Storia

1965

Bill Bradley

Era il figlio di un banchiere di Crystal City, un piccolo posto nel cuore del Missouri, non lontano da St.Louis, e fin dai primi anni di vita aveva puntato alto, altissimo. Bill Bradley studiava con profitto, era aperto ad ogni cultura, curioso e ambizioso. Bill Bradley voleva diventare Presidente degli Stati Uniti. Non ce l’avrebbe fatta, la sua corsa si sarebbe fermata alle primarie del partito Democratico del 2000. Ma è stato senatore dello stato del New Jersey per tre termini, è stato un politico di successo. E prima ancora è stato un grande atleta.

Bill Bradley scelse di andare a Princeton, Ivy League, ed ebbe una strepitosa carriera universitaria. Portò Princeton alle Final Four NCAA firmando 40 punti nei quarti di finale, poi segnò 58 punti nella finale per il terzo posto, vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e quando terminò il quadriennio collegiale fu scelto, in una storia perfetta, dai New York Knicks. Ma lui aveva altri progetti, voleva studiare, perfezionarsi, accettò la borsa di studio di Oxford, fece attendere i Knicks per due anni e si trasferì in Inghilterra.

Quando tornò in America, vinse due titoli NBA, la sua maglia numero 24 dei Knicks venne ritirata e la sua storia sportiva finì dritta nella Hall of Fame. La sua carriera politica cominciò poco dopo ma prima… prima ci fu Milano. Nel 1965,il Simmenthal inseguiva la grande affermazione internazionale che ne avrebbe convalidato l’epopea. A Cesare Rubini venne la grande idea di proporre a Bradley un contratto da americano di coppa: avrebbe studiato e vissuto a Londra, salvo salire un aereo e unirsi ai compagni in tempo per giocare in Coppa dei Campioni. Bradley, contattato da Sandro Gamba, accettò. Giocò un anno a Milano. Chi ebbe la fortuna di vederlo ne parla ancora come si parla di una leggenda. Gli allenamenti, la serietà , l’intelligenza tattica, i passaggi, il gioco senza palla, il tiro. Bradley portò l’Olimpia al titolo europeo? sarebbe superficiale dirlo. L’Olimpia aveva grandi campioni, aveva Pieri, Vianello, Thoren, era una squadra formidabile ma Bradley fu l’uomo della svolta. Dava al Simmenthal quel che serviva, punti (37 contro il Giessen, 27 contro il Real Madrid nella gara che promosse l’Olimpia alle Final Four), leadership, difesa. L’1 aprile 1966 nella finale di Bologna contro lo Slavia Praga, Milano diventò campione d’Europa. Bradley certificò il suo posto nella storia del basket europeo.

Nato il 28 luglio del 1943, Bill Bradley ha scritto tra l’altro sette libri “non fiction”, l’ultimo nel 2012, ha giocato nella NBA solo nei New York Knicks.

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