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Nicolò Melli, il predestinato di Reggio Emilia

24/11/2013
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Nicolò Melli è il protagonista del “game program” di EA7 Emporio Armani Milano-Grissin Bon Reggio Emilia in distribuzione al Mediolanum Forum domenica prima della partita valevole per la giornata numero 7 del campionato di Serie A.

 

Milano era nel destino. “Avevo 15-16 anni, venni convocato ad un camp con i migliori ragazzi italiani della mia età. Venni scelto tra i migliori e a premiarci fu Michael Jordan. Fu così che ebbi la possibilità di fare un’esperienza unica. Scambiammo due parole, tremavo tutto. Poi in una specie di conferenza stampa privata, solo per noi ragazzi, ebbi io il coraggio di chiedergli com’era stato recitare in Space Jam con i Looney Tunes e ridendo disse che Bugs Bunny era un buon giocatore. Più seriamente lo informai che alle Olimpiadi del 1984 lui era in ritiro nello stesso posto in cui si trovava mia madre con la nazionale femminile di pallavolo. Per educazione rispose che si ricordava di lei e poi la salutò perché era in tribuna”. Nicolò Melli si è trovato il pallone in mano da bambino. Poteva essere quello da pallavolo perché la mamma Julie, di Lincoln, nel Nebraska, era una giocatrice di alto livello e vinse la medaglia d’argento a Los Angeles 1984. Poi si trasferì in Italia per giocare e nel 1991 nacque Nicolò, figlio di Julie Vollertsen e Leopoldo Melli. “Un anno pensai di lasciare il basket per darmi alla pallavolo – ammette Nic – ma fu solo un attimo. Diedi un dispiacere a mia madre ma una gioia a mio padre. A Reggio Emilia non c’erano quasi possibilità per fare pallavolo maschile di alto livello”.

LE GIOIE – Melli debuttò giovanissimo in Legadue a Reggio Emilia. “Sì, ed è stata una grande gioia perché arrivare in alto, da professionista, con la squadra della mia città è sempre stato il mio sogno fin da quando in prima elementare cominciai a giocare. Ho una foto che mi ritrae con una minipallina e dice tutto. Ancora oggi – scherza – mi chiedo perché abbia scelto il basket e finché non trovo una risposta vado avanti”. E’ già al quarto anno a Milano, all’Olimpia da più tempo di ogni altro giocatore. “Sono stati tre anni un po’ avari di soddisfazioni, volevamo di più. Io conosco l’ambiente meglio di altri giocatori perché sono qui da più tempo, ma la speranza è di invertire la tendenza. Servirebbe a noi e sarebbe giusto per i tifosi che seguono questa squadra da tanti anni e si meritano di essere ripagati”.

PASSIONI – Melli è un calciofilo, “sì, guardo tutti gli sport, il tennis ad esempio, ma a parte il basket se devo esprimere una preferenza dico calcio. Ho la mia squadra di fantacalcio, come tutti gli anni, tifo Inter e il mio giocatore preferito è Ronaldo, quello vero. Grazie a lui mi sono innamorato dell’Inter e da tifoso ho avuto anni difficili e poi mi sono tolto tante soddisfazioni. Mi spiace che Ronaldo alla fine sia andato al Milan ma capisco che a fine carriera ci possano essere degli sballottamenti…” E siccome pur avendo 22 anni è noto per essere più maturo e serio della media dei ragazzi della sua età, scherza anche lui ammettendo che “le canzoni che mi emozionano di più sono quelle di Lucio Dalla. Non so dire perché ma è così, potrei citarne molte, “Ciao”, “Nuvolari”. Quando è morto sono rimasto molto toccato dalla notizia”. E a casa quando non segue l’Inter o il basket, c’è tempo per il suo cane che lo assorbe da oltre un anno e distrugge tutto quello che trova quando il suo padrone è assente. Il cinema è un’altra delle sue passioni. E parla inglese “non perfettamente ma abbastanza bene da farmi capire e poi se vado in America so che non morirò di fame perché riuscirò a ordinare da mangiare. In fondo, sono il classico italiano pigro, dovrei parlarlo meglio”, dice mentendo.

LA CARRIERA – Nicolò attraversa comunque un momento positivo della sua carriera. Ha debuttato in Nazionale in una grande competizione giocando un ottimo Europeo in Slovenia. Poi sulla scia è partito alla grande anche con l’Olimpia, ritoccando i propri record europei in tutto, punti, rimbalzi, minuti, valutazione. “Il giocatore del passato che ammiro di più è Bob McAdoo: una volta ho ricevuto una lettera dove mi hanno detto che giocavo con uno spirito simile a quello di McAdoo. Tuttora lo ritengo il più grande complimento che mi abbiano mai fatto. Di McAdoo non si apprezza solo il talento, la classe ma proprio lo spirito”.

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