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Olimpia On The Road: Belgrado

08/02/2018
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Alle 17.15 il piccolo aeroplano su cui viaggia l’Olimpia decolla da Malpensa per Belgrado. Terrà compagnia alla squadra anche da Belgrado a Brindisi e poi per il ritorno a Milano domenica notte. Le due trasferte sono state legate per ragioni di opportunità e per adattarsi al calendario severo che costringe l’Olimpia a non rispettare neppure le 48 ore di distanza tra una gara di EuroLeague e una di Serie A previste dal regolamento. Alla partenza da Milano, la comitiva comprende 14 giocatori. Tutte le scelte verranno fatte in luogo, tutti reclutati per l’allenamento di sabato pomeriggio al Pala Pentassuglia di Brindisi. Il primo stop ovviamente è Belgrado.

Non si giocherà nella Stark Arena da oltre 22.000 spettatori che ospiterà le Final Four di EuroLeague in maggio ma com’è accaduto quasi sempre quest’anno alla “Asa Nikolic Hall”, la vecchia arena il cui nome originale è Pionir, da 5.878 spettatori ufficiali. Costruita nel 1973, ospitò gli Europei del 1975 quando la nazionale jugoslava terrorizzava l’Europa e spaventava gli Stati Uniti (un anno dopo avrebbe vinto l’argento olimpico a Montreal). Nel 1977 fu teatro della finale dell’allora Coppa dei Campioni che a sorpresa il Maccabi Tel Aviv conquistò contro la Mobilgirgi Varese di Bob Morse e Dino Meneghin, allenata da Sandro Gamba. L’ultima volta l’Olimpia ha messo piede in uno degli impianti più caldi e temuti d’Europa nel 2014 ma era solo un’amichevole prestagionale vinta contro il Partizan. Nel dicembre del 2011 invece vinse al Pionir sempre contro il Partizan una sorta di spareggio per accedere alle Top 16 di EuroLeague in un clima infernale. Il Pionir non è la casa di una delle squadre di Belgrado, viene utilizzato da entrambe, pur divise da una delle rivalità polisportive (calcio e basket soprattutto) più sentite al mondo. Ambedue i club sono nati dopo la guerra nel 1945. La Stella Rossa era espressione del movimento antifascista di Belgrado.

Dal 2016 l’arena è stata intitolata al Professor Asa Nikolic, considerato il grande maestro, l’ideologo del basket slavo. Per cinquanta anni ha segnato la pallacanestro europea. Allenò in Italia a Padova portando il Petrarca al terzo posto con il grande americano Doug Moe, poi costruì l’epopea di Varese, con le Coppe dei Campioni, gli scudetti, la fiera rivalità con il Simmenthal. In Italia hapoi  allenato anche alla Fortitudo, a Bologna-Virtus, a Pesaro. Ma il suo ruolo nella storia va oltre i risultati o le squadre dirette. E’ stato ad esempio colui che ha battezzato il passaggio dal campo alla panchina di Zeljko Obradovic nel 1991 al Partizan di cui era direttore tecnico. Il Partizan vinse subito la sua prima e unica coppa dei campioni. Nikolic è un nome che trascende l’appartenenza ad una squadra o ad un’altra.

Per l’Olimpia quella con la Stella Rossa (assistente allenatore è Milenko Topic, per un anno giocatore di Milano nel 2003/04) è la seconda di tre trasferte consecutive in EuroLeague anche se la prossima, a Istanbul-Fenerbahce avverrà solo dopo la sosta per le Final Eight di Coppa Italia (a Firenze, dove lunedì per la presentazione Coach Pianigiani e il Capitano Andrea Cinciarini completeranno questa sorta di tour europeo). L’Olimpia ha vinto le ultime due, a Vitoria e Barcellona ma in mezzo c’è stata la sconfitta interna con il Maccabi. Stella Rossa-Olimpia come confronto affonda le radici negli anni ’70: nel 1972 le due squadre si affrontarono nella finale di Coppa delle Coppe a Salonicco. L’Olimpia l’aveva vinta un anno prima contro lo Spartak Leningrado e riuscì a ripetersi. Doveva essere assegnata in due gare, andata e ritorno, ma nel girone eliminatorio c’erano stati “problemi” nella gara di Belgrado. Una rissa, un’aggressione a Rubini, una Bariviera, l’atto famoso di Arturo Kenney che sfidò la Polizia locale per fare giustizia. Il Simmenthal non poteva tornare a Belgrado. La Fiba intervenne e decretò il campo neutro. Kenney fu il migliore in campo…

Il volo di linea per Belgrado dura circa 100 minuti, ma il charter della squadra è meno svelto e impiega due ore e 30 per atterrare. Il trasferimento al Crowne Plaza richiede 20 minuti. La squadra si è allenata prima di partire quindi la serata di fatto si conclude con la cena della vigilia e poi si fa in tempo a vedere in tv il finale di Panathinaikos-Baskonia. Il menu del “Game Day” prevede allenamento alle 11, pranzo a seguire e partita alle 19. Poi tutti a Brindisi, verso la masseria alle porte di Specchiolla, per il ritorno di Amath M’Baye e la visita a casa dell’assistente Marco Esposito, autentico prodotto locale. Ma questa è storia del weekend e con questo calendario il weekend è ancora… lontano.

ALLENAMENTO: GOUDELOCK
ALLENAMENTO: ABASS
ALLENAMENTO: PASCOLO