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Storia di Anna: la scoperta di un mondo di giganti veri

06/02/2019
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Occupare un posto nel Mondo non è cosa semplice, anche quando un corpo occupa tanto spazio non è detto che sia consapevole che quello spazio sia proprio suo… avere gambe lunghe per fare grandi passi è solo un’illusione se non si ha la certezza di dove andare. Anna in mezzo ai compagni di classe non sembra una bambina della scuola primaria ma i suoi occhi pieni di domande confermano che ha solo dieci anni. In ogni suo movimento Anna. è tanto cauta da sembrare impacciata: come se ogni cosa intorno a lei potesse rompersi se fosse in grado di tirare fuori la voragine di emozioni che non sa raccontare né mostrare. Ogni passo di Anna. è incerto, il suo corpo non le appartiene, e ogni cosa, dalla matematica all’italiano, dal camminare al correre, è fatto con la lentezza di chi cerca un compagno di viaggio e non trovandolo rallenta. Lo sport non si lascia impressionare dalle misure, grandi e piccoli possono scoprirsi capaci di cose incredibili.  Quel canestro per Anna. è non è poi così lontano, ma il pensiero di poter conquistare punti, per lei, così dolce nella sua insicurezza, così piccola nella sua grandezza, è un pensiero lontanissimo. Lo sport ci mette a nudo: ci avvicina ai nostri limiti, ci fa esplorare risorse sconosciute e ci permette di vederci da nuove prospettive. Nel progetto basket for Good , Anna che con la sua mole si sentiva una bambina tanto diversa e tanto inadeguata, ha fatto una scoperta che forse potrà cambiare il suo percorso: ha visto uomini alti come grattacieli, fuori misura proprio come lei, destreggiarsi con eleganza con un pallone tra le mani, saltare così in alto da dare l’illusione del volo…diversamente alti, diversamente grandi e incredibilmente adeguati. Improvvisamente quel loro essere giganteschi non è poi così male… Un passo lungo arriva presto in lunetta e il rimbalzo recuperato con facilità diventa presto un punto che porta alla vittoria. Anna non è troppo, e niente è troppo per Anna. Il suo spazio in campo è rispettato dai compagni, il suo viso è illuminato da un sorriso, negli occhi brilla la felicità di chi si sente accettato e che si accetta.