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lunedì 29 luglio 2013
Hall of Fame 20: Bill Bradley

Nella seconda parte della chiacchierata che il nostro grande Hall of Famer Bill Bradley ha fatto con Arthur Kenney per il libro “Indimenticabile: Cesare Rubini, un guerriero dello sport”, l’ex Senatore degli Stati Uniti parla del suo rapporto con coach Cesare Rubini dalle trattative alla fine della stagione, e di alcuni dei suoi compagni al Simmenthal.

“Ho incontrato Cesare Rubini assieme al Presidente Adolfo Bogoncelli e Ricky Pagani a Budapest alle Universiadi del 1965. Mi avvicinarono chiedendomi se sarei stato disposto a giocare per la loro squadra, il Simmenthal Olimpia Milano. Mi piacquero dal primo momento in cui li conobbi e volevo davvero trascorrere qualche tempo in Italia, imparare di più dell’Italia e della sua ricca cultura. Tra me e Coach Rubini non servì neppure un traduttore. Tutti e due parlavamo male il francese ma riconoscevamo le imperfezioni linguistiche di ognuno di noi, così io parlavo “Franglese” e lui una versione del “Francitaliano” e non c’erano problemi a comunicare. Quando le cose diventarono più ufficiali, c’era Ricky Pagani, un traduttore molto, molto capace.

“Ho un debito di gratitudine verso Coach Rubini grazie al suo intervento tra me e gli arbitri quando giocammo contro il Real Madrid a Madrid. L’arbitraggio fu completamente di parte. Chiamarono molti falli contro di noi anche quando non c’era alcun contatto. Dall’altra parte del campo permettevano al Real Madrid di fare qualunque cosa, con ovvio, lampanti falli senza alcuna ripercussione. Era chiaro che furono gli arbitri a decidere la nostra sconfitta. La loro completa mancanza di imparzialità mi fece davvero arrabbiare. Meritavamo di vincere e meritavamo di vincere facilmente. Inseguii gli arbitri per dargli un’idea di cosa pensassi ma venni intercettato da Coach Rubini che saggiamente mi ha calmato. Mi disse nel suo imperfetto francese “Bill, che cosa ti aspettavi. Un arbitro viene dalla Polonia e l’altro dalla Bulgaria. Il Real Madrid li ha invitati con le loro famiglie e li ha trattati come dei re. Date le circostanze cosa ti aspettavi! Non preoccuparti, rimedieremo al ritorno. Coach Rubini aveva ragione. Rimontammo e ci qualificammo per le finali.

“Quando venivo a Milano, alloggiavo nella foresteria di via Caltanissetta e i miei compagni di alloggio erano tra gli altri Sandro Riminucci, Gianfranco Pieri e Giandomenico Ongaro. Trascorsi molto tempo con i miei compagni a Milano. Io e Sandro eravamo molto amici e andavamo fuori insieme dopo le partite. Trascorsi molto tempo anche con Gianfranco e Giandomenico. E al centro di tutte i miei grandi rapporti milanesi c’era Coach Rubini. E’ stato un anno bellissimo, che mi ha arricchito. Il nostro amministratore era Basilio Andolfo. Basilio fu così gentile da scortarmi all’opera a La Scala dove vedemmo il Rigoletto. Lo ricordo come uno dei momenti più belli della mia esperienza milanese. Un altro fu il tempo trascorso alla Pinacoteca di Brera dove vidi un’opera delCaravaggio che poi rivedi in un’altra versione alla National Gallery di Londra. (2-continua)