di ascolto e presenza, ma è forza di volontà, e tutti i bambini, con quella forza, normodotati o con handicap, possono anche volare. Fare attività sportiva è possibile per Giuseppe, anche togliendo l’apparecchio acustico, lo sguardo di Giuseppe infatti è magnetico e non perde un passo dei due allenatori in campo, che con quel pallone arancione fanno cose bellissime. Giuseppe partecipa alle staffette, alle gare di tiro, sostenuto dai compagni che sono contagiati dalla sua voglia di imparare. Grazie al progetto Basket for Good, Giuseppe sta imparando l’ABC della pallacanestro per poter un giorno scrivere, tra un passaggio e un tiro, la storia speciale di quel magico bambino che non sentiva il pallone ma lo faceva volare.

 

English version.

Go to school, learn to read and write … a normal, ordinary thing that everyone does. Something difficult, sometimes even boring… Many cultures attribute to education, an absolutely relevant role in the growth of children, many but not all … Giuseppe lives like a gipsy, in Milan, the priority for the family of Giuseppe was not to send him to school. Actually, for his father, Giuseppe was not really one of his priorities. Giuseppe wanted to learn so many things, watching the rain, the cars, the other children … but could not hear the noise of the drops on the glass, the roar of traffic, the crying children like him … not even the sound of his own voice, because Giuseppe was born deaf. He spent his days in the camp shack since he was very young, sometimes even alone … the days were long and the silence around him was deafening. Giuseppe, at 9, was unable to go to school, and instead, spent his afternoons to copy the signs unknown to him … the letters of the alphabet … letters that his mother left him as a pastime written on a sheet.

One rainy afternoon, an operator from a community near them saw Giuseppe sitting on the ground and reciting these letters with commitment and dedication, and so much hope in the eyes. Eyes that have seen so much, so as to compensate for what Giuseppe could not hear, so as to force the body of Giuseppe to move without control for the desire to express what he had seen. Thanks to the community intervention, today Giuseppe goes to school, follows all the lessons with curiosity and participation. When things are done with the heart, everything is possible.

Giuseppe in fact took part in the Basket for Good project with his class in the last month, and while he is running behind the ball or catching a bounce, he looks at the teacher, one of his guardian angels, and smiles as if to say “look what I am doing, look how good I am “. Sport is for those who never give up. Learning is not only a question of listening and presence, but it is willpower, and all children, with that strength, disabled or whatever, can also fly. Doing sports is possible for Giuseppe even by removing the hearing, the look of Giuseppe, is in fact magnetic, and does not lose a step of the two coaches in the court, which with the orange ball does amazing things. Giuseppe participates in the relays, in shooting competitions, supported by his companions who are infected by his desire to learn. Thanks to the basketball for good project Giuseppe is learning the ABC of basketball to one day write, between a pass and a shot, the special story of that magical child who did not feel the ball, but felt he fly.