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Il basket è sempre stato una questione di famiglia per Jerian Grant

07/07/2021
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Harvey Grant si limitava a guardare mentre i figli giocavano. “Sono della vecchia scuola – dichiarò al Washington Post – quindi per un paio di minuti li lasciavo fare, poi quando le cose diventavano troppo selvagge, allora intervenivo”. Harvey Grant è stato un grande giocatore NBA, soprattutto a Washington, uomo da 783 partite in carriera, 7.781 punti segnati, tre stagioni tutte ai Wizards da almeno 18 punti per gara. Il fratello Horace ne ha avuta una superiore, 16 anni, quattro titoli NBA, sei finali, la presenza in quintetto quando i Bulls vinsero dal 1991 al 1993 tre titoli consecutivi. Harvey, torniamo a lui, ha quattro figli tutti di età simile, tutti e quattro hanno giocato per la leggendaria DeMatha High School, nella cintura della capitale, dove per decenni l’Hall of Famer, Morgan Wooten ha diretto uno dei programmi scolastici più forti d’America. Solo il quarto, Jaelin non è diventato un professionista, pur avendo giocato anche lui al college. Jerai Grant, il maggiore, ha giocato anche in Italia a Brindisi ed era al Promitheas nella passata stagione. Il secondo Jerian è la nuova guardia dell’Olimpia. Il terzo Jerani è l’ala dei Detroit Pistons che giocherà le Olimpiadi di Tokyo con la Nazionale americana.

“Da quando sono nato il basket è sempre stato tutto attorno a me”, dice Jerian. Quando i quattro fratelli Grant giocavano uno contro l’altro a casa, non erano mai partite tranquille. Harvey si limitava a guardare, interveniva solo quando c’era bisogno che succedesse. Ognuno ha probabilmente stimolato l’altro. “Eravamo come le tartarughe Ninja – ha raccontato Jerian -, tutti uguali e tutti diversi. Jerai è Leonardo, il leader, Jerami è Raffaello perché ha il fuoco dentro, io sono Michelangelo, il clown della famiglia. Jaelin è un mix di tutti noi”.

Come i fratelli, Jerian ha fatto il ballboy e giocato a DeMatha, dopo Jerai ma ad un certo punto assieme a Jerami. Con loro ha giocato anche un’altra star NBA, Victor Oladipo oltre a Quinn Cook (lo scorso anno ai Lakers e poi a Cleveland). Oladipo e Grant erano inseparabili e motivatissimi. Sotto il Coach Mike Jones hanno fondato il “Breakfast Club”: la regola era presentarsi pronti per allenarsi in palestra alle sei di mattina, nessuna scusa concessa. Nei tre anni a DeMatha, la squadra ha finito 88-18, vincendo due titoli negli ultimi due anni. Da senior, Jerian era il capitano della squadra che ha vinto 32 gare su 36 giocando dappertutto. Cinque giocatori di quella squadra sono andati nella NBA: Jerian, Jerami, Oladipo, Quinn Cook e Josh Selby. Il fratello maggiore Jerai dopo DeMatha andò a Clemson come lo zio Horace e inizialmente anche Harvey. Jerian invece accettò la proposta di Mike Brey, un altro prodotto di DeMatha, andando nell’Indiana, a Notre Dame.

Il primo anno nei Fighting Irish (come il grande Ken Barlow prima di lui tra gli ex Olimpia) non ha giocato, nel secondo è andato in quintetto 33 volte su 34, è stato secondo realizzatore di squadra e inserito nel quintetto di rookie della Big East Conference; nel terzo anno è stato il primo realizzatore di squadra (13.3 punti per gara) e secondo quintetto di conference. Il quarto anno però Grant giocò solo 12 partite, poi a causa di un disguido accademico dovette momentaneamente lasciare la squadra. Il Coach Mike Brey oltre a monitorare il suo stato di forma gli affidò un compito supplementare, quello di guardare in tv tutte le partite della squadra e inviargli via e-mail poco dopo le sue considerazioni. Quello fu la prima stagione di Notre Dame nella estremamente competitiva Atlantic Coast Conference. La squadra finì male la stagione e Grant avrebbe potuto dichiararsi subito per il draft NBA come fece il fratello più giovane, Jerami, che era Syracuse e venne scelto da Philadelphia. Tuttavia, decise di restare per il quinto anno consentito dal regolamento per chi ha saltato (redshirt) la prima stagione. Lui a Pat Connaughton, il tiratore che adesso è a Milwaukee, avevano un legame speciale.

L’ultima stagione a Notre Dame di Grant nacque, di tutti i posti, in Italia durante una tournee estiva. Jerian ebbe 16.5 punti e 6.6 assist di media, fu primo quintetto All-America, primo quintetto della ACC, guidò la squadra al titolo di conference, vincendo il titolo di MVP, e fino alle Elite Eight del Torneo NCAA.

Nel 2015, Grant è stato il terzo giocatore di Notre Dame allenato da Mike Brey ad essere scelto al primo giro dei draft NBA, al numero 19 dai Knicks. Aveva una scommessa con Jerami quella notte: il fratello minore, che era entrato nei draft l’anno prima, era convinto che non sarebbe stato scelto prima del suo 39. Invece fu scelto venti posizioni prima! Ha giocato in tutto 279 partite NBA con 6.1 punti e 2.9 assist per gara. Nella sua terza stagione, quand’era a Chicago (i Knicks lo scambiarono ai Bulls nel quadro dell’affare Derrick Rose), ha avuto 8.4 punti e 4.6 assist di media. Ceduto a Orlando, nel 2018, ha poi giocato a Washington e la sua ultima apparizione nella NBA è stata a Houston. Nel giorno di capodanno della stagione scorsa, ha raggiunto il fratello Jerai al Promitheas. In Grecia ha portato la squadra alla semifinale dei playoff. Ma ha anche scoperto un basket diverso. “In tutte le squadre in cui ho giocato quello che ho cercato di portare sono state le piccole cose che aiutano a vincere, io cerco di avere un impatto sulle vittorie”, ha detto. E’ quello che l’Olimpia vuole.

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