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Lupo Rossini al lavoro 24/7/365

08/09/2016
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Il lavoro del team manager di un club di EuroLeague è massacrante: significa organizzare 15 trasferte europee, con voli di andata e ritorno, coincidenze, hotel, pullman, orari di disponibilità delle palestre e sintonizzare tutto con le 30 gare di campionato di cui altre 15 in trasferta e le 15 gare casalinghe. Poi arrivano gli spostamenti televisivi e salta tutto per aria. Si ricomincia. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Normalmente i team manager sono grandi organizzatori, tremendi lavoratori, oppure sono ex giocatori che capiscono le dinamiche di uno spogliatoio e la psicologia dei giocatori, qualità necessarie quando la vicinanza con un gruppo crea rapporti speciali, quasi intimi. Il difficile è coniugare i due mondi. All’Olimpia, Alberto Rossini, “Lupo” per tutti, incluso lui stesso, riesce a farlo sempre e con il sorriso sulle labbra. Tipico di chi è abituato dalla propria storia a lavorare sotto pressione.

Lupo Rossini è stato un grande giocatore, un grande playmaker, anche se ha trascorso la prima metà della sua vita professionale da nemico di Milano, come regista di Cantù. E’ nato come erede di Pierluigi Marzorati, poi si è imposto da solo e ha giocato fino ai 40 anni, passando prima a Roma e poi a Jesi, a tutti gli effetti la sua seconda carriera. Rossini, che ha anche allenato in A2 da head coach, ha vissuto in spogliatoio per anni, capisce i giocatori e gli allenatori, le esigenze di tutti, per questo il suo apporto non è quantificabile. Ma dove il suo percorso da dirigente è diventato sorprendente è stato nella capacità di adattarsi anche ad un ruolo organizzativo che per lui rappresentava una novità assoluta (ha avuto, come riconosce lui, il vantaggio di poter contare sul giovane ma già navigato Filippo Leoni come compagno di “squadra”).

Il lavoro di un team manager è massacrante, non ha orari, non prevede durante la stagione giorni liberi e non è programmabile se non in parte (può sempre capitare che ci sia una risonanza magnetica urgente, una moglie che deve partorire, l’acqua calda che non arriva in un appartamento: per tutto questo, giusto o sbagliato che sia, la prima telefonata arriva sempre a Rossini). Significa gestire una squadra intera, tutti i giocatori, più lo staff e le sue esigenze. Come dicono in America è un lavoro 24/7/365, 24 ore, sette giorni alla settimana, 365 giorni all’anno. Si va dal reperimento dei dvd delle partite per gli allenatori (alla fine di ogni gara e in fretta per favore!) alle auto dei giocatori, le visite e le terapie degli infortunati, le case dei giocatori, gli hotel delle trasferte, le maglie, il dress code, i visti, i bagagli extra per le trasferte in aereo. Non si finisce mai. Riuscire a farlo con efficacia, senza perdere mai il buonumore o un’alta dose di entusiasmo è prerogativa di un buon team manager. Lupo Rossini è molto più di questo, è un punto di riferimento per tutti.

Una volta detestava la tecnologia e i telefonini, il lavoro l’ha costretto a diventare un esperto di tutto, anche di wifi (la prima richiesta di ogni giocatore all’arrivo in hotel), whatsapp e immagini condivise con il programma degli allenamenti. Consuma decine di bloc-notes al mese, perché scrive e appunta tutto, dorme poco, lavora molto e quasi sempre mangia solo a cena. Che poi lo faccia per due, non abbia alcun riguardo per alcuno stile dietetico e non prenda mai un etto di grasso è forse la prova che Rossini in qualche momento della sua vita ha stretto un patto con il diavolo.

Adesso che il ritiro di Bormio è finito, che 15 giorni in apnea sono finiti lasciando il posto ai prossimi 350, è giusto dare al Lupo quel che gli appartiene.

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