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Olimpia On The Road: Tel Aviv

16/01/2020
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Quando il “golf cart”, le macchinine elettriche usate sui campi di golf per muoversi da una buca all’altra, ma ormai in uso negli aeroporti più grandi, si muove pericolosamente tra barriere, viaggiatori e scale mobili, Sergio Rodriguez riflette su come sarebbe se qualcuno dovesse saltare la partita di Tel Aviv a causa di un incidente, avvenuto in aeroporto, a bordo di una vettura elettrica. Luis Scola, dietro di lui, attinge allora al suo inesauribile serbatoio di aneddoti. Quand’era in Spagna, la squadra di Valladolid firmò un giocatore americano per poche partite. Arrivato a destinazione, in hotel, entrò in ascensore, ma quando si chiusero le porte scoprì che un’ape era lì a tenergli compagnia. Il giocatore si spaventò a morte e cominciò a scalciare dappertutto nei secondi di esclusiva compagnia con l’insetto. Un calcio dopo l’altro si ruppe il ginocchio. E perse il contratto. “Fu l’ape più costosa della storia”, il commento.

L’aeroporto di Istanbul è nuovo: l’Olimpia volò per l’ultima volta da “Ataturk” nell’aprile scorso. Era di fatto l’ultimo giorno del vecchio scalo. Il nuovo è grande, elegante, enorme, bellissimo. Ma proprio per questo vengono usate le vetture elettriche per muoversi più velocemente attraverso il terminal. Il traffico aereo è quello che è: il volo doveva partire da Istanbul alle 15 locali, ma l’aereo è decollato solo 42 minuti più tardi. Fortunatamente, il fuso orario questa volta aiuta: andando a Tel Aviv si guadagna un’ora. Infatti, la palla a due sarà alle 21.05 locali, ma le 20.05 in Italia.

L’Olimpia giocherà su uno dei campi più difficili ad alto livello e la sfida tra Maccabi e Milano è storicamente protetta dal fattore campo: negli ultimi 10 scontri diretti, la squadra di casa ha vinto nove volte. Lo scorso anno, l’Olimpia ha avuto il tiro della vittoria, un tiro da tre dall’angolo di Jeff Brooks che beffardamente ha ballato dentro il ferro prima di schizzare fuori. L’ex Yad Eliyahu è imbattuto in questa stagione. L’ambiente è sovraeccitato, ma d’altra parte lo è sempre. Il Maccabi gioca tutto il doppio turno in casa: ha battuto il Barcellona, è salito al terzo posto in classifica e aspetta l’Olimpia.

E’ anche la partita di Michael Roll, l’ultimo di una lunga sequenza di ex delle due squadre. Il caso più ricordato è quello di Ken Barlow: da rookie scelto dai Los Angeles Lakers ma non firmato, venne a giocare a Milano, annunciato insieme a Bob McAdoo. Barlow è stato uno dei membri della squadra del Grande Slam del 1987, quella della rimonta da meno 31 sull’Aris Salonicco, l’ultima squadra allenata da Dan Peterson. Alla fine di quella stagione, non venne confermato e firmò per il Maccabi. Nel 1988, Milano e Maccabi si affrontarono a Gand per la seconda finale di Coppa dei Campioni consecutiva. Barlow, che aveva vinto la prima con Milano, giocò la seconda da avversario, nel Maccabi! Ma di ex ce ne sono stati tanti altri: Ricky Hickman, Keith Langford, Andrew Goudelock sono stati i più significativi in epoche recenti.

Il viaggio per Tel Aviv non è stato comodo: dopo la partenza in ritardo, l’aereo è rimasto sulla pista per altri trenta minuti, poi c’è stata una laboriosa attesa dei bagagli che ha fatto saltare un po’ i piani della vigilia. Per entrare dentro Tel Aviv sono occorsi altri 50 minuti nel traffico serale in una Tel Aviv comunque baciata da temperatura primaverile.