Che campionato ci aspetta....

05 Ottobre 2009

di Claudio Limardi, direttore SuperBasket                                                                                                                         

Il nuovo campionato di Serie A presenta alcune caratteristiche che a dispetto del pronostico-Scudetto, sbilanciato in modo probabilmente irreversibile a favore di Siena, lo rendono comunque interessante:

1) L'equilibrio dei valori alle spalle della grande favorita è senza precedenti. Nessuno alla vigilia è in grado di identificare un ranking di squadre che trovi consensi oltre le quattro-cinque (Milano, Roma, Treviso, Bologna) formazioni più quotate. La differenza tra un club capace di finire quinto o sesto e uno che si troverà a lottare per salvarsi è veramente insignificante, almeno sulla carta;

2) La maggior parte dei giocatori di prima fascia sono rimasti in Italia, al massimo hanno cambiato squadra come David Hawkins, David Moss, Morris Finley, Andre Collins, Stefano Mancinelli, Luca Vitali. Nessuno è andato all'estero ad eccezione di Rimas Kaukenas;

3) Sono arrivati tanti elementi quotati a livello internazionale. Basti pensare a Nikos Zisis, Jonas Maciulis, Marijonas Petravicius, Kennedy Winston, Dee Brown, Cenk Akyol, Marques Green, Donatas Motiejunas. Quanto a singoli, il campionato è nella sua globalità migliorato;

4) Le scelte di alcuni club di vertice dicono che l'intenzione è quella di importare un tipo di basket più simile a quello che si pratica in Europa nelle coppe internazionali, più fisico e atletico anche nei ruoli perimetrali. L'Armani Jeans ha scelto Alex Acker per giocare guardia e Jonas Maciulis per giocare ala piccola aumentando, a dispetto della perdita di Hawkins, il tasso di fisicità  perimetrale. Lo stesso vale per Roma con Winston e Minard a supportare Ibby Jaaber o per Siena che ha inserito nel ruolo di guardia un giocatore come Hawkins che a Milano faceva l'ala piccola. Andiamo verso l'Europa?

Ci sono altri elementi che meritano attenzione a partire dall'offerta di nuovi giocatori, non necessariamente stranieri. Treviso ha già tratto giovamento dalla personalità di Daniel Hackett, il ragazzo di Pesaro che dopo cinque anni in America è tornato in Italia. Hackett ha fisico, è un duro e ha grande carattere. Sarà una delle attrazioni del torneo. Milano proporrà Jeff Viggiano, altro oriundo, giocatore che abbina mezzi tecnici (il tiro soprattutto) a qualità atletiche insospettabili. In questo precampionato, a Bologna contro la Virtus, probabilmente ha giocato la miglior partita individuale di preseason dell'intero panorama italiano: 7/7 al tiro e 10 rimbalzi, uno dei quali in attacco è stato una schiacciata volante. Ce ne sono altri di potenziali protagonisti della Serie A, questi due sono quelli che hanno già fatto vedere cose importanti. Il sangue nuovo soprattutto di giocatori destinati a rimanere in Italia a lungo, se non per sempre, è vitale per il movimento, anche se è nelle partite vere che i vari Hackett e Viggiano dovranno palesare il loro volto autentico.

Poi gli allenatori: delle squadre che hanno raggiunto i playoff la passata stagione cinque hanno confermato il timoniere (Siena con Pianigiani, Milano con Bucchi, Biella con Bechi, Roma con Gentile, Teramo con Capobianco) e una sesta ha solo promosso l'assistente che lavorava nello stesso club da sette anni (Treviso con Vitucci). Sono segnali di continuità che dovrebbero favorire la qualità del gioco e soprattutto, come chiedono a gran voce gli allenatori, riportare la loro figura istituzionale al centro dei vari progetti di squadra.



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