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Sei anni fa il canestro di Curtis Jerrells salvò l’Olimpia e preparò una storica gara 7

25/06/2020
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Il 25 giugno 2014, sotto 3-2 nella serie finale, l’Olimpia andò a giocare a Siena una gara drammatica. Se avesse perso, la sua stagione sarebbe finita, se avesse vinto sarebbe tornata al Mediolanum Forum due giorni dopo per giocarsi uno scudetto assente da 18 anni. Sarebbe stata la partita di “The Shot”, il famoso tiro allo scadere di Curtis Jerrells. Sono passati sei anni. Ecco il racconto.

L’Olimpia era scattata avanti 2-0 nella finale scudetto del 2014, ma poi aveva perso due volte in trasferta e anche gara 5 in casa. Reduce da tre sconfitte di fila, la più lunga striscia perdente della stagione, era andata a Siena per sopravvivere e tornare al Mediolanum Forum. Gara 6 fu una battaglia epica. Il palasport di Siena era tutto colorato di verde. La città era conscia di assistere non all’ultima gara interna della stagione, qualunque fosse stato il risultato, ma l’ultima gara di una storia. Non c’era pressione su Siena, solo la voglia di completare una cavalcata surreale. E il clima era caldissimo. Keith Langford e Alessandro Gentile, i due giocatori di maggior talento, segnarono i primi 17 punti dell’Olimpia, ma il centro Samardo Samuels commise un fallo in attacco e uno in difesa ritrovandosi presto in panchina, nervoso e sbraitante, per tutto il resto del primo tempo. Othello Hunter, che Samuels aveva asfaltato in regular season, gli aveva preso le misure. Sfruttando velocità, atletismo, agilità, segnò 14 punti nel primo tempo trovando un ostacolo più alto nell’energia di Gani Lawal. Quando anche Lawal ebbe problemi di falli (tre nel secondo quarto), il Coach Luca Banchi riesumò CJ Wallace che giocò un eccellente spezzone di partita. Lui e David Moss con tagli e giocate intelligenti riacciuffarono Siena quando provò ad andare via di cinque punti esasperando la tensione sulla panchina di Milano. L’Olimpia rispose con un 7-0 e rimise le cose a posto. Ma c’erano altri venti minuti di tensione da smaltire.

Alessandro Gentile si caricò la squadra sulle spalle. Il suo terzo quarto fu spettacolare. Arrivò a segnare 21 punti portando la squadra avanti di 11, massimo vantaggio. Fece la giocata dell’anno quando andò dentro esplodendo in aria per schiacciare in testa a Othello Hunter e Tomas Ress, due centri. Ma Siena ebbe un Josh Carter in serata di grazia al tiro. Fece 5/6 da tre. Fu lui a guidare la rimonta. Gentile fece un passaggio in panchina. L’Olimpia si bloccò. Nel quarto periodo Banchi chiamò time-out quando Siena si riavvicinò a meno cinque. Ma MarQuez Haynes, che aveva faticato tutta la serie, prese fallo da Daniel Hackett su un tiro da tre e mise tre liberi. Poi segnò dall’arco e riportò la Mens Sana avanti di uno. Le risposte di Milano furono: una tripla di Nicolò Melli, a spezzare il momento favorevole di Siena, poi un’entrata di Gentile a riportare l’Olimpia sul più uno, infine il primo canestro di Curtis Jerrells da sotto per il 72-70. Ma Siena pareggiò ancora. Tentarono Langford e Gentile di riportare l’Olimpia in vantaggio ma senza successo, poi Samuels fece fallo in attacco. E con 35 secondi da giocare, Siena aveva la palla dello scudetto. L’Olimpia aggredì bene sul perimetro, togliendo tutte le opzioni. Infine, Matt Janning prese il tiro da tre risolutivo. Non facile ma ben eseguito. La palla ebbe una traiettoria beffarda. Come si dice in gergo, fu “in and out”. Melli mise le mani sulla palla, consegnandola a Jerrells.

La palla la voleva Gentile, ma Jerrells decise di ignorarlo. Jerrells non aveva segnato da tre, aveva due punti ma un’enorme fiducia in sé stesso. Palleggiò sul posto contro Haynes, palleggio incrociato, un passo avanti, uno indietro, quasi sfiorando la linea laterale. E poi il tiro, con tempismo perfetto, per non lasciare nulla sul cronometro. Avesse sbagliato ci sarebbe stato il supplementare. Ma Jerrells non sbagliò. Lo scudetto sarebbe stato deciso due giorni dopo in gara 7.