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Olimpia On The Road: Atene/Panathinaikos

17/10/2019
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Da quando esiste l’EuroLeague come la conosciamo, il Panathinaikos è stato sempre una delle squadre di riferimento, oltre ad aver vinto il titolo quattro volte, la prima nel 2002 proprio in Italia, a Bologna, contro la Virtus detentrice del trofeo. Ettore Messina era sulla panchina di casa (il Panathinaikos aveva già trionfato due volte delle sei totali, la prima a Parigi nel 1996 e la seconda a Salonicco nel 2000). E’ naturale che con un pedigree di questo tipo, la trasferta di Atene sia sempre stata considerata storicamente tra le più difficili. Per tutte le squadre. Nell’ultimo decennio, l’Olimpia ha vinto ad Atene con il Panathinaikos due volte, la prima nel 2012, ultima giornata delle Top 16, un’impresa che non portò alla qualificazione; poi nel dicembre dell’anno passato, un 86-83 piuttosto “stretto”. Il Panathinaikos aveva appena divorziato da Javi Pascual e stava perfezionando l’arrivo di Rick Pitino. Tuttavia, l’Olimpia ha vinto le ultime quattro partite giocate ad Atene (inclusa quella con l’Olympiacos un anno fa) comprese le ultime tre giocate nell’immensità di OAKA: al successo già menzionato, vanno aggiunte le due vittorie del “Trofeo Pavlos Giannakopoulos” del mese scorso, ma in campo neutro, battendo Fenerbahce e Maccabi.

L’Olimpia ha svolto l’ultimo allenamento vero nella sua casa al Mediolanum Forum dove ha anche pranzato prima di trasferirsi a Malpensa, dove c’era ad attenderla il charter della squadra, decollato puntualmente alle 16.30. Tra le insidie della trasferta c’è anche un’ora di differenza e l’orario di inizio della gara, le 21.30 locali. La squadra è arrivata ad Atene dopo due ore e venti di viaggio, le 19.50 locali e ha cenato alle 21.15. Assenti come previsto Arturas Gudaitis, Nemanja Nedovic e Shelvin Mack, oltre a Xavi Rey. La comitiva comprende quindi dodici giocatori. Tutti quelli che andranno a referto.

Il Palasport olimpico di OAKA è adiacente allo stadio, in un anello che comprende anche la piscina in cui Federica Pellegrini conquistò la prima medaglia olimpica della sua vita, l’argento dei 200 stile libero a 16 anni di età, e il velodromo. Costruito per le Olimpiadi, ha spazi enormi all’interno, contiene la sede sociale del Panathinaikos, ma anche quella dell’AEK Atene: Keith Langford ad esempio ha cambiato squadra senza cambiare posto di lavoro in estate. I “banners” all’interno ricordano le vittorie europee del Panathinaikos e i proprietari storici del club, i fratelli Giannakopoulos. Ma per Luis Scola questo è il posto in cui la sua carriera ha toccato l’apice con la conquista della medaglia d’oro olimpica.

E’ una trasferta particolare per il general manager Christos Stavropoulos che negli ultimi venti anni ha lavorato per l’Olympiacos, la squadra rivale di Atene, a sua volta capace di vincere l’EuroLeague tre volte. Questo dato offre la dimensione del basket ateniese negli ultimi 25 anni: oltre un terzo dei titoli europei sono finiti in questa città enorme e affascinante. C’è grande attenzione su questa partita: prima dell’allenamento vengono effettuate quattro interviste video contemporanee, con Coach Messina, Sergio Rodriguez, Luis Scola e Vlado Micov. L’allenamento comincia alle 12.30 e termina un’ora dopo, con l’ultima porzione dedicata a gare di tiro, tiri individuali e stretching dopo una prima metà abbondante dedicata alla tattica. Per tornare in hotel e consumare il pranzo servono altri trenta minuti. Alle 14.30 locali la squadra si siede a tavola. Poi è il momento di aspettare la partita.

QUI OAKA
INTERVISTA PER SERGIO
L'ALLENAMENTO