L'Ultimo Scudetto di Luca Chiabotti
"Un'emozione incredibile. Lo Scudetto di un gruppo che ha saputo credere in sè stesso quando nessuno credeva più in lui. Sapevamo che si stava chiudendo qualcosa, e forse proprio per questo motivo è stato ancora più bello. E che emozione quella mia tripla con tutto il Forum in piedi a festeggiare…"
Flavio Portaluppi
Ci sono attimi che cambiano la vita ma spesso non sei tu a decidere il destino, ad avere la palla in mano. Per l'Olimpia Milano quel momento arrivò travestito da Claudio Coldebella. Era il momento più difficile del club acquistato solo da due stagioni da Bepi Stefanel, imprenditore trevigiano, che fuse la sua Trieste con la mitica Olimpia trasferendo a Milano una quantità di talento che mai più, successivamente, si sarebbe vista in città. Nando Gentile, Gregor Fucka, Rolando Blackman, Dejan Bodiroga con la partecipazione dei muscoli ancora freschi di Sandro De Pol e la personalità di Bogdan Tanjevic in panchina. Il bello è che Milano faceva la schizzinosa di fronte a una colonizzazione indispensabile per mantenere l'Olimpia al massimo livello. Dal colore delle maglie, con un rosso meno brillante più vicino al granata, all'arrivo di nemici storici come Gentile, alla presunta estraneità di questo gruppo alla vita della città, qualsiasi cosa era diventato un pretesto per giustificare la freddezza con cui gli appassionati milanesi seguirono l'avventura di Stefanel. Fu un errore clamoroso, scontato fin troppo crudelmente negli anni successivi.
I risultati sportivi non avevano aiutato. Pesavano, più dell'eliminazione nelle semifinali del' 95 contro la Virtus poi campione d'Italia, le due finali di coppa Korac perdute contro l'Alba Berlino e l'Efes Pilsen Istanbul. Sembrava che Boscia Tanjevic non sarebbe mai riuscito a sfatare il sortilegio che lo aveva condannato a non vincere mai qualcosa con una squadra italiana. Milano del basket era ferita dalla rinuncia a Mike D'Antoni, non comprese mai Boscia completamente nè lui, forse, si trovò mai a suo agio nella dimensione troppo impersonale e umanamente asettica della metropoli, situazione che complicò autoesiliandosi col suo sigaro in un residence immerso nella nebbia della periferia sud della città.
La palla che Coldebella si trovò in mano arrivò pochi giorni dopo la sconfitta con l'Efes, di un punto nella doppia finale di Korac, al Forum, davanti a 11 mila spettatori rimasti di ghiaccio. Lì, si racconta, che Stefanel prese quella decisione che non avrebbe mai voluto prendere, nè lo aveva sfiorato dopo la retrocessione della sua Trieste in serie B. Rinunciare, a fine stagione, all'amico Tanjevic. Con questo spirito, la squadra che aveva già perso 10 partite sulle 26 disputate in campionato, arrivo alle final four di coppa Italia, proprio al Forum di Assago. E, ancora una volta, sembrava che il destino ripetesse il solito refrain. Ma a 2" dal termine della semifinale con la Virtus, Coldebella, sbagliò da sotto il canestro della vittoria.
La vita cambiò davvero. La coppa Italia conquistata contro Verona viene subito catalogata da Stefanel, che aspettava un successo da più di 10 anni, come un trofeo di serie B, un punto di inizio. Ma dimostra al gruppo che è capace di vincere scaricandolo di una tensione diventata insopportabile. L'Olimpia si presenta ai playoff al quinto posto, elimina 2–0 Varese mentre comincia la profonda ristrutturazione della società avviata dopo la delusione con l'Efes. La squadra, però, non viene intaccata dalla precarietà, dai contatti già avviati con Marcelletti, dai nuovi dirigenti. Forse la consapevolezza di non avere più sfide impossibili da immaginare ma uno scudetto da conquistare chiudendo un'era, dà a Tanjevic la serenità e il pragmatismo di scelte concepite per l'immediato, come quella di utilizzare Fucka solo come secondo lungo che dà più compattezza alla squadra.
La Stefanel schianta la Virtus in semifinale e si trova davanti la Fortitudo. Anche stavolta il destino gira a 2" dalla fine di gara–3, a Bologna: la grande difesa di Milano trova l'apoteosi nel canestro di Bodiroga quasi allo scadere che dà il break decisivo. Nei giorni che separano all'atto conclusivo, l'atmosfera è quasi surreale. La tensione è stemperata da una serenità da predestinati. L'apoteosi arriva il 28 maggio, davanti a 11500 tifosi. C'è la gente, c'è una squadra, c'è lo scudetto. Ma anche la festa è strana: si percepisce la malinconia di Boscia dietro alle solite battute, il magone di Stefanel, la consapevolezza dei giocatori di essere alla fine e non all'inizio di una grande avventura. Quel gruppo era talmente poco milanese che Gentile oggi ha una casa e verrà a vivere qui, zona Fiera, e per Fucka la fine dell'avventura di quel gruppo rappresenta il più grande rammarico della carriera. Anche il miliardario Bodiroga ricorda Milano come una delle cose più care. Tanjevic è diventato campione d'Europa e ha portato l'Italia all'Olimpiade. Era un gruppo formidabile con un proprietario dalla passione formidabile. Peccato averlo scoperto troppo tardi.
I risultati sportivi non avevano aiutato. Pesavano, più dell'eliminazione nelle semifinali del' 95 contro la Virtus poi campione d'Italia, le due finali di coppa Korac perdute contro l'Alba Berlino e l'Efes Pilsen Istanbul. Sembrava che Boscia Tanjevic non sarebbe mai riuscito a sfatare il sortilegio che lo aveva condannato a non vincere mai qualcosa con una squadra italiana. Milano del basket era ferita dalla rinuncia a Mike D'Antoni, non comprese mai Boscia completamente nè lui, forse, si trovò mai a suo agio nella dimensione troppo impersonale e umanamente asettica della metropoli, situazione che complicò autoesiliandosi col suo sigaro in un residence immerso nella nebbia della periferia sud della città.
La palla che Coldebella si trovò in mano arrivò pochi giorni dopo la sconfitta con l'Efes, di un punto nella doppia finale di Korac, al Forum, davanti a 11 mila spettatori rimasti di ghiaccio. Lì, si racconta, che Stefanel prese quella decisione che non avrebbe mai voluto prendere, nè lo aveva sfiorato dopo la retrocessione della sua Trieste in serie B. Rinunciare, a fine stagione, all'amico Tanjevic. Con questo spirito, la squadra che aveva già perso 10 partite sulle 26 disputate in campionato, arrivo alle final four di coppa Italia, proprio al Forum di Assago. E, ancora una volta, sembrava che il destino ripetesse il solito refrain. Ma a 2" dal termine della semifinale con la Virtus, Coldebella, sbagliò da sotto il canestro della vittoria.
La vita cambiò davvero. La coppa Italia conquistata contro Verona viene subito catalogata da Stefanel, che aspettava un successo da più di 10 anni, come un trofeo di serie B, un punto di inizio. Ma dimostra al gruppo che è capace di vincere scaricandolo di una tensione diventata insopportabile. L'Olimpia si presenta ai playoff al quinto posto, elimina 2–0 Varese mentre comincia la profonda ristrutturazione della società avviata dopo la delusione con l'Efes. La squadra, però, non viene intaccata dalla precarietà, dai contatti già avviati con Marcelletti, dai nuovi dirigenti. Forse la consapevolezza di non avere più sfide impossibili da immaginare ma uno scudetto da conquistare chiudendo un'era, dà a Tanjevic la serenità e il pragmatismo di scelte concepite per l'immediato, come quella di utilizzare Fucka solo come secondo lungo che dà più compattezza alla squadra.
La Stefanel schianta la Virtus in semifinale e si trova davanti la Fortitudo. Anche stavolta il destino gira a 2" dalla fine di gara–3, a Bologna: la grande difesa di Milano trova l'apoteosi nel canestro di Bodiroga quasi allo scadere che dà il break decisivo. Nei giorni che separano all'atto conclusivo, l'atmosfera è quasi surreale. La tensione è stemperata da una serenità da predestinati. L'apoteosi arriva il 28 maggio, davanti a 11500 tifosi. C'è la gente, c'è una squadra, c'è lo scudetto. Ma anche la festa è strana: si percepisce la malinconia di Boscia dietro alle solite battute, il magone di Stefanel, la consapevolezza dei giocatori di essere alla fine e non all'inizio di una grande avventura. Quel gruppo era talmente poco milanese che Gentile oggi ha una casa e verrà a vivere qui, zona Fiera, e per Fucka la fine dell'avventura di quel gruppo rappresenta il più grande rammarico della carriera. Anche il miliardario Bodiroga ricorda Milano come una delle cose più care. Tanjevic è diventato campione d'Europa e ha portato l'Italia all'Olimpiade. Era un gruppo formidabile con un proprietario dalla passione formidabile. Peccato averlo scoperto troppo tardi.
